Posts Tagged: Conciliazione

22
Set 10

Nasce il Centro Studi Triveneto sulla Conciliazione

di Rossella QUARANTA (fonte Eutekne)

L’associazione mira a sensibilizzare professionisti e consumatori sulla mediazione finalizzata alla conciliazione, obbligatoria dal prossimo marzo.

Tempi dilatati e costi eccessivi. È ormai assodato che la giustizia italiana proceda a rilento e che a pagarne il conto sia, in buona sostanza, l’intero sistema economico. Al punto che l’ultimo rapporto Doing Business – realizzato dalla Banca Mondiale – colloca il nostro Paese, quanto ad efficienza del sistema giudiziario, al 156esimo posto su 183 economie.
E se ciò non giova all’appeal imprenditoriale dell’Italia, l’impatto dei disservizi sui comuni cittadini è altrettanto gravoso: in ambito civile, le cause giacenti si calcolano ormai nell’ordine dei milioni.

Un passo fondamentale verso lo smaltimento di questa quantità colossale di contese si deve al DLgs. 28/2010 (in attuazione della L. 69/2009), che ha previsto la conciliazione obbligatoria. A meno di colpi di scena, dal prossimo marzo 2011 le controversie più frequenti (diritti di proprietà, successioni ereditarie, locazioni, risarcimento danni per incidenti stradali, condominio, ecc.) dovranno essere sottoposte a un preliminare procedimento di conciliazione, interessando – secondo le stime del Ministero della Giustizia – circa 600mila cause.

Dopo una lunga gestazione, il progetto di riforma punta ora a imporre un cambio di mentalità rispetto alle procedure alternative al processo. Anche perché tali strumenti (in gergo internazionale ADR, alternative dispute resolutions), molto diffusi all’estero, in Italia non hanno ancora trovato terreno fertile. Fino ad oggi, almeno.
Lo sa bene Giancarlo Tomasin, commercialista di Venezia nonché fondatore e presidente del Centro Studi Triveneto sulla Conciliazione, costituito con atto notarile lo scorso 16 settembre a Venezia. “La conciliazione da noi è meno diffusa rispetto ad altri Paesi – spiega – per colpa di un deficit culturale, non legislativo. Il Legislatore, anzi, è andato in questa direzione sin dagli anni ’90. Eppure, stando a quanto risulta da numerosi sondaggi, gli operatori economici e i cittadini sono ancora poco a conoscenza di questa tipologia di procedure”.

Resiste infatti, secondo Tomasin, la radicata convinzione che si tratti di una giustizia “di serie B” rispetto alla giustizia “autentica”, che produce sentenze nelle aule di tribunale certificando, così, la ragione dell’uno contro il torto dell’altro. Un pregiudizio davvero difficile da estirpare: “Molti pensano che la giustizia togata arricchisca il vincitore del contenzioso. Non è così: la giustizia togata non produce ricchezza, bensì distrugge tempo e denaro”.
Al contrario, aggiunge Tomasin, “la conciliazione ha costi contenuti, perché non necessita del patrocinio legale, ed è sollecita: di norma il procedimento si conclude nell’arco di due o tre sedute, ossia in un mese e mezzo o due. Per legge, comunque, mai oltre 120 giorni dalla sua instaurazione”. E anche qualora ci si avvalga di un professionista (avvocato, commercialista, ingegnere o notaio, a seconda della materia in discussione), i tempi sono talmente ridotti da non comportare spese eccessive a carico del cittadino.

C’è poi un terzo vantaggio, ossia il fatto che le procedure alternative non rovinano le relazioni con la controparte: “Quasi sempre le cause giudiziarie – sottolinea Tomasin – compromettono la qualità dei rapporti fra persone che, in un modo o nell’altro, devono continuare a convivere. Si pensi al caso delle liti di condominio. Con la conciliazione questo non succede, perché il suo scopo non è decidere chi ha ragione e chi no, ma trovare una soluzione condivisa e gradita a tutte le parti in causa”.

