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9
Gen 12

Crisi da sovraindebitamento – esdebitazione

Con decreto legge 212/2011 sono state introdotte disposizioni in materia di composizione delle crisi da sovraindebitamento atte a dare una risposta urgente per fronteggiare le situazioni di crisi di piccole imprese e famiglie a cui non sono applicabili le disposizioni vigenti in materia di procedure concorsuali, offrendo loro “la possibilità di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione dei debiti che determini la finale esdebitazione del soggetto in crisi”.

E’ stato introdotto un meccanismo di estinzione (controllata in sede giudiziale) di tutte le obbligazioni del soggetto sovraindebitato, con intervento dell’autorità giudiziaria limitato ad omologare l’accordo raggiunto tra debitore e creditore.

Il nuovo strumento, che cerca di venire incontro ai disagi causati dall’attuale grave crisi economica, può essere utilizzato da persone fisiche o enti non assoggettabili alle normali procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo, ecc), in sostanza persone fisiche o enti non imprenditori o imprenditori “minori”.

Nel nuovo istituto un ruolo chiave è svolto dagli organismi di composizione della crisi.

Studio Tomasin Commercialisti è in grado di assistere le persone interessate e di svolgere (ai sensi dell’art 18 del predetto decreto) le funzioni di organismo di composizione.


9
Gen 12

Il nuovo regime dei contribuenti minimi

dr Andrea D’Este*

A partire dal 2012 entrerà in vigore il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e per i lavoratori in mobilità, introdotto dall’articolo 27, commi 1 e 2, del DL 6 luglio 2011, n. 98.
Si tratta del c.d. regime dei “super minimi”; super in quanti prevede maggiori requisiti per accedervi rispetto al precedente regime dei minimi introdotto dall’articolo 1, commi da 96 a 114 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
Potranno accedere al regime del super minimi le persone fisiche che soddisfano i requisiti contenuti nell’articolo 27, commi 1 e 2 del DL 6 luglio 2011 e quelli contenuti nell’articolo 1, commi da 96 a 99 della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Per i vecchi minimi che non soddisfano i requisiti di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 27 predetto, si applicherà un inedito regime contabile agevolato, c.d. residuale, la cui disciplina è contenuta nei commi 3 e seguenti del medesimo articolo 27 citato.
Possono beneficiare del regime dei super minimi:
a) coloro che intraprendono un’attività d’impresa, arte o professione;
b) coloro che l’hanno intrapresa successivamente al 31 dicembre 2007.
c) coloro che non abbiano esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare;
E’ inoltre necessario
a) che l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni e il caso in cui il contribuente dia prova di aver perso il lavoro o di essere in mobilità per cause indipendenti dalla propria volontà (Cfr. Provvedimento Direttoriale 185820/2011 del 22 dicembre 2011);
b) qualora venga proseguita un’attività d’impresa svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi, realizzati nel periodo d’imposta precedente quello di riconoscimento del predetto beneficio, non sia superiore ad euro 30.000;
c) nell’anno solare precedente:
1) abbiano conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori ad euro 30.000;
2) non abbiano effettuato cessioni all’esportazione;
3) non abbiano sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori di cui all’articolo 50, comma 1, lettere c) e c bis), del TUIR anche assunti secondo la modalità riconducibile a un progetto, programma di lavoro o fase di esso, né erogato somme sotto forma di utili da partecipazione agli associati di cui all’articolo 53, comma 2, lettera c), del TUIR;
d) nel triennio solare precedente non abbiano effettuato acquisti di beni strumentali, anche mediante contratti di appalto e di locazione, pure finanziaria, per un ammontare complessivo superiore ad euro 15.000.

Sono, in ogni caso, esclusi dal regime agevolato:
a) le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell’imposta sul valore aggiunto;
b) i soggetti non residenti;
c) i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili e di mezzi di trasporto nuovi;
d) gli esercenti attività d’impresa o arti e professioni in forma individuale che contestualmente partecipano a società di persone o associazioni di cui all’articolo 5 del Tuir ovvero a società a responsabilità limitata di cui all’articolo 116 del medesimo testo unico.

La permanenza nel regime è limitata: il nuovo regime si applica per l’anno di inizio dell’attività e nei successivi quattro. Tuttavia il regime è applicabile anche oltre il quarto periodo di imposta successivo a quello di inizio dell’attività ma non oltre il periodo di imposta di compimento del trentacinquesimo anno di età.
L’adesione al nuovo regime permette di beneficiare di una tassazione estremamente conveniente: si tratta di una imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunicali del 5 per cento.
Altre rilevanti agevolazioni consistono dell’esclusione dal campo di applicazione dell’Iva e dell’Irap nonchè dalla disciplina degli studi di settore. Sono inoltre esonerati dalla tenuta delle scritture contabili e quelle in materia di Iva; dovranno però:
– conservare i documenti ricevuti ed emessi;
– conservare e numerare le fatture di acquisto, le bollette doganali e di certificare i corrispettivi.

I ricavi e i compensi percepiti dai super minimi non sono oggetto di ritenuta d’acconto da parte del cliente-committente. Infatti in presenza di una tassazione sostitutiva del 5 per cento, l’applicazione di una ritenuta d’acconto, seppur bassa, determinerebbe croniche situazioni creditorie, spesso difficilmente assorbibili (Cfr. Provvedimento Direttoriale 185820/2011 del 22 dicembre 2011).
Al fine di ottenere l’esclusione dall’applicazione della ritenuta d’acconto sono obbligati a rilasciare una autocertificazione al proprio cliente-committente ove si comunica l’adesione al regime agevolativo.
Il regime dei super-minimi è un regime naturale per cui nessuna comunicazione deve essere effettuata in presenza dei requisiti richiesti. Il passaggio avviene attraverso il comportamento concludente.
La fuoriuscita dal regime avviene allorquando:
– viene superato il limite di euro 30.000 di ricavi;
– vengono effettuate esportazioni;
– vengono impiegati lavoratori dipendenti o parasubordinati;
– viene superato il limite di euro 15.000 di beni strumentali;
– si trasferisce la residenza all’estero;
– si acquisiscono partecipazioni in società di persone, a responsabilità limitata oppure in associazioni di cui all’articolo 5 del Tuir.

In tali circostanze la fuoriuscita inizia dall’esercizio successivo, mentre qualora venga superata la soglia di euro 45.000 di ricavi, la fuoriuscita avviene con decorrenza dall’inizio dell’esercizio in cui è avvenuto il superamento. In tale circostanza dovranno essere posti in atto tutti gli adempimenti previsti per il regime c.d. residuale di cui ai commi 2 e seguenti del DL 6 luglio 2011, n. 6.
Da ultimo, coloro che escono, per qualsiasi ragione dal regime di vantaggio, non potranno più rientrarvi (Cfr. Provvedimento Direttoriale 185820/2011 del 22 dicembre 2011).

* Dottore Commercialista e Revisore Contabile in Venezia


12
Dic 11

Comunicazione operazioni di importo non inferiore ad euro 3.000

dr Andrea D’Este*

Introduzione
In questi ultimi anni la lotta all’evasione fiscale è diventata non solo una questione etica ma soprattutto uno strumento per recuperare base imponibile da destinare alla copertura di continue manovre fiscali; solo nel 2011, ad oggi, ve ne sono state tre, senza considerare l’ultima a firma del governo Monti.
Per fare emergere l’enorme economia sommersa, stimata in circa 120 miliardi di euro all’anno, l’Amministrazione sta adottando molteplici strumenti. Il primo e più importante è il controllo delle transazioni tra operatori economici, che attualmente si possono classificare in tre diverse ipotesi:
– transazioni tra residenti e soggetti aventi sede o domicilio in Paesi c.d. Black List (Paradisi Fiscali);
– transazioni tra residenti e soggetti aventi sede o domicilio nella Comunità Europea;
– transazioni tra residenti e tra residenti e altri soggetti non residenti.

