Le figure professionali della Conciliazione

a cura del dr Giancarlo Tomasin**

Continuiamo con le nostre brevi note sull’argomento della Conciliazione, destinato ad inserirsi sempre più nella vita economica e sociale del nostro Paese


Il successo della conciliazione dipenderà anche, ed in larga misura, dalla preparazione delle figure professionali coinvolte nella conciliazione.
Ci riferiamo innanzitutto alla figura del mediatore, assolutamente centrale nel procedimento, ma sulla quale ritornerò con altre note.
Ma non si tratta quindi del solo mediatore, ma anche dei professionisti (avvocati, commercialisti, ingegneri, o altro) che saranno chiamati ad assistere le parti nei procedimenti di conciliazione. E’ l’attività che, a livello internazionale, viene chiamata “mediation advocacy”. Questi professionisti dovranno comprendere pienamente la loro funzione, che è, e resta, quella di tutelare gli interessi dei loro assistiti, ma nell’ottica di pervenire ad un accordo, che è cosa diversa da quella di esporre (come avvocati o consulenti tecnici di parte) tutti i punti a vantaggio del cliente e delle tesi da questi sostenute, nella speranza che una parte terza (il giudice) li accolga e dia ragione ai propri clienti.
Nemmeno l’esperienza come consulente tecnico d’ufficio è sufficiente, a meno che il consulente non abbia portato a conclusione il tentativo di cui all’art 199 c.p.c.
I professionisti dovranno, in proposito, aver chiaro che l’eventuale fallimento della mediazione sarà anche un loro fallimento. Per questo dovranno esporre aspetti che, pur nella tutela degli interessi dei loro assistiti, siano accettabili dalla controparte.
Vorrei ricordare, in proposito, che secondo Carlo M. Cipolla, la terza (ed aurea) Legge sulla Stupidità Umana recita “una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita*. Ne deriva che, per converso, è intelligente quella persona che riesce a procurare un vantaggio per sé e, nel contempo, un vantaggio anche ad altri.
Ai professionisti coinvolti nella conciliazione è quindi richiesta vera intelligenza.
E’ facile prevedere che la Conciliazione in Italia sarà utilizzata, ed apprezzata, in modo particolare dagli stranieri a vario titolo operanti nel territorio nazionale, e ciò sia per il fatto che conoscono ed utilizzano l’istituto nel paese di provenienza, sia per la scarsa fiducia di cui la giustizia ordinaria italiana gode all’estero. Per questo è auspicabile che un gran numero di conciliatori e dei loro professionisti conosca le principali lingue straniere ed abbia dimestichezza con le forme di ADR all’estero.
Quali lingue? L’inglese, in via generale e, possibilmente, una seconda lingua straniera, che tenga anche conto dei consolidati rapporti economici con paesi stranieri, a seconda delle zone italiane (il francese in Piemonte, Val d’Aosta e Liguria, il tedesco nell’area triveneta e così via).

*Carlo M. Cipolla “Le leggi fondamentali della stupidità umana” in “Allegro ma non troppo”; ed. il Mulino, Bologna 1988.

** dottore commercialista in Venezia

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