Occorre dunque educare il pubblico e, in attesa del DM sulla formazione dei mediatori, preparare al meglio i professionisti per questo non facile ruolo: il buon esito della conciliazione stessa deriva, in massima parte, dalle capacità del conciliatore, che dev’essere in grado di individuare gli interessi in gioco e trovare il miglior compromesso, attraverso una gestione oculata della c.d. “proposta” che le parti dovranno accettare o rifiutare. Da ciò, la previsione di un compenso commisurato al merito, “in misura maggiore per il caso in cui sia stata raggiunta la conciliazione” (art. 60 L. 69/2009).

La nascita del Centro Studi Triveneto sulla Conciliazione si inserisce così in un quadro davvero vasto e ricco di opportunità. “Per aderirvi – spiega Tomasin – non occorre essere già conciliatori. Ci rivolgiamo non soltanto ai professionisti, chiamati a cimentarsi nell’attività di mediation advocacy, ma anche ai consumatori, in cui riconosciamo i veri destinatari delle procedure”. Il tutto collaborando con gli altri organismi che si occupano di mediazione: “La nostra iniziativa non si sovrappone affatto né alle attività delle Camere arbitrali né a quelle degli Ordini locali dei Dottori commercialisti, con cui siamo in stretto contatto”. Vicepresidente dell’associazione è, peraltro, l’avvocato Patrizia Chiampan, che presiede la Camera Arbitrale di Venezia.

Insomma, se tutto andrà come previsto dal prossimo marzo potrà aprirsi una nuova stagione, quella della “giustizia partecipata”. E sarà un passo decisivo verso un sistema più rapido, conveniente e, in una parola sola, equo.


20
Set 10

Statuto del Centro Studi Triveneto per la Conciliazione Civile e Commerciale ONLUS

Allegato A) al n. 118.428 di Rep. e al n. 22.958 di Racc.

Statuto del Centro Studi Triveneto per la Conciliazione Civile e Commerciale ONLUS

1 (Istituzione)
E’ istituita un’Associazione denominata “Centro Studi Triveneto per la Conciliazione (Civile e Commerciale) ONLUS” avente sede in Venezia, S. Croce n.510 (in seguito indicato anche come “il Centro Studi”)
L’Associazione si propone di ottenere la qualifica di “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” (ONLUS) ai sensi e per gli effetti del d.lgs 460/1997.

2 (Associati)
Possono aderire al Centro Studi enti pubblici e privati, nonché singole persone fisiche interessate allo sviluppo dell’istituto della Conciliazione, così come previsto dall’art 60 dalla legge 69/2009 e dal d.lgs 28/2010 ed in grado di dare, ad insindacabile giudizio del Consiglio Direttivo, un valido contributo alle finalità che l’Associazione si propone.

3 (Finalità)
Il Centro Studi si propone lo studio e l’approfondimento delle tematiche relative alla Conciliazione civile e commerciale, nonché degli altri istituti deflattivi delle giustizia, ovvero alternativi per la risoluzione delle controversie (Alternative Dispute Resolution – ADR), come previsti dalla normativa nazionale ed internazionale, con particolare riguardo alle Direttive dell’Unione Europea in materia.
In particolare il Centro Studi si propone di:
– diffondere fra il pubblico la conoscenza della Conciliazione come strumento altamente utile per la soluzione delle controversie, in forma veloce, poco onerosa ed atta a conservare i rapporti umani e di affari fra le parti; particolare attenzione sarà data alla Conciliazione come strumento per la risoluzione di controversie fra o con enti o persone fisiche straniere;
– collaborare con gli organismi di mediazione, di cui al d.lgs 28/2010 e con gli Ordini professionali aventi sede nel Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, anche per il reperimento di formatori e l’organizzazione di corsi per mediatori-conciliatori;
– curare la pubblicazione di opere e pubblicazioni destinate ad approfondire tematiche relative alla Conciliazione, a far conoscere la Conciliazione ovvero agevolare il lavoro
degli operatori del settore, anche mediante campagne pubblicitarie, ai sensi dell’art 21 d.lgs 28/2010, organizzare convegni e workshop, predisporre testi legislativi e/o modifiche da sottoporre agli organi competenti.