Per ognuna delle tipologie di scambio elencate è previsto uno specifico obbligo comunicativo.
Il secondo strumento messo in atto è una intensificazione dei controlli fiscali presso le imprese, anche di tipo programmatico come per i “grandi contribuenti”.
La terza metodologia è una serie eterogenea di strumenti finalizzati a colpire pratiche diffuse aventi il precipuo scopo di far emergere il reale tenore di vita dei contribuenti, soprattutto delle persone fisiche. Rientrano in tale tipologia le comunicazioni circa l’utilizzo dei beni aziendali da parte di soci e famigliari e ancora le comunicazioni all’Anagrafe Tributaria per determinati servizi (tra tutti le assicurazioni e le utenze domestiche).

Comunicazione delle operazioni di importo non inferiore ad euro 3.000
Sotto l’aspetto del controllo delle transazioni commerciali, l’articolo 21 della legge 31 maggio 2010, n. 78 ha introdotto a carico dei soggetti passivi Iva uno strumento già utilizzato in passato sotto il nome di “elenco clienti e fornitori”. Si differenzia dal suo predecessore sotto molteplici aspetti, ma soprattutto perché include le transazioni verso le persone fisiche non titolari di partita Iva.
Il Provvedimento Direttoriale del 22 dicembre 2010 ha dato attuazione alla disposizione normativa predetta, disciplinando dettagliatamente il nuovo obbligo comunicativo. Successivamente l’Agenzia delle Entrate con la circolare 24/E del 30 maggio 2011 e con il comunicato stampa dell’11 ottobre 2011 ha spiegato in modo più operativo il nuovo obbligo.

1. Soggetti obbligati alla comunicazione
Sono obbligati alla comunicazione tutti i soggetti passivi Iva che effettuano operazioni rilevanti ai fini di tale imposta. Sono quindi inclusi, tra gli altri:
– i soggetti in regime di contabilità semplificata (imprese ed esercenti arti e professioni) di cui agli articoli 18 e 19, DPR 29 settembre 1973, n. 600;
– gli enti non commerciali, limitatamente alle operazioni effettuate nell’esercizio di attività commerciali o agricole, ai sensi dell’articolo 4, DPR 26 ottobre 1972, n. 633;
– i soggetti non residenti con stabile organizzazione in Italia, quelli operanti tramite rappresentante fiscale, ovvero identificati direttamente in Italia;
– i curatori fallimentari ed i commissari liquidatori per conto della società fallita o in liquidazione coatta amministrativa;
– i soggetti che si avvalgono della dispensa da adempimenti per le operazioni esenti ai sensi dell’articolo 36-bis, DPR 26 ottobre 1972, n. 633;
– i soggetti che applicano il regime fiscale agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 13, legge 23 dicembre 2000, n. 388.

Sono esclusi i soggetti minimi di cui all’articolo 1, commi 96-116, legge 24 dicembre 2007 n. 244, pur essendo in possesso del numero di partita Iva.

2. Operazioni oggetto di comunicazioni
Sono le operazioni rilevanti ai fini Iva rese o ricevute dai soggetti obbligati alla comunicazione, se di importo superiore ad euro 3.000 al netto dell’Iva. Per operazioni rilevanti ci si riferisce alle operazioni imponibili, alle operazioni non imponibili (articolo 8, DPR 26 ottobre 1972, n. 633 escluse quelli di cui al comma 1, lettera a) e b) e articoli 8-bis, 9, 71 e 72 del medesimo decreto) e alle operazioni esenti (articolo 10, DPR 26 ottobre 1972, n. 633). Sono ricompresse anche le operazioni soggette al regime del margine e al reverse charge.
Suddividendo per tipologia di operazione vi rientrano quindi:
– acquisti di beni;
– vendite di beni;
– servizi ricevuti;
– servizi resi.

Per le operazioni rilevanti non soggette all’obbligo di emissione della fattura (cessioni dei commercianti al minuto, trasporto di persone e prestazioni alberghiere e altre di cui all’articolo 22 DPR 633/1972), il limite oltre il quale diventa obbligatoria la comunicazione è stato fissato in euro 3.600. Da non interpretare come 3.000 oltre Iva del 20% (aliquota in vigore la momento di emanazione del Provvedimento direttoriale). Infatti tale limite si applica indipendentemente dall’aliquota Iva applicabile: si pensi alle somministrazione di alimenti e bevande che scontano l’aliquota ridotta del 10%.
Di assoluto rilievo è la distinzione tra beni e servizi. Per i primi il limite di euro 3.000 vale per singolo acquisto e/o vendita mentre per i secondi la situazione si complica. Infatti il Provvedimento predetto prevede espressamente che “qualora siano stipulati più contratti tra loro collegati, ai fini del calcolo del limite, si considera l’ammontare complessivo dei corrispettivi previsti per tutti i predetti contratti. Per i contratti di appalto, di fornitura, di somministrazione e gli altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici, l’operazione è da comunicare qualora i corrispettivi dovuti in un anno solare siano complessivamente di importo pari o superiore a euro tremila”.
Per queste tipologie di contratti, collegati o a corrispettivi periodici, la soglia di euro 3.000 và determinata non per singola transazione ma su base annuale, avendo cura di indicare quanto previsto contrattualmente, indipendentemente dalla fatturazione e/o incasso o pagamento.
Il Provvedimento non illustra cosa debba intendersi per contratto collegato e per contratto con corrispettivi periodici. A farlo è la circolare 24/E/2011 e il comunicato stampa dell’11 ottobre 2011 con il quale l’Agenzia delle Entrate risponde a numerosi quesiti posti delle Associazioni di categoria.
Per contratto collegato deve intendersi una parte della complessiva intenzione delle parti, che viene realizzata attraverso una pluralità di schemi negoziali diversi. La circolare evidenzia che “secondo il consolidato orientamento della Corte di Cassazione, il collegamento negoziale, sia che trovi la sua fonte nella legge ovvero nell’autonomia negoziale delle parti, è essenzialmente un meccanismo mediante il quale le parti perseguono un risultato economico unitario e complesso che viene realizzato non per mezzo di un singolo contratto bensì mediante una pluralità coordinata di contratti; tale collegamento può, tra l’altro, riguardare sia l’elemento oggettivo che quello soggettivo”.
La volontà dell’Amministrazione è quella di rendere obbligatoria la comunicazione anche qualora i singoli contratti costituenti lo schema negoziale complessivo siano, singolarmente considerati, di valore inferiore alla soglia di euro 3.000.
Per contratto con corrispettivi periodici si individua, invece, un singolo contratto per il quale le parti abbiano contrattualmente previsto il pagamento frazionato del corrispettivo. Il fine è quello di obbligare alla comunicazione anche contratti aventi pagamenti frazionati inferiori alla soglia di euro 3.000 ma di importo complessivo maggiore.
Sono escluse dalla comunicazione:
1) importazioni ed esportazioni, perché già oggetto di controllo doganale. Sono escluse le c.d. esportazioni indirette e le c.d. triangolazioni comunitarie: le prime sono quelle a favore degli esportatori abituali e le seconde perché il controllo doganale è presente nell’esportazione fatta dall’acquirente residente ma non nella prima cessione;
2) operazioni con soggetti stabiliti in Paesi Black List perché già riepilogate nell’apposito modello. Si precisa che tale adempimento è entrato in vigore per le operazioni effettuate dal mese di luglio dell’anno 2010; pertanto andranno inserite nella comunicazione de quo quelle effettuate nel primo semestre dell’anno 2010;
3) operazioni già oggetto di comunicazione all’Anagrafe Tributaria; rientrano in tale ipotesi:
– “contratti di assicurazione, ad esclusione di quelli relativi alla responsabilità civile ed alla assistenza e garanzie accessorie, relativamente ai soggetti contraenti; contratti di somministrazione di energia elettrica, di servizi di telefonia, fissa, mobile e satellitare, di servizi idrici e del gas, relativamente agli utenti” – articolo 7, DPR 29 settembre 1973 n. 605, comma 5, che rinvia all’articolo 6 del citato DPR, comma 6-bis;
– contratti di mutuo agrario e fondiario – articolo 78, comma 25, legge 30 dicembre 1991, n. 413;
– atti relativi a diritti sugli immobili – articolo 3-bis, D.Lgs 18 dicembre 1997, n. 463;
– contratti di leasing – articolo 7, DPR 29 settembre 1973 n. 605 e Provvedimento Direttore Agenzia delle Entrate 2011/119563;
4) operazioni “fuori campo Iva” – articolo 7 s.s., DPR 26 ottobre 1972, n. 633;
5) le operazioni effettuate nei confronti di contribuenti non soggetti passivi ai fini IVA, qualora il pagamento dei corrispettivi sia avvenuto mediante carte di credito, di debito o prepagate. Si evidenzia che non rientrano tra le citate carte di credito, di debito o prepagate, quelle emesse da operatori finanziari non residenti e senza stabile organizzazione nel territorio nazionale (pertanto, ove il pagamento venga eseguito con tali ultime carte, sussiste l’obbligo di comunicazione dell’operazione).

