La figura chiave della Conciliazione

dr Giancarlo Tomasin**

E’ evidente che il buon esito della Conciliazione (intesa sia come singolo procedimento che come istituto giuridico) dipende in gran parte dal conciliatore.
Cercheremo, di seguito, di delinearne la figura e come deve svolgere il suo compito per far pervenire le parti ad un accordo e quali sono le regole pratiche da seguire.
Diamo per scontate le disposizioni di legge e deontologiche sulla preparazione, sull’imparzialità, sull’assenza di conflitti di interesse (attuali o potenziali) e vediamo come il conciliatore deve procedere.

Creare la giusta atmosfera: la prima regola è che il conciliatore deve creare un clima disteso e di reciproca fiducia. E’ opportuno che il conciliatore sottolinei il fatto che non ci si trova in un procedimento giudiziario, con delle parti contrapposte ed un giudice tenuto a dare ragione ad una delle parti e torto all’altra; al contrario ci si trova in un ambiente in cui si cerca di trovare soluzioni che siano accettabili per entrambe le parti.

Comprendere gli interessi in gioco: egli deve comprendere quali sono effettivamente gli interessi in gioco, anche al di là dell’esposizione degli stessi fatta dalle parti (e, talvolta, anche delle stesse convinzioni delle parti).

Immedesimarsi nelle parti: egli deve cercare di immedesimarsi in entrambe parti, e cioè immaginare come egli si comporterebbe se fosse una delle parti (senza con ciò perdere l’assoluta imparzialità); solo così infatti egli riuscirà ad individuare quell’area di interesse che può essere accettata, sia pure con il sacrificio di parte delle pretese, da entrambe le parti.
Deve essere chiaro che nessuna delle due parti può accettare di risultare completamente sconfitto, tanto più se ne risultasse una perdita irreparabile.

Lavorare di fantasia. Il conciliatore, una volta che ha compreso la questione e gli interessi che le parti intendono perseguire, deve lavorare anche di fantasia, cercando di individuare soluzioni che possono anche esulare dalle richieste delle parti. Di fronte alla difficoltà, o impossibilità, di pervenire ad un accordo diretto (in uno spazio intermedio, cioè, fra le richieste delle due parti) può bene individuata una soluzione diversa, come uno scambio, una permuta, una compensazione.

Un’ultima regola, forse la più importante: essere paziente e non arrendersi di fronte alle difficoltà ed ai dinieghi. Il conciliatore deve comprendere che un fallimento del tentativo di conciliazione è anche un fallimento del conciliatore. Per questo è opportuno differenziare il compenso del mediatore a seconda dell’esito della conciliazione*.
In questa prospettiva egli deve innanzitutto (seguendo le tracce di quel grande conciliatore che fu Papa Giovanni XXIII) individuare i punti che uniscono ed isolare punti che dividono (e ciò aiuta a creare un clima psicologicamente più disteso); una volta individuata e circoscritta l’ “area del dissenso” egli deve via via elaborare “ipotesi”, nel tentativo di avvicinare via le posizioni delle due parti, così riducendo l’area del dissenso.

Gestire bene la “proposta”. Quando, almeno apparentemente, i suoi sforzi sembrano destinati al fallimento, egli deve fare un uso intelligente della sua facoltà di formulare una “proposta” ai sensi dell’art 11 del d.lgs. 28/2010, rendendo previamente edotte le parti delle conseguenze della mancata accettazione della proposta nell’eventuale successivo giudizio.
Va ricordato che egli, alla fine del procedimento senza che sia stato trovato un accordo, ha la facoltà di fare una proposta anche se le parti non la richiedono.
L’esperienza insegna che se la proposta è equilibrata e ben spiegata, è difficile che le parti non l’accettino. Anche la proposta nel corso del procedimento, che il mediatore formula se le parti ne fanno richiesta, può essere usata. Se una delle parti, in qualsiasi momento, chiede la formulazione della proposta e chiede che tale sua richiesta venga verbalizzata, generalmente la controparte la accetta, per evitare che venga verbalizzato il suo rifiuto.

* Molto opportunamente la legge delega 69/2009, all’art 60, prevede che “le indennità spettanti ai conciliatori … siano stabilite … in misura maggiore per il caso in cui sia stato raggiunta la conciliazione fra le parti”.

**Dottore Commercialista in Venezia.

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