4 (Struttura)
Sono organi del Centro Studi:
– l’Assemblea degli Associati;
– il Consiglio Direttivo;
– il Presidente;
– il Comitato Scientifico.
Tutti gli Organi Collegiali potranno essere convocati ad iniziativa del Presidente ovvero di almeno 1/4 (un quarto) dei componenti (e comunque non meno di tre), con preavviso (salvo i casi d’urgenza) di 5 (cinque) giorni, mediante lettera raccomandata a.r., ovvero telefax, ovvero posta elettronica.

5 (Assemblea degli Associati)
Fanno parte dell’Assemblea i partecipanti all’atto costitutivo e gli altri associati che verranno ammessi ai sensi dell’art 2, se in regola con il pagamento dei contributi.
L’Assemblea dovrà essere convocata entro il mese di novembre di ogni anno per approvare il bilancio preventivo dell’anno successivo ed entro il mese di marzo per approvare il bilancio consuntivo dell’anno precedente.
Trascorso il primo mandato, per il quale provvede l’atto costitutivo, spetterà altresì all’Assemblea nominare il Consiglio Direttivo e il Presidente.
L’assemblea determina l’ammontare del contributo a carico degli associati,
distinguendo fra persone fisiche ed enti.

6 (Consiglio Direttivo)
Il Consiglio Direttivo è composto dal Presidente e da non meno di quattro e non più di otto membri e dura in carica quattro anni. Uno dei membri è nominato Vicepresidente.
Spetterà al Consiglio Direttivo:
a) l’esame e la decisione sull’ammissione di nuovi associati che ne abbiano fatto richiesta;
b) la predisposizione di un Regolamento
c) la predisposizione del bilancio preventivo e del bilancio consuntivo;
d) l’indicazione di argomenti e progetti di particolare interesse per la diffusione della cultura della Conciliazione e della sua applicazione e l’affidamento dei relativi incarichi alle persone meglio adatte allo scopo;
e) la pubblicazione di opere ritenute utili ai fini che l’Associazione si propone.
Il Consiglio Direttivo potrà nominare un Segretario Generale.

7 (Presidente)
Il Presidente è nominato la prima volta dall’Atto costitutivo ed, in seguito,
dall’Assemblea e dura in carica per tutta la durata del Consiglio Direttivo.
Il Presidente rappresenta legalmente il Centro Studi e convoca e presiede il Consiglio Direttivo e l’Assemblea.

8 (Aspetti finanziari)
Le entrate del Centro Studi saranno costituite:
a) da contributi degli associati;
b) da contributi volontari di privati, di associazioni professionali e di categoria, da enti pubblici e privati.
Gli eventuali utili ed avanzi di gestione saranno impiegati per la realizzazione delle attività istituzionali e per quelle ad esse direttamente connesse.
E’ fatto divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’Associazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima ed unitaria struttura.

9 (Scioglimento dell’Associazione)
L’associazione ha durata illimitata. Nel caso si pervenisse per qualunque causa allo scioglimento dell’Associazione il patrimonio della stessa sarà devoluto ad altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale o comunque a fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’art 3, comma 190 della legge 662/1996, salva diversa destinazione imposta dalla legge.

F.to Giancarlo Tomasin
F.to Patrizia Chiampan
F.to Manente Natalino
F.to Isabella Tomasin
F.to Alessia Manente
F.to Aurelia Barna
F.to Matteo Boni
F.to Monica Volpato
F.to Fiorenza Boato
F.to MARIA LUISA SEMI Notaio – L.S.