3. Dati da indicare nella comunicazione
Il modello Ministeriale si compone di cinque sezioni oltre ad una iniziale contenente i dati dal soggetto obbligato. Nelle cinque sezioni vanni indicati:
– Sezione 1: dettaglio operazioni con soggetti residenti non titolari di partita Iva;
– Sezione 2: dettaglio operazioni con soggetti residenti titolari di partita Iva;
– Sezione 3: dettaglio operazioni con soggetti non residenti;
– Sezione 4: dettaglio operazioni con soggetti residenti – note di variazione;
– Sezione 5: dettaglio operazioni con soggetti non residenti – note di variazione

Nel prosegui espongo il dettaglio analitico delle singole sezioni:

 

Sezione 1

Codice fiscale del contribuente Indicare il codice fiscale del contribuente che presenta la comunicazione
Codice fiscale della controparte Indicare il codice fiscale della controparte cui l’operazione si riferisce
Data operazione Indicare nel formato GGMMAAAA. La data deve essere inclusa nell’anno di riferimento o nell’anno immediatamente precedente.
Modalità pagamento Indicare il valore1= Importo non frazionato 2= Importo frazionato 3= Corrispettivi periodici
Importo dovuto Indicare i valori arrotondati all’unità di euro privi della parte decimale e del segno

 

Sezione 2

Codice fiscale del contribuente Indicare il codice fiscale del contribuente che presenta la comunicazione
Partita IVA della controparte Indicare il codice fiscale della controparte cui l’operazione si riferisce
Data operazione Indicare nel formato GGMMAAAA. La data deve essere inclusa nell’anno di riferimento o nell’anno immediatamente precedente.
Numero della fattura Non obbligatorio
Modalità pagamento Indicare il valore 1= Importo non frazionato 2= Importo frazionato 3= Corrispettivi periodici
Importo dovuto Indicare i valori arrotondati all’unità di euro, privi della parte decimale e del segno
Imposta Indicare i valori arrotondati all’unità di euro, privi della parte decimale e del segno. Se uguale a zero non valorizzare.
Tipologia operazione Indicare il valore 1= Cessione e/o prestazione 2 = Acquisto e/o prestazione ricevuta

 

Sezione 3

1) SE LA CONTROPARTE E’ PERSONA FISICA
Cognome Obbligatorio se compilato il campo “Nome”
Nome Obbligatorio se compilato il campo “Nome”
Data di nascita Indicare la data di nascita della controparte persona fisica cui l’operazione si riferisce nel formato GGMMAAAA
Provincia di nascita Indicare la Provincia del Comune italiano di nascita della controparte; in caso di stato estero di nascita indicare il valore EE
Comune o stato estero di nascita Indicare il Comune o Stato estero di nascita della controparte persona fisica cui l’operazione si Riferisce
Codice stato estero del domicilio Indicare il codice Stato estero di domicilio della controparte, desumibile dalla tabella ministeriale “Elenco degli stati esteri”

 

2) SE LA CONTROPARTE E’ UNA PERSONA GIURIDICA
Denominazione/Ragione sociale Indicare la denominazione/Regione sociale della controparte
Città estera sede legale Indicare la città estera della sede legale della controparte
Codice stato estero sede legale Indicare il codice Stato estero della sede legale della controparte, desumibile dalla tabella ministeriale “Elenco degli stati esteri”
Indirizzo estero sede legale Indicare l’indirizzo della sede legale all’estero della controparte cui l’operazione si riferisce

 

3) SE LA CONTROPARTE E’ DIVERSA DA UNA PERSONA FISICA E DA UNA PERSONA GIURIDICA COMPILARE I CAMPI SECONDO LE ISTRUZIONI FORNITE PER LE PERSONE FISICHE E LE PERSONE GIURIDICHE

 

4) PER OGNUNA DELLE CONTROPARTI
Data operazione Indicare nel formato GGMMAAAA. La data deve essere inclusa nell’anno di riferimento o nell’anno immediatamente precedente.
Numero della fattura Non obbligatorio
Modalità pagamento Indicare valore 1= Importo non frazionato 2= Importo frazionato 3= Corrispettivi periodici
Importo dovuto Indicare i valori arrotondati all’unità di euro, privi della parte decimale e del segno
Imposta Indicare i valori arrotondati all’unità di euro, privi della parte decimale e del segno. Se a zero non valorizzare.
Tipologia operazione Indicare il valore 1= Cessione e/o prestazione 2 = Acquisto e/o prestazione ricevuta

 

Sezione 4

Partita IVA della controparte Indicare la partita Iva della controparte cui l’operazione si riferisce
Codice fiscale della controparte Obbligatorio se controparte è priva della partita Iva
Data nota di variazione Indicare nel formato GGMMAAAA. La data deve essere inclusa nell’anno di riferimento o nell’anno immediatamente precedente.
Numero della nota di variazione Non obbligatorio
Imponibile Indicare i valori arrotondati all’unità di euro, privi della parte decimale e del segno.
Imposta Indicare i valori arrotondati all’unità di euro, privi della parte decimale e del segno. Se a zero non valorizzare.
Data della fattura da rettificare Indicare nel formato GGMMAAAA. La data deve essere inclusa nell’anno di riferimento o in quelli precedenti.
Numero della fattura da rettificare Indicare il numero della fattura da rettificare
Variazione dell’imponibile Obbligatorio; indicare valore “C”= Credito “D” = Debito
Variazione dell’imposta Obbligatorio se il campo “Imposta di variazione” è compilato; indicare valore “C”= Credito “D” = Debito

 

Sezione 5

1) SE LA CONTROPARTE E’ PERSONA FISICA
Cognome Obbligatorio se compilato il campo “Nome”
Nome Obbligatorio se compilato il campo “Nome”
Data di nascita Indicare la data di nascita della controparte persona fisica cui l’operazione si riferisce  nel formato GGMMAAAA
Provincia di nascita Indicare la Provincia del Comune italiano di nascita della controparte; in caso di Stato estero di nascita indicare il valore EE
Comune o stato estero di nascita Indicare il Comune o Stato estero di nascita della controparte persona fisica cui l’operazione si Riferisce
Codice stato estero del domicilio Indicare il codice Stato estero di domicilio della controparte, desumibile dalla tabella ministeriale “Elenco degli stati esteri”

 

2) SE LA CONTROPARTE E’ UNA PERSONA GIURIDICA
Denominazione/Ragione sociale Indicare la denominazione/Regione sociale della controparte
Città estera sede legale Indicare la città estera della sede legale della controparte
Codice stato estero sede legale Indicare il codice Stato estero della sede legale della controparte, desumibile dalla tabella ministeriale “Elenco degli stati esteri”
Indirizzo estero sede legale Indicare l’indirizzo di sede legale estero della controparte cui l’operazione si riferisce