16
Set 10

E’ nato il Centro Studi Triveneto sulla Conciliazione

Sono a tutti noti i disservizi della Giustizia italiana ed i danni che questa situazione provoca all’economia italiana.
Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio tali danni possono essere quantificati in oltre 200 milioni di euro l’anno per il solo Nordest, in circa 2,6 miliardi a livello nazionale (vedasi “Il Gazzettino” del 19 agosto 2010, pagine 12 e 13).
Quello che stupisce è che il legislatore italiano, sin dall’inizio degli anni ’90 si è interessato all’argomento, con varie proposte e disegni di legge, alcuni dei quali sono diventati leggi dello Stato.
Ma in Italia, a differenza di quanto avvenuto nella generalità dei paesi evoluti, queste forme alternative di risoluzione delle controversie non hanno avuto concreto seguito ed i tribunali (e le corti superiori) hanno continuato ad essere intasati di cause, anche per motivi ed importi futili.
Per porre rimedio a questa situazione il recente decreto legislativo 28/2010 (in attuazione di una legge delega dello scorso anno) ha previsto che, a far data dal mese di marzo 2011, le controversie che più frequentemente si verificano – quali condominio, diritti di proprietà, divisioni, successioni ereditarie, locazioni, affitti di aziende, risarcimento di danni per incidenti stradali, responsabilità medica e contratti assicurativi, bancari e finanziari – siano obbligatoriamente sottoposte ad un preliminare procedimento di mediazione (o conciliazione).
La procedura può peraltro essere utilizzata, ad iniziativa di una delle parti, anche ora, con risultati assai soddisfacenti.
La Presidente di Confindustria Marcegaglia si è espressa in modo assai favorevole a tale procedura che, se correttamente applicata, può deflazionare il contenzioso anche dell’80%, come si è verificato nei paesi che hanno adottato queste procedure.
La conciliazione è infatti un modo semplice, rapido ed economico per risolvere le controversie. Con la mediazione è possibile definire una questione con l’aiuto del conciliatore, una figura super partes che ha il compito di facilitare il dialogo e condurre le parti ad una soluzione amichevole, soddisfacente e condivisa.
Si tratta in sostanza di un procedimento assai snello, con costi contenuti, che non abbisogna del patrocinio di legali e che può essere esperito presso uno dei
molti organismi di mediazione (come la Camera Arbitrale e di Conciliazione della Camera di Commercio di Venezia).
Negli ultimi mesi il numero di controversie sottoposte a questa procedura (e risolte) presso le varie Camere di Conciliazione in Italia è cresciuto in modo significativo.
Resta peraltro il fatto, confermato da numerosi sondaggi, che il mancato successo di queste procedure alternative è eminentemente di carattere colturale, come la pretesa di volersi far riconoscere una ragione da un giudice o – peggio – il timore che l’instaurazione di un tentativo di conciliazione venga interpretato, dalla controparte o dal giudice che venisse poi adito, come una consapevolezza di non avere ragione.
Abbiamo poi la convinzione che la larga fetta del mondo produttivo non sia a conoscenza o non abbia piena consapevolezza dei vantaggi di questa procedura.
Per questo, e per diffondere la cultura della Conciliazione, e cioè la consapevolezza di poter dirimere le controversie in modo veloce, con costi contenuti e senza compromettere i rapporti con la controparte (aspetto questo assai importante e non di rado sottovalutato) è stato costituito in questi giorni un Centro Studi Triveneto per la Conciliazione, al quale potranno aderire professionisti, operatori economici e privati, interessati allo sviluppo di questo modo di risolvere le controversie, liberando la Magistratura da una mole di controversie e lasciandola quindi operare sulle questioni di principio o comunque sui casi non suscettibili di accordo economico.
Maggiori notizie potranno essere ottenute telefonando al numero 041-5205077,ovvero consultando il sito www.portaleaziende.it.


6
Set 10

La figura chiave della Conciliazione

dr Giancarlo Tomasin**

E’ evidente che il buon esito della Conciliazione (intesa sia come singolo procedimento che come istituto giuridico) dipende in gran parte dal conciliatore.
Cercheremo, di seguito, di delinearne la figura e come deve svolgere il suo compito per far pervenire le parti ad un accordo e quali sono le regole pratiche da seguire.
Diamo per scontate le disposizioni di legge e deontologiche sulla preparazione, sull’imparzialità, sull’assenza di conflitti di interesse (attuali o potenziali) e vediamo come il conciliatore deve procedere.

Creare la giusta atmosfera: la prima regola è che il conciliatore deve creare un clima disteso e di reciproca fiducia. E’ opportuno che il conciliatore sottolinei il fatto che non ci si trova in un procedimento giudiziario, con delle parti contrapposte ed un giudice tenuto a dare ragione ad una delle parti e torto all’altra; al contrario ci si trova in un ambiente in cui si cerca di trovare soluzioni che siano accettabili per entrambe le parti.

Comprendere gli interessi in gioco: egli deve comprendere quali sono effettivamente gli interessi in gioco, anche al di là dell’esposizione degli stessi fatta dalle parti (e, talvolta, anche delle stesse convinzioni delle parti).

Immedesimarsi nelle parti: egli deve cercare di immedesimarsi in entrambe parti, e cioè immaginare come egli si comporterebbe se fosse una delle parti (senza con ciò perdere l’assoluta imparzialità); solo così infatti egli riuscirà ad individuare quell’area di interesse che può essere accettata, sia pure con il sacrificio di parte delle pretese, da entrambe le parti.
Deve essere chiaro che nessuna delle due parti può accettare di risultare completamente sconfitto, tanto più se ne risultasse una perdita irreparabile.

Lavorare di fantasia. Il conciliatore, una volta che ha compreso la questione e gli interessi che le parti intendono perseguire, deve lavorare anche di fantasia, cercando di individuare soluzioni che possono anche esulare dalle richieste delle parti. Di fronte alla difficoltà, o impossibilità, di pervenire ad un accordo diretto (in uno spazio intermedio, cioè, fra le richieste delle due parti) può bene individuata una soluzione diversa, come uno scambio, una permuta, una compensazione.

Un’ultima regola, forse la più importante: essere paziente e non arrendersi di fronte alle difficoltà ed ai dinieghi. Il conciliatore deve comprendere che un fallimento del tentativo di conciliazione è anche un fallimento del conciliatore. Per questo è opportuno differenziare il compenso del mediatore a seconda dell’esito della conciliazione*.
In questa prospettiva egli deve innanzitutto (seguendo le tracce di quel grande conciliatore che fu Papa Giovanni XXIII) individuare i punti che uniscono ed isolare punti che dividono (e ciò aiuta a creare un clima psicologicamente più disteso); una volta individuata e circoscritta l’ “area del dissenso” egli deve via via elaborare “ipotesi”, nel tentativo di avvicinare via le posizioni delle due parti, così riducendo l’area del dissenso.

Gestire bene la “proposta”. Quando, almeno apparentemente, i suoi sforzi sembrano destinati al fallimento, egli deve fare un uso intelligente della sua facoltà di formulare una “proposta” ai sensi dell’art 11 del d.lgs. 28/2010, rendendo previamente edotte le parti delle conseguenze della mancata accettazione della proposta nell’eventuale successivo giudizio.
Va ricordato che egli, alla fine del procedimento senza che sia stato trovato un accordo, ha la facoltà di fare una proposta anche se le parti non la richiedono.
L’esperienza insegna che se la proposta è equilibrata e ben spiegata, è difficile che le parti non l’accettino. Anche la proposta nel corso del procedimento, che il mediatore formula se le parti ne fanno richiesta, può essere usata. Se una delle parti, in qualsiasi momento, chiede la formulazione della proposta e chiede che tale sua richiesta venga verbalizzata, generalmente la controparte la accetta, per evitare che venga verbalizzato il suo rifiuto.

* Molto opportunamente la legge delega 69/2009, all’art 60, prevede che “le indennità spettanti ai conciliatori … siano stabilite … in misura maggiore per il caso in cui sia stato raggiunta la conciliazione fra le parti”.

**Dottore Commercialista in Venezia.

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30
Ago 10

Le figure professionali della Conciliazione

a cura del dr Giancarlo Tomasin**

Continuiamo con le nostre brevi note sull’argomento della Conciliazione, destinato ad inserirsi sempre più nella vita economica e sociale del nostro Paese