 

3) SE LA CONTROPARTE E’ DIVERSA DA UNA PERSONA FISICA E DA UNA PERSONA GIURIDICA COMPILARE I CAMPI SECONDO LE ISTRUZIONI FORNITE PER LE PERSONE FISICHE E LE PERSONE GIURIDICHE

 

4) PER OGNUNA DELLE CONTROPARTI
Data nota di variazione Indicare nel formato GGMMAAAA. La data deve essere inclusa nell’anno di riferimento o nell’anno immediatamente precedente.
Numero della nota di variazione Non obbligatorio
Imponibile Indicare i valori arrotondati all’unità di euro, privi della parte decimale e del segno.
Imposta Indicare i valori arrotondati all’unità di euro, privi della parte decimale e del segno. Se a zero non valorizzare.
Data della fattura da rettificare Indicare nel formato GGMMAAAA. La data deve essere inclusa nell’anno di riferimento o in quelli precedenti.
Numero della fattura da rettificare Indicare il numero della fattura da rettificare
Variazione dell’imponibile Indicare il valore “C”= Credito “D” = Debito
Variazione dell’imposta Obbligatorio se il campo “Imposta di variazione” è compilato; indicare valore “C”= Credito “D” = Debito


4. Termini di presentazione, sanzioni e modalità di invio della comunicazione
La comunicazione deve essere effettuata entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.
Per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, dovranno indicare nella comunicazione i dati rilevanti anche se compresi in due periodi d’imposta diversi.
E’ prevista la possibilità di inviare un modello sostitutivo ad altro inviato precedentemente entro 30 giorni dalla presentazione di quest’ultimo.
Successivamente a tale termine e comunque entro la data di presentazione del modello relativo all’anno successivo, è ammessa la presentazione di un modello integrativo. In tal caso è necessario procedere al ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 D.Lgs 18 dicembre 1997, n. 472, con il versamento di euro 32,25 pari ad 1/8 del minimo.
Il mancato invio della comunicazione così pure l’invio con dati non veritieri o incompleti, comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da euro 258 ad euro 2.065.
L’invio della comunicazione può essere fatto esclusivamente mediante modalità telematica: Entratel o
Fisconline per gli utenti abilitati oppure attraverso intermediari abilitati ai sensi dell’articolo 3, commi 2-bis e 3, DPR 22 luglio 1998, n. 322.

5. Comunicazione per l’anno 2010
Solamente per il primo anno di applicazione della nuova comunicazione, la soglia di rilevanza è fissata ad euro 25.000 ed è prevista l’esclusione per le operazioni per le quali non è obbligatorio emettere la fattura ai sensi dell’articolo 22 DPR 26 ottobre 1972, n. 633. Per tale periodo d’imposta la scadenza per l’invio della comunicazione, inizialmente prevista per il 31 ottobre 2011 è stata prorogata al 31 dicembre 2011.


* Dottore Commercialista e Revisore Contabile in Venezia


24
Ott 11

Studi di settore: novità di mezza estate

di Andrea D’Este*

Il DL 98/2011 ha apportato rilevanti modifiche in materia di studi di settore, sia sotto l’aspetto sanzionatorio che in quello accertativo.
In particolare, l’aumento delle sanzioni ha riguardato due fattispecie:
– omessa presentazione del modello;
– infedele dichiarazione del modello.

Nel primo caso l’irregolarità si compie non allegando il modello degli studi di settore alla dichiarazione dei redditi, nei caso in cui il contribuente vi è obbligato. D’ora in poi si applicherà, in ogni caso, la sanzione massima di euro 2.065,82 (articolo 8, comma 1, D.Lgs 471/1997).
L’ipotesi della omessa presentazione del modello è rilevante in molti casi di non normale attività che potrebbero spingere il contribuente a non allegare il modello degli studi di settore, nella convinzione che tale anormalità giustifichi la mancata compilazione del modello.
Si tratta, nello specifico, di alcune cause (tra le quali la dichiarazione di fallimento, la gestione liquidatoria dell’impresa oppure il mancato realizzo di ricavi per inattività dell’impresa) che potrebbero trarre in inganno il contribuente. In molte di tali circostanza, tuttavia sussiste l’obbligatorietà alla allegazione del modello, talvolta senza elaborazione dei dati ivi contenuti. Si veda il grafico infra.
Relativamente alla infedele compilazione del modello il comma 2-bis.1 dell’articolo 1 del D.Lgs 471/1997 innalza del 50% le sanzioni previste per l’infedele dichiarazione dei redditi, Irap e Iva. Nello specifico la sanzione minima del 100% dell’imposta non dichiarata viene aumentata al 150% e quella massima del 200% sale fino al 300%. L’applicazione della sanzione maggiorata è, tuttavia, subordinata al superamento del reddito accertato rispetto a quello dichiarato della misura del 10% di quest’ultimo (cfr. circolare Agenzia delle Entrate 41/2011).
Le modifiche al sistema sanzionatorio si applicano con riguardo alle violazioni commesse a decorrere dal 6 luglio 2011 (data di entrata in vigore del decreto), in ragione del principio espresso dall’articolo 3 del D.Lgs. 472/1997. Si applicheranno, quindi, anche alle dichiarazioni dei redditi dell’anno 2010 presentate dal 6 luglio 2011.
Sembrerebbero assoggettati alle sanzioni maggiorate solo i contribuenti effettivamente soggetti agli studi di settore e non quelli esclusi con l’obbligo di presentazione del modello “a fini statistici”, come i contribuenti che hanno dichiarato ricavi o compensi di ammontare superiore a 5.164.569 euro e inferiore a 7.500.000 euro, oppure che rientrano in una delle cause di esclusione previste nelle ipotesi di cessazione dell’attività o non normale svolgimento dell’attività. Sul punto si attende un chiarimento ufficiale da parte dell’Amministrazione Finanziaria.
Sotto l’aspetto dei poteri di accertamento e controllo accordati ai funzionari dell’Agenzia delle Entrate e del corpo della Guardia di Finanza, il DL 98/2011 ha introdotto nell’articolo 39 DPR 600/1973 una nuova fattispecie (nuova lettera d-ter, secondo comma) che legittima l’accertamento induttivo “quando viene rilevata l’omessa o infedele indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, nonché l’indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti”.
Sono contemplate tre distinte condotte che legittimano l’accertamento induttivo:
– omessa compilazione del modello;
– infedele dichiarazione del modello;
– indicazione di cause di esclusione/inapplicabilità non sussistenti.

Condizione affinché gli Uffici determinino in modo induttivo e quindi sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con facoltà di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili in quanto esistenti e di avvalersi anche di presunzioni semplici, è che siano irrogabili le sanzioni di cui al comma 2-bis, articolo 1, D.Lgs 471/1997. Tale rinvio prevede che l’accertamento di tipo induttivo scatti in presenza di omessa o infedele dichiarazione oppure di indicazione di cause di esclusione/inapplicabilità allorquando il reddito accertato è superiore del 10% rispetto a quello dichiarato.
Si tratta di un limite estremamente basso, facilmente superabile anche senza nessun intento evasivo. Si pensi, per tutti, l’indicazione di alcuni dati del quadro D degli studi di settore, che derivano, spesso, da apprezzamenti e misurazioni soggettive, a cui non si collegano quantificazioni certe e precise. Anche nel quadro F dei dati contabili, le istruzioni sono lacunose e la compilazione viene spesso interpretata dal contribuente (o dal suo consulente).
Sempre in tema di accertamenti basati sulle risultanze degli studi di settore merita commentare il comma 4-bis della Legge 146/1998. Non si tratta di fattispecie legate all’accertamento di tipo induttivo bensì all’accertamento basato sulle presunzioni qualificate (gravi, precise e concordanti) previste dalla lettera d) del primo comma dell’articolo 39 DPR 600/1973.
In tale disposizione è contenuta una franchigia a favore del contribuente pari al 40% dei ricavi o compensi e comunque con un massimo di euro 50.000. Qualora i ricavi o i compensi non dichiarati siano inferiori al 40% di quelli dichiarati, il contribuente congruo e coerente non può essere sottoposto ad accertamento induttivo a meno che lo stesso non abbia:
– omesso la presentazione del modello degli studi di settore;
– presentato un modello infedele;
– indicato cause di esclusione/inapplicabilità inesistenti.