Il successo della conciliazione dipenderà anche, ed in larga misura, dalla preparazione delle figure professionali coinvolte nella conciliazione.
Ci riferiamo innanzitutto alla figura del mediatore, assolutamente centrale nel procedimento, ma sulla quale ritornerò con altre note.
Ma non si tratta quindi del solo mediatore, ma anche dei professionisti (avvocati, commercialisti, ingegneri, o altro) che saranno chiamati ad assistere le parti nei procedimenti di conciliazione. E’ l’attività che, a livello internazionale, viene chiamata “mediation advocacy”. Questi professionisti dovranno comprendere pienamente la loro funzione, che è, e resta, quella di tutelare gli interessi dei loro assistiti, ma nell’ottica di pervenire ad un accordo, che è cosa diversa da quella di esporre (come avvocati o consulenti tecnici di parte) tutti i punti a vantaggio del cliente e delle tesi da questi sostenute, nella speranza che una parte terza (il giudice) li accolga e dia ragione ai propri clienti.
Nemmeno l’esperienza come consulente tecnico d’ufficio è sufficiente, a meno che il consulente non abbia portato a conclusione il tentativo di cui all’art 199 c.p.c.
I professionisti dovranno, in proposito, aver chiaro che l’eventuale fallimento della mediazione sarà anche un loro fallimento. Per questo dovranno esporre aspetti che, pur nella tutela degli interessi dei loro assistiti, siano accettabili dalla controparte.
Vorrei ricordare, in proposito, che secondo Carlo M. Cipolla, la terza (ed aurea) Legge sulla Stupidità Umana recita “una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita*. Ne deriva che, per converso, è intelligente quella persona che riesce a procurare un vantaggio per sé e, nel contempo, un vantaggio anche ad altri.
Ai professionisti coinvolti nella conciliazione è quindi richiesta vera intelligenza.
E’ facile prevedere che la Conciliazione in Italia sarà utilizzata, ed apprezzata, in modo particolare dagli stranieri a vario titolo operanti nel territorio nazionale, e ciò sia per il fatto che conoscono ed utilizzano l’istituto nel paese di provenienza, sia per la scarsa fiducia di cui la giustizia ordinaria italiana gode all’estero. Per questo è auspicabile che un gran numero di conciliatori e dei loro professionisti conosca le principali lingue straniere ed abbia dimestichezza con le forme di ADR all’estero.
Quali lingue? L’inglese, in via generale e, possibilmente, una seconda lingua straniera, che tenga anche conto dei consolidati rapporti economici con paesi stranieri, a seconda delle zone italiane (il francese in Piemonte, Val d’Aosta e Liguria, il tedesco nell’area triveneta e così via).

*Carlo M. Cipolla “Le leggi fondamentali della stupidità umana” in “Allegro ma non troppo”; ed. il Mulino, Bologna 1988.

** dottore commercialista in Venezia

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12
Ago 10

Lo sviluppo della conciliazione in Italia

a cura del dr Giancarlo Tomasin

Continuiamo con le nostre brevi note sull’argomento della Conciliazione, destinato ad inserirsi sempre più nella vita economica e sociale del nostro Paese