Inoltre il riparo dall’accertamento di tipo induttivo è effettivo qualora il contribuente sia risultato congruo anche nel modello degli studi di settore dell’anno precedente: tale modifica è stata introdotta dalla c.d. manovra di Ferragosto (DL 138/2011).
Da ultimo, la manovra estiva ha anche eliminato l’obbligo di motivazione dell’atto di accertamento basato sulle risultanza degli studi di settore. Il precedente testo prevedeva che “In caso di rettifica, nella motivazione dell’atto devono essere evidenziate le ragioni che inducono l’ufficio a disattendere le risultanze degli studi di settore in quanto inadeguate a stimare correttamente il volume di ricavi o compensi potenzialmente ascrivibili al contribuente”.
Al fine di evitare di incorrere in omissioni che si ripercuotono pesantemente sui contribuenti in termini di sanzioni e possibili sottoposizione ad attività accertative, ripropongo un utile elenco degli obblighi gravanti sui contribuenti in presenza di cause di esclusione:


Il contribuente applica Modello Ine Modelli parametri Modelli studi di settore Note
1 – Inizio attività nel corso del periodo d’imposta
Studi di settore Si No No
Parametri Si No No
2 – Cessazione dell’attività nel corso del periodo d’imposta
Studi di settore No No Si Studio solo come allegato
Parametri Si No No
3 – Ammontare di ricavi dichiarati o compensi superiori a 5.164.569 euro ma inferiori a 7,5 milioni di euro
Studi di settore No No Si
Parametri No No No
4 – Ammontare di ricavi dichiarati o compensi superiori a 7,5 milioni di euro
Studi di settore Si No No
Parametri No No No
4 – Ammontare di ricavi dichiarati o compensi superiori a 5.164.569 milioni di euro
Studi di settore No No No
Parametri Si No No
5 – Periodo di non normale svolgimento dell’attività (liquidazione ordinaria)
Studi di settore No No Si Studio solo come allegato
Parametri Si No No
6 – Periodo di non normale svolgimento dell’attività (liquidazione coatto amministrativa o fallimento)
Studi di settore No No Si Studio solo come allegato
Parametri Si No No
7 – Altre situazioni di non normale attività
Studi di settore No No Si Studio solo come allegato
Parametri Si No No
8 – Periodo d’imposta di durata superiore o inferiore a dodici mesi
Studi di settore No No No
Parametri Si No No
9 – Determinazione del reddito con criteri forfettari
Studi di settore No No Si Studio solo come allegato senza compilare il quadro F
Parametri No No No
10 – Svolgimnto dell’attività di vendite a domicilio
Studi di settore No No No
Parametri No No No
11 – Classificazione in una categoria reddituale diversa da quella prevista nel modello studi di settore approvato per l’attività esercitata
Studi di settore Si No No
Parametri Si No No
12 – Modifica nel corso del periodo d’imposta dell’attività esercitata, nel caso in cui le due attività siano soggette a differenti studi di settore
Studi di settore No No Si Studio solo come allegato
Parametri No No No Si applica lo studio dell’attività con ricavi maggiori, anche se cessata


* Dottore Commercialista e Revisore Contabile in Venezia


3
Ott 11

Perdite riportabili senza limiti temporali

dr Andrea D’Este*

La prima manovra estiva del 2011 ha ridisegnato i limiti e le caratteristiche del riporto in avanti delle perdite fiscali. L’articolo 23, comma 9, DL 6 luglio 2011, n. 98 convertito con modificazione dalla Legge 15 luglio 2011, n. 111 ha riscritti i primi due commi dell’articolo 84 del T.u.i.r.
Il primo periodo del comma 9 dell’articolo citato dispone che“la perdita di un periodo d’imposta, determinata con le stesse norme valevoli per la determinazione del reddito, può essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi in misura non superiore all’ottanta per cento del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare”.
Rispetto alla disciplina previgente, viene eliminato ogni limite temporale che in precedenza era fissato nei cinque periodi d’imposta successivi; viene inoltre limitato tale riporto all’80% dell’utile fiscale realizzato.
Si assiste pertanto ad un allungamento senza scadenza del periodo di riporto delle perdite fiscale, limitato però all’80% degli utili fiscali.
La novella tiene ferme le disposizioni relative ai soggetti in regime di esenzione totale o parziale degli utili o dei proventi: per tali soggetti la perdita riportabile è proporzionalmente ridotta in base alla percentuale di esenzione.
Il secondo comma del nuovo articolo 84 del T.u.i.r. contiene la seconda modifica relativa alla disciplina del riporto delle perdite: quelle realizzate nei primi tre esercizi di vita dell’impresa sono riportabili integralmente e senza limiti temporali, a condizione che si riferiscano ad una nuova attività produttiva. Per queste perdite, quindi, non si applica il tetto pari all’80% dell’utile fiscale.
Una disciplina di favore era prevista anche nella precedente versione dell’articolo 84 citato con il riporto illimitato nel tempo per le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dell’impresa.
La disciplina qui esaminata trova applicazioni solamente per i soggetti di cui alle lettere a) e b) dell’articolo 73 del T.u.i.r. e cioè:
a) società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e di mutua assicurazione, società europee e le società cooperative europee;
b) enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché i trust residenti nel territorio dello Stato che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali.

Le modifiche alla riportabilità delle perdite avranno come impatto contabile una maggiore iscrizione di “crediti per imposte anticipate” in quanto non più limitati alle previsioni di utili realizzati nei successivi cinque esercizi e un minore scarico del relativo credito per la limitazione imposta all’80% dell’utile fiscale realizzato.
Per i soggetti Irpef (cfr. articolo 5 del T.u.i.r.) continua ad applicarsi l’articolo 8 del T.u.i.r. che non è stato modificato dalla manovra. In particolare per questi soggetti esiste ancora il riporto quinquennale delle perdite ad eccezione di quelle realizzate nei primi tre esercizi per le quali il riporto è illimitato nel tempo.
Per gli enti non commerciali di cui alla lettera c) dell’articolo 73 del T.u.i.r. si applicano le medesime regole descritte per i soggetti Irpef.
Quanto all’entrata in vigore della descritta disciplina, il DL 98/2011 non contiene nessuna indicazione di un eventuale regime transitorio. La relazione di accompagnamento (Senato della Repubblica – atto parlamentare n. 2814) dispone che proprio per tale mancanza “il riporto delle perdite maturate prima dell’entrate in vigore della modifica normativa deve avvenire secondo le disposizioni dell’articolo 84 ante modifica”. Con ciò significando che le perdite realizzate fino al periodo d’imposta 2010 sono soggette al riporto quinquennale ma nella loro interezza.
Degna di nota è l’osservazione posta dalla circolare 24/IRDCEC del 14 settembre 2011. L’Istituto di ricerca dei commercialisti sulla base della relazione di accompagnamento al DL 98/2011 secondo cui “tali previsioni costituiscono misure di sostegno alle imprese che, uscendo da una crisi economico/finanziaria senza precedenti, si trovino ad avere ingenti volumi di perdite pregresse che potrebbero non essere utilizzabili nell’arco di un quinquennio” ipotizzano una applicazione della novella normativa anche alle perdite realizzate nei periodi d’imposta precedenti il 2011.
Infatti lo scopo del legislatore fiscale è quello di agevolare le impresa nell’assorbimento delle ingenti perdite pregresse, accumulate soprattutto durante gli ultimi anni, non si comprende come l’applicazione della stessa debba essere riservata solo a quelle realizzate dall’anno 2011: se così fosse quelle anteriori sarebbero riportabili per il solo quinquennio successivo.
Da ultimo propongo un esempio circa il nuovo meccanismo di riportabilità delle perdite fiscali.
Supponiamo che una S.r.l. presenti al seguente situazione:

Periodo d’imposta Utile/perdita fiscale
2010 (50.000)
2011 10.000
2012 5.000
2013 15.000
2014 5.000
2015 5.000
2016 20.000

Prima delle modifiche apportate dal DL 98/2011, i redditi della S.r.l. dal periodo d’imposta 2011 al 2015 (per un totale di euro 50.000) venivano completamente azzerati con la perdita fiscale, di pari ammontare, realizzata nell’anno 2010. Nell’anno 2016 la S.r.l. verserà regolarmente le imposte sul proprio reddito di euro 20.000. Quindi si avrà la seguente situazione:

Periodo d’imposta Utile/perdita fiscale Note
2010 (50.000)
2011 Utile abbattuto del 100%
2012 Utile abbattuto del 100%
2013 Utile abbattuto del 100%
2014 Utile abbattuto del 100%
2015 Utile abbattuto del 100%
2016 20.000

Dopo le modifiche, l’abbattimento dei redditi dall’anno 2011 all’anno 2016 riguarderà solamente l’80% degli stessi; al termine del 2016 residuano ancora euro 2.000 da riportare senza limiti temporali.

Periodo d’imposta Utile/perdita fiscale Note
2010 (50.000)
2011 2.000 Utile abbattuto dell’80%
2012 1.000 Utile abbattuto dell’80%
2013 3.000 Utile abbattuto dell’80%
2014 1.000 Utile abbattuto dell’80%
2015 1.000 Utile abbattuto dell’80%
2016 4.000 Utile abbattuto dell’80%


* Dottore Commercialista e Revisore Contabile in Venezia


29
Set 11

Beni concessi in uso a soci e famigliari: limitazioni e nuova comunicazione

dr Andrea d’Este*

La c.d manovra di ferragosto (D.L. 138 del 13 agosto 2011, convertito con modificazione dalla Legge 14 settembre 2011 n. 148) all’articolo 2, commi da 36-terdecies a 36-duodecies, ha introdotto nell’ordinamento tributario una limitazione alla deducibilità dei costi sostenuti per i beni concessi in uso ai soci o ai famigliari. Inoltre, accanto a quest’ultima limitazione, viene introdotta una nuova fattispecie impositiva per i soci e i famigliari che ricevono i beni in uso. Da ultimo (come oramai è consueto) è stata introdotta una nuova comunicazione fiscale.
Andiamo per ordine. Scopo della nuova misura restrittiva è quello di limitare l’utilizzo dello schermo societario, sovente attraverso “società di comodo”, per l’intestazione di beni (si pensi ad auto di lusso, yacht e immobili) utilizzati non dal formale proprietario ma dal substrato societario di appartenenza. Mi riferisco, nel particolare, ai soci e ai famigliari. E’ notorio che spesso l’acquisto di particolari beni (auto, imbarcazioni, immobili) sia effettuato dal soggetto societario in modo da poter sfruttare alcune deduzioni (in presenza del requisito dell’inerenza) nonché proteggere gli effettivi utilizzatori da controllo fiscali.
La norma interviene proprio per reprimere tale meccanismo, riconoscendolo degno di riconoscimento “fiscale” solamente qualora il corrispettivo percepito dall’intestatario di diritto sia maggiore del valore di libero scambio. In altre parole, la stretta fiscale non opera solamente in presenza di un corrispettivo di mercato (cfr. comma 3, articolo 9 T.u.i.r.).
Nel merito della norma, è prevista la indeducibilità delle componenti negative di costo collegate al bene concesso in uso qualora il corrispettivo per tale utilizzazione sia inferiore a quello di mercato. I soggetti beneficiari coinvolti sono:
– soci della società, compresi anche quelli di II° livello (e cioè coloro che ricevono in godimento i beni da una controllata della società partecipata);
– familiari dell’imprenditore e cioè il coniuge, i parenti fino al terzo grado e gli affini fino al secondo (cfr. comma 5, articolo 5 T.u.i.r.).
Dal lato delle imprese concedenti vi rientrano tutte le forme giuridiche (esclusa la società semplice) in cui viene prodotto reddito d’impresa, compresa l’impresa famigliare.
L’indeducibilità si riferisce ai costi di gestione del bene (manutenzione, ammortamento, etc) e si concretizza in una variazione fiscale in aumento da operare nel modello dichiarativo.
Dall’altro versante, in presenta di un corrispettivo inesistente oppure inferiore al valore di mercato, il comma 36-terdecies introduce una nuova fattispecie impositiva tra i redditi diversi. La nuova lettera h-ter) del comma 1 dell’articolo 67 del T.u.i.r. prevede che “la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo per la concessione in godimento di beni dell’impresa a soci o familiari dell’imprenditore”.
Con tale previsione il legislatore chiude il cerchio, portando la base imponibile del corrispettivo per la concessione in uso sempre al valore di mercato, tassando in parte l’impresa concedente mediante l’indeducibilità dei costi e il soggetto beneficiario mediante tassazione del differenziale descritto.
Come spesso accade a causa della lacunosa disciplina primaria, sono necessari da parte dell’Agenzia delle Entrate alcuni chiarimenti sulla concreta applicazione della norma, soprattutto per quanto riguarda:
– la tipologia della concessione in uso (uso temporaneo o continuativo);
– doppia tassazione in capo ai soci delle società personali (S.n.c. e S.a.s.): costoro infatti si vedrebbero trasferire dalla società, per il regime di trasparenza, un maggior reddito derivante dalla indeducibilità dei componenti negativi e poi verrebbero tassati sul differenziale tra il corrispettivo pattuito per il godimento del bene e il valore normale;
– possibilità di parametrare il reddito diverso in base al periodo effettivo di utilizzo del bene (anche infrannuale).

A chiudere il cerchio della nuova norma è il comma 36-sexiesdecies il quale prevede che “Al fine di garantire l’attività di controllo, nelle ipotesi di cui al comma 36-quaterdecies l’impresa concedente ovvero il socio o il familiare dell’imprenditore comunicano all’Agenzia delle entrate i dati relativi ai beni concessi in godimento”.
Si tratta, come se non bastassero già le numerose comunicazioni fiscali introdotte negli ultimi anni, di un obbligo dichiarativo posto a carico dei contribuenti. Tale adempimento è posto a carico, in solido, alla società concedente e ai soci/famigliari della società/imprenditore individuale.
La regolamentazione di dettaglio, come previsto dal medesimo comma, è stata rinviata ad un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto Legge (13 agosto 2011). Tale provvedimento dovrà anche chiarire se la comunicazione avrà ad oggetto solamente i contratti di concessione in godimento con corrispettivo inferiore al valore normale oppure anche quelli con corrispettivo superiore. Inoltre dovranno essere stabiliti i contenuti, modalità e tempistica della presentazione.
Da ultimo il comma 36-duodecies dispone che la disciplina sopra descritta trova applicazione dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del Decreto Legge (17 settembre 2011) e cioè nel periodo d’imposta 2012 per i soggetti con periodo d’imposta solare. Tuttavia per tale annualità gli acconti dovranno essere determinati tenendo già in considerazione l’indeducibilità dei costi relativi ai beni concessi in godimento con corrispettivo inferiore a quello di mercato.

* Dottore Commercialista e Revisore Contabile in Venezia


29
Set 11

Agevolazione 55% per il risparmio energetico e società immobiliari

dr Andrea d’Este*

La legge finanziaria per il 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, commi da 344 a 348) ha introdotto nel nostro ordinamento una inedita agevolazione fiscale riguardante gli oneri sostenuti per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti sul territorio nazionale. L’agevolazione si sostanzia in una detrazione pari al 55% degli importi rimasti a carico del contribuente. Detrazione che viene rateizzata in dieci annualità.
Il testo normativo prevede diverse tipologie di spese agevolabili, distintamente disciplinate:
– riqualificazione energetica di edifici (per il riscaldamento, raffreddamento, la ventilazione, l’illuminazione);
– miglioramento termico dell’involucro dell’edificio (pareti, infissi);
– installazione di pannelli fotovoltaici (solari);
– sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale (installazione di caldaie a condensazione).
Condizioni indispensabili per poter beneficiare di tale agevolazione sono:
– esistenza dell’edificio: la prova può essere fornita attraverso l’iscrizione dello stesso in Catasto oppure dal versamento di imposte ad esso riconducibili (ICI, imposte ipo-catastali). Non possono, quindi, beneficiare dell’agevolazione gli edifici in corso di costruzione;
– sussistenza delle condizioni previste dalla legge per i lavori di riqualificazione, dettagliatamente disciplinate in termini di requisiti fisico-tecnici (citati nel periodo precedente).
Gli importi massimi detraibili variano in base al tipo di intervento e oscillano dai 100.000 euro per la riqualificazione energetica degli edifici ai 30.000 euro per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale: attraverso il meccanismo della detrazione d’imposta, l’agevolazione massima è pari all’imposta lorda (non può, ovviamente, tradursi di un rimborso).
In attuazione delle delega contenuta al comma 349 della legge Finanziaria per il 2007, il MEF ha emanato il decreto attuativo (decreto 19 febbraio 2007, e successive modifiche) che contiene la disciplina di dettaglio.
L’articolo 2 prevede che “la detrazione dall’imposta sul reddito spetta:
a) alle persone fisiche, agli enti e ai soggetti di cui all’art. 5 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 non titolari di reddito d’impresa, che sostengono le spese per la esecuzione degli interventi di cui ai predetti commi sugli edifici esistenti, su parti di edifici esistenti o su unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, posseduti o detenuti;
b) ai soggetti titolari di reddito d’impresa che sostengono le spese per la esecuzione degli interventi di cui al predetto art. 1, commi da 2 a 5, sugli edifici esistenti, su parti di edifici esistenti o su unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, posseduti o detenuti”.
Trova inoltre applicazione l’articolo 1, legge 27 dicembre 1998, n. 449 che contiene le disposizioni tributarie relative agli interventi di ristrutturazione edilizia: agevolazioni che non sono cumulabili con quelle di riqualificazione energetica.
A differenza della spese di ristrutturazione edilizia, la detrazione spetta per qualsiasi tipo di fabbricato, anche rurale, e non solo per quelli residenziali. La circolare n. 36 del 2007 ha precisato che “l’agevolazione in esame, a differenza di quanto previsto per la detrazione relativa agli interventi di ristrutturazione edilizia, che è espressamente riservata ai soli edifici residenziali, interessa i fabbricati appartenenti a qualsiasi categoria catastale (anche rurale), compresi, quindi, quelli strumentali”.
La detrazione in commento ha un’unica finalità e un’unica ratio: incentivare la realizzazione e la implementazione di strutture a basso impatto energetico, sia che si tratti di capannoni industriali sia che si tratti di civili abitazioni, in quanto tutte le costruzioni possono contribuire, anche se in maniera diversa, al risparmio di energia. Si vogliono incentivare forme alternative di costruzioni edili e impiantistiche, atte al risparmio energetico nonché alla sostenibilità nell’uso dei beni e utilizzo dei materiali. E’ oramai opinione comune che risparmiare energia sia un dovere.
L’energia consumata nell’edilizia residenziale per riscaldare gli ambienti e per l’acqua calda sanitaria rappresenta circa il 30% dei consumi energetici nazionali, e rappresenta circa il 25% delle emissioni totali nazionali di anidride carbonica, una delle cause principali dell’effetto serra e del conseguente innalzamento della temperatura del globo terrestre.
Ritornando ai soggetti che possono beneficiare dell’agevolazione occorre constatare come una l’interpretazione degli Uffici Finanziari, fornita con le risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate n. 303 e n. 340 del 2008 in occasione di due istanze di interpello, abbia ristretto il novero dei soggetti destinatari della norma. L’oggetto delle istanze riguardava le seguenti fattispecie:
– spettanza dell’agevolazione a seguito di interventi di riqualificazione energetica su immobili di proprietà di una società commerciale, esercente attività di costruzione e ristrutturazione;
– spettanza dell’agevolazione a seguito di interventi di riqualificazione energetica su immobili di proprietà di una società commerciale adibiti a locazione abitativa.
In entrambe le pronunce di prassi l’interpretazione fornita, riconoscendo la natura strumentale ai soli beni immobili che hanno come unica destinazione quella di essere direttamente impiegati nello svolgimento dell’attività imprenditoriale. Sulla base di tale interpretazione sono esclusi tutti i beni immobili posseduti delle società immobiliari (pure o miste) in quanto tali immobili sono considerati beni “merce” in quanto formano l’oggetto dell’attività e non sono quindi utilizzati per il suo svolgimento.
Seconda la risoluzione n. 303/E “la normativa in materia di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio in questione è finalizzata, infatti, a promuovere il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti attraverso un beneficio che un’interpretazione sistematica consente di riferire esclusivamente agli utilizzatori degli immobili oggetto degli interventi e non anche ai soggetti che ne fanno commercio”.
La risoluzione 340/E prosegue affermando che “per quanto concerne la fruizione della detrazione da parte delle società o, più in generale da parte dei titolari di reddito d’impresa, si deve ritenere che la stessa competa con esclusivo riferimento ai fabbricati strumentali da questi utilizzati nell’esercizio della propria attività imprenditoriale”.
Si tratta di una limitazione ingiustificata. Si pensi al caso di un privato e di una società immobiliare i quali abbiano entrambi dato in locazione un immobile per il quale hanno sostenuto oneri di riqualificazione energetica: solamente il cittadino privato potrà beneficiare della detrazione d’imposta. E questo a causa di una interpretazione sistematica che riserva la possibilità di detrazione ai soli utilizzatori dei beni (e non a coloro che ne fanno commercio), tradendo la ratio della norma che vuole incentivare l’adozione di tecnologie innovative che permettano risparmi energetici, qualunque sia il soggetto che sostiene tali oneri e per qualsiasi tipo di fabbricato.
Rimarrebbero esclusi anche i beni destinati alla vendita e quelli a disposizione: insomma tutti i beni non strumentali all’impresa (nel senso più volte specificato dalle risoluzioni e circolari interpretative) detenuti o posseduto dalle società immobiliari.
Dal tenore letterale della normativa primaria e del decreto attuativo tutto ciò non emerge. Infatti l’articolo 2 del decreto al comma 1, lettera b), prevede come beneficiari della norma (oltre alle persone fisiche, agli enti e ai soggetti di cui all’art. 5 del Tuir) “i soggetti titolari di reddito d’impresa che sostengono spese per la esecuzione degli interventi”.
Concludendo questo breve intervento, si sollecitano le organizzazioni rappresentative dei proprietari immobiliari a porre (o a ri-porre) tale tema all’attenzione del ministero competente, affinché si ponga rimedio a questa disparità di trattamento la quale determinerà l’insorgere di numerosi contenziosi tali da limitare se non impedire la concreta ed evidente finalità della norma.

*Dottore Commercialista e Revisore Contabile in Venezia


27
Mag 11

“Cedolare secca”: opportunità e calcoli di convenienza

I proprietari di abitazioni locate a terzi hanno la possibilità di optare per l’applicazione di una imposta – la cd. “cedolare secca” – che sostituisce l’IRPEF e le relative addizionali, l’imposta di registro e di bollo sui contratti di locazione.
In pratica, il locatore ha la facoltà di sostituire le imposte ordinarie sul canone annuo di locazione con una imposta sostitutiva del 19 per certo (se il contratto è a canone concordato) o del 21 per cento (se il contratto è a canone libero), calcolata sull’ammontare del canone stabilito tra le parti.
L’opzione per tale regime può essere esercitata qualora sussistano i seguenti requisiti:
– l’immobile deve avere destinazione catastale ad uso abitativo;
– la locazione non deve essere effettuata da una impresa;
– l’immobile e le sue eventuali pertinenze devono essere locate ad uso abitativo.