In materia possiamo essere moderatamente ottimisti.
Gli italiani hanno scoperto, o stanno scoprendo, i vantaggio della Conciliazione, anche se essa non è ancora obbligatoria (lo sarà dal mesi di marzo del prossimo anno) in tante materie che rappresentano oltre l’80 % del contenzioso civile in Italia.
Le varie Camere Arbitrali e di Conciliazione riferiscono di aver registrato un aumento sensibile delle procedure di conciliazione negli ultimi mesi.
Abbiamo detto che la Conciliazione ha come caratteristica di non prevedere il patrocinio legale obbligatorio, che è invece una caratteristica di tutte le procedure giudiziarie. Le parti sono comunque libere di farsi assistere da uno o più professionisti (avvocati, commercialisti, ingegneri o altro a seconda della specificità della materia del contendere).
E’ peraltro comprensibile, e perfettamente legittimo, che una o entrambe le parti si facciano assistere da un avvocato.
Vanno però fatte due precisazioni.
La prima: la conciliazione si svolge fra le parti e non fra i patrocinatori. Sono infatti le parti e solo loro che, con l’ausilio del conciliatore (che il legislatore del decreto 28 chiama – forse per una distratta traduzione dell’inglese – “mediatore”, e ciò può creare confusione con la figura di cui all’art 1754 c.c.)*. Deve essere fatto ogni sforzo, se si vuole che la conciliazione abbia successo, affinchè le parti siano sempre presenti.
La seconda è che la figura dell’avvocato – se presente – possa costituire o sembrare una remora al raggiungimento di quell’accordo che è l’obiettivo della Conciliazione. Infatti si potrebbe pensare che l’avvocato abbia un interesse al mancato accordo, dal momento che sarà incaricato di gestire il procedimento giudiziario che ne seguirà, con maggiori vantaggi economici.
Mi si dirà che un professionista corretto non farà mai questo, ma, come si dice, “la moglie di Cesare non solo deve essere, ma anche apparire, onesta”, e il solo fatto che sussista il dubbio che qualcuno dei presenti abbia interessa a far fallire il tentativo può costituire un elemento negativo per la riuscita della Conciliazione.
Per questo sarebbe auspicabile una norma – giuridica o deontologica – che impedisse al legale che ha seguito una conciliazione di patrocinare i procedimenti giudiziari conseguenti al fallimento della Conciliazione.
Tutto questo potrebbe portare alla configurazione di una parte dell’avvocatura specializzata non tanto per la natura giuridica della controversia (civile, penale, amministrativa) ma per le modalità di risoluzione (conciliazione, procedimento giudiziario) e questo potrebbe costituire un’opportunità per i giovani avvocati.
L’idea non va considerata come peregrina, se si pensa che in anche in altri ordinamenti, specialmente di common law, esiste una distinzione fra l’avvocato che consiglia e concilia e l’avvocato che patrocina dinanzi la magistratura ordinaria.
Come non ricordare la classica distinzione britannica fra solicitors e barristers? Ed anche un paese di civil law a noi vicino per le strutture legislative e professionali, come la Francia, conosce la distinzione fra avocat conseil e avocat plaidant.
Ovviamente non intendo riaprire qui il dibattito fra i sostenitori della split profession e quelli della fused profession, ma lanciare solo un’idea.


** Va in proposito tenuto presente che l’art 60 della legge delega 18-06-2009 n. 69 parla, a più riprese, di “conciliatore”.


** dottore commercialista in Venezia

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4
Ago 10

Le caratteristiche della Conciliazione

a cura del dr Giancarlo Tomasin*

In tutto il mondo si è notato un accresciuto interesse per gli ADR (Alternative Dispute Resolutions), cioè gli strumenti per la risoluzione delle controversie alternativi ai procedimenti giudiziari.
La Conciliazione è – per sua natura – poco costosa, veloce e – elemento da non sottovalutare – non porta alla rottura, o a un forte deterioramento dei rapporti umani ed economici.
La Conciliazione è poco costosa, perchè non abbisogna del patrocinio legale come invece le procedure giudiziarie (art 82 c.p.c.) e veloce (si conclude normalmente in due o tre incontri, e comunque la legge prescrive che si concluda entro quattro mesi dalla sua instaurazione – art 6 d.lgs 28/2010).
La sua velocità la rende poco costosa anche nel caso che la parte intenda avvalersi dell’opera di un professionista (avvocato, commercialista o altro). Vengono inoltre evitati i chili di carte (comparse, memorie, perizie, allegati di tutte le specie) che ingolfano le cancelleria degli uffici giudiziari.
Va poi sottolineato un vantaggio sul quale pochi si soffermano, e cioè che con la conciliazione non vengono incrinati i rapporti sociali che invece, con un qualsiasi procedimento giudiziario vengono inevitabilmente compromessi. La vita civile e specialmente quella economica sono fatte di rapporti, che spesso devono continuare (si pensi ai rapporti di condominio, alle locazione, alle forniture periodiche e simili). Ebbene, quando si conclude una procedura di conciliazione le parti vanno di solito a prendere il caffè o l’aperitivo assieme. Sfido chiunque a ricordare che ciò sia avvenuto alla fine di un procedimento giudiziario.
La conciliazione è qualcosa che emana dalla volontà delle parti (sia pure in ciò aiutate da un terzo indipendente, e cioè il conciliatore) non qualcosa che proviene da un’autorità estranea.
Possiamo quindi parlare di una giustizia partecipata, a fronte di una giustizia calata dall’alto.

* Dottore Commercialista in Venezia


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