Tutti i predetti requisiti devono sussistere contemporaneamente. Quindi, ad esempio, nel caso di un ufficio (A/10) locato ad uso abitativo non si può optare per la cedolare secca.
Và, inoltre, segnalato che il proprietario che loca più immobili può scegliere il regime della cedolare secca solo per alcuni di essi e mantenere il regime “ordinario” di tassazione per gli altri.

Vantaggi
Il vantaggio derivante dalla Cedolare secca consiste nel fatto che il canone di locazione è assoggettato ad una tassazione proporzionale (del 19 o 21 per cento) e non entra, quindi, a far parte del reddito complessivo del soggetto. Non viene assoggettato, quindi, all’ IRPEF che è una imposta ad aliquote crescenti (aliquota minima: 23% su redditi fino a 15.000 euro).
Va, però, tenuto presente che ai fini IRPEF se il canone di locazione ridotto del 15% (25% per gli immobili siti a Venezia Centro, Giudecca, Murano e Burano) risulta superiore al reddito catastale, è assoggettato ad imposta il canone ridotto del 15% ( 25% per la città di Venezia); se, invece, il canone ridotto del 15% (o 25%) risulta inferiore al reddito catastale, viene tassato quest’ultimo.
Chi opta per la cedolare secca non paga, inoltre, la tassa di registro annuale e l’imposta di bollo.

Svantaggi
L’esercizio dell’opzione comporta la rinuncia da parte del locatore all’aggiornamento del canone anche se prevista dal contratto, inclusa la variazione Istat. In altri termini il canone di locazione deve restare del tutto invariato nel corso del periodo di opzione per la cedolare secca.
Non possono essere fatte valere le riduzioni previste per gli immobili soggetti a tutela artistica -architettonica (cd. immobili vincolati) e la riduzione del 15 o 25 per cento a cui si è fatto cenno poc’anzi nella sezione “vantaggi”, nonché le agevolazioni previsti per i contratti a canone convenzionale.
Può accadere, inoltre, che avendo espulso il canone di locazione dal reddito complessivo quest’ultimo non abbia più capienza per le detrazioni/deduzioni cui il contribuente ha diritto.

Calcolo di convenienza
E’ impossibile determinare a priori e per tutti la convenienza della cedolare secca sulle locazioni immobiliari. Il conteggio dipende da svariati fattori tra cui: il reddito personale del contribuente, le detrazioni spettanti, l’ubicazione dell’immobile, il fatto che sia vincolato o no.
Il calcolo va necessariamente fatto, quindi, immobile per immobile.

 

* * *

Lo staff di PortaleAziende è a disposizione approfondimenti, per effettuare un calcolo di convenienza e per assolvere gli adempimenti successivi.

Per contatti si prega di compilare il form “Contatti”

 

Il presente articolo non contiene informazioni sufficienti per decidere se optare o meno per il regime della cedolare secca. Lo Staff di PortaleAziende declina ogni responsabilità per l’uso improprio dell’articolo stesso.


9
Mag 11

Decreto “per lo sviluppo” al via

Il Consiglio dei Ministri del 5 maggio 2011 ha approvato il Decreto per lo Sviluppo che dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, e quindi entrare in vigore, il prossimo 12 maggio. Tale disegno di legge prevede numerose semplificazioni fiscali.

Si segnalano le seguenti misure fiscali

–         Stop all’obbligo di compilazione della scheda carburante se si paga con carte di credito, bancomat o carte prepagate;

–         Stop alla comunicazione annuale da parte di lavoratori dipendenti e pensionati dei dati sui familiari a carico ai fini delle detrazioni. La comunicazione andrà effettuata solo in caso di variazioni;

–         Riapertura dei termini per la rideterminazione del valore delle partecipazioni non quotate e dei terreni edificabili, attraverso il pagamento di una imposta sostitutiva;

–         La richiesta per rimborso d’imposta effettuata dal contribuente in dichiarazione può essere mutata in richiesta di compensazione entro120 giorni dalla presentazione del modello al fisco (a patto che il rimborso non sia stato già erogato);

–         Viene aumento a 10mila euro la soglia di valore entro la quale i beni strumentali possono essere distrutti con semplice atto notorio e senza altre formalità;

–         Ai fini del c.d. spesometro (comunicazione degli acquisti per un importo superiore a 3.600 euro Iva inclusa) questa non è dovuta se il pagamento avviene con  carte di credito, carte prepagate o bancomat;

–         Viene aumentato ad euro a 400mila di ricavi, per le imprese di servizi, e ad euro 700mila di ricavi, per le altre imprese, il limite dei ricavi al di sotto del quale può essere adottata la contabilità semplificata;

–         Abolizione della comunicazioni all’Agenzia delle Entrate in occasione di ristrutturazioni edilizie per beneficiare della detrazione del 36 per cento;

–         Unificazione degli accessi da parte delle amministrazioni pubbliche presso l’impresa: l’accesso inoltre può avvenire al massimo con cadenza semestrale e non può durare più di 15 giorni. Le eventuali violazioni costituiscono un illecito disciplinare per i dipendenti pubblici;

–         I versamenti e gli adempimenti, compresi quelli telematici, che scadono il sabato o in un giorno festivo sono sempre rinviati al primo giorno lavorativo successivo;

–         Viene aumento ad euro 300,00 il limite entro il quale possono essere riepilogate in un unico documento mensile le fatture ricevute di importo inferiore a tale limite;

–         In caso di richiesta di sospensione dell’avviso di accertamento, il versamento graduale delle imposte è sospeso fino alla decisione del giudice e comunque fino al centoventesimo giorno dalla notifica.


16
Lug 10

Registrazione Contratti di locazione: comunicazione dei dati catastali

dr Federico Vallese*

L’art. 19, commi 15 e 16, del D.L. 78/2010 ha introdotto, dal primo luglio 2010, l’obbligo di indicare i dati catastali degli immobili nelle richieste di registrazione dei contratti di locazione e di comodato.
La norma sia applica ai contratti stipulati sia in forma scritta che orale ed gli atti di cessione, risoluzione e proroga (rinnovo, anche tacito, dopo la scadenza originaria) dei suddetti contratti.Il nuovo adempimento in oggetto ha determinato:

– l’aggiornamento del modello 69 per la registrazione dei contratti di locazione, inserendo il nuovo quadro D “DATI DEGLI IMMOBILI”, all’interno del quale indicare i dati catastali in fase di richiesta di registrazione di contratti di locazione, affitto o comodato di beni immobili (visualizza il modello);

– l’approvazione del nuovo modello CDC per la comunicazione dei dati catastali su cessioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione o affitto di beni immobili (visualizza il modello).Il modello CDC va presentato presso l’Ufficio dove è stato registrato il relativo contratto entro di 20 giorni dalla data di versamento dell’imposta di registro.

Si evidenzia che:

– la decorrenza delle nuove disposizioni fa riferimento alla data di registrazione del contratto e non a quella di stipula del medesimo atto;

– l’adempimento non riguarda il pagamento dell’imposta di registro per le annualità successive alla prima ma sempre entro la scadenza del contratto;
– i contribuenti che hanno registrato i contratti in via telematica possono presentare il modello CDC in forma cartacea presso qualunque ufficio territoriale o locale.
Il contribuente che presenta la richiesta di registrazione del contratto di locazione senza l’indicazione di tali dati è punibile con la sanzione prevista per la mancata registrazione del contratto: dal 120% al 240% dell’imposta di registro dovuta.

* dottore commercialista in Venezia