Sul Piano Marshall (un’analisi geo-politica)

di Giancarlo Tomasin

Si fa oggi un gran parlare sul Piano Marshall del 1947, invocandone una riedizione per far fronte
alla crisi innescata dalla pandemia del Covid-19.
Penso sia opportuno analizzare quello che fu dunque il Piano Marshall, inquadrandolo nella
situazione geo-politica dell’epoca per confrontala all’attuale.
Mi sia consentito fare un passo indietro.
La storia dell’umanità è, a ben vedere, una storia degli imperi, a prescindere dalla forma di governo
(monarchico o repubblicano, autoritario o democratico). Oggi, anziché di imperi, si parla di
superpotenze, ma il concetto non cambia
Viene in mente l’impero di Alessandro il Grande, effimero come durata, ma con enormi ricadute in
termini di civiltà. Ma prima di questo vi erano stati l’impero assiro, l’impero ittita ed altri.
Ne sono seguiti l’impero romano, l’impero romano d’oriente (bizantino), l’impero di Carlo Magno,
l’impero islamico dei califfi, ed in seguito l’impero ottomano, l’impero di Genghis Khan ed altri
ancora.
Piccoli stati hanno potuto crearsi, e prosperare in interstizi della storia, spesso con risultati
sorprendenti sul piano culturale (penso alle polis greche ed alle città italiane del tardo medioevo e
del Rinascimento) ma ebbero una durata assai limitata.
Fra i secoli XVIII e XIX si ebbe un numero pletorico di imperi: il Sacro Romano Impero (poi
retrocesso ad Impero Austro-ungarico), l’impero zarista, l’impero ottomano, l’impero britannico,
a cui si aggiunse in seguito l’impero tedesco.
Napoleone cercò di sistemare la situazione, puntando ad un impero europeo (o eurasiatico) da
contrapporre all’impero marittimo dell’Inghilterra, ma si scontrò (avendone la peggio) con l’impero
zarista.
Con la Prima Guerra Mondiale crollarono ben quattro imperi: l’impero tedesco, l’impero austroungarico,
l’impero zarista e l’impero ottomano. Si salvò solo l’impero britannico.
La situazione durò solo due decenni.
Fu la volta della Germania di Hitler, che sognò un impero europeo (o eurasiatico). Il vero scontro
della Seconda Guerra Mondiale fu con l’Unione Sovietica di Stalin. L’occupazione della Francia fu
una rivalsa dalla sconfitta del 1918 e il forsennato attacco aereo di Londra e di altre città aveva lo
scopo di pervenire ad una pace vittoriosa con l’Inghilterra.
Le sorti della guerra si risolsero quando, nel febbraio 1943, il gen von Paulus, creato da Hitler
feldmaresciallo il giorno precedente, si arrese all’Armata Rossa e cinque mesi dopo la battaglia fra
carri amati di Kursk confermò la disfatta tedesca.
Il resto della guerra fu una lenta agonia della Germania, con la progressiva avanzata dell’Unione
Sovietica e lo sbarco degli Alleati dapprima in Sicilia e poi in Normandia.
Alla fine della guerra, nel 1945, l’Europa era ridotta allo stremo, compreso la vincitrice Gran
Bretagna, che avrebbe trasformato il suo impero in un fatiscente Commomwealth, ed in una
situazione analoga si trovata l’Unione Sovietica. Non è facile immaginare l’evolversi della
situazione senza quell’European Recovery Program (ERP), che non a torto venne poi comunemente
denominato Piano Marshall, dal nome del Segretario di Stato americano che lo espose per la prima
volta all’Università di Harvard il 5 giugno 1947.
Si trattò di una gigantesca (per l’epoca) elargizione agli stati europei, in parte sotto forma di prestito
(il 13 %), ma per la maggior parte (l’87 %) a fondo perduto, di fondi da utilizzare per l’acquisto di
derrate e di prodotti statunitensi.
Fu un’intelligente operazione di generosità interessata, nel senso che venne così creato uno sbocco
all’economia americana, uscita finalmente dalla grande crisi del 1929.
Un’Europa risanata sarebbe poi stata un ottimo cliente dell’industria americana sia nell’immediato
che in una prospettiva temporale e – sul piano politico – si sarebbero così sottratti all’influenza
sovietica i paesi dell’Europa Occidentale.
Ma, in un’analisi storica, fu questo il suggello di un nascente impero americano, tant’è vero che al
Piano Marshall fecero seguito, due anni dopo, il Patto Atlantico e la NATO, e cioè lo strumento
militare di questo impero.
In forma speculare venne costituito il Patto di Varsavia (1949) che diede vita all’impero sovietico.
La Guerra Fredda non fu altro che la coesistenza di queste due superpotenze che garantì un lungo
periodo di pace mondiale.
Al crollo dell’Unione Sovietica (1989) fecero seguito gli eccidi dell’ex Jugoslavia, La carenza di un
impero nel Sud-Est asiatico rese possibili i massacri delle guerre del Vietnam e della Cambogia
(Khmer Rouges).
Quanto al Piano Marshall: erano allora consci i reggitori d’oltre oceano? Forse no, dal momento che
il sentimento generale degli americani è sempre stato, in maggioranza, isolazionista (e Donald
Trump ne è, sia pure in forma confusa e non di rado contraddittoria, l’esasperata conclusione) ma
non di rado svolte storiche si sono verificate senza l’immediata consapevolezza da parte degli attori.
Ma ritorniamo al momento attuale, dal quale ho preso le mosse.
Anche a seguito della crisi causata dalla pandemia Covid-19, l’Europa ha assoluto ed urgente
bisogno di un aiuto. Senza quest’aiuto i singoli stati, soprattutto quelli dell’area mediterranea,
sarebbero condotti ad un sostanziale default finanziario, con gravi conseguenze per l’intera
situazione geo-politica del pianeta.
Per questo si invoca un nuovo Piano Marshall. Ma quale paese potrebbe oggi assumere il ruolo do
erogatore? Non certo gli Stati Uniti a guida Trump.
La risposta non può che essere la Germania, la quale si trova oggi di fronte ad un dilemma,
determinante per l’Europa e quindi per la Germania stessa.
La Germania potrebbe – non senza ragione – rifiutarsi, anche per punire quelli che una facile
volgata indica come i paesi cicala.
In questo caso l’Europa, o meglio le istituzioni europee sinora con difficoltà costruite (e non
completate) di disintegrerebbe ed i singoli stati che la compongono diventerebbero prima o poi
preda di altri imperi, quali la Russia di Putin, ma anche della Cina di Xi Jinping.
Notiamo infatti che sempre più apertamente sia la Cina che la Russia, ma anche gli USA, secondo
la strategia imperialistica del divide et impera: corteggiano i singoli stati europei, ma cercano di
demolire l’Unione Europea.
La Germania si troverebbe quindi in un futuro non troppo lontano circondata, geograficamente, ma
anche economicamente, da una potenza ostile.
In alternativa la Germania potrebbe (o dovrebbe, secondo alcuni) consentire l’assunzione da parte
della Banca Europea della garanzia di un gigantesco programma di finanziamento ai paesi europei
che ne avranno bisogno.
Tutto questo ponendo come condizione la realizzazione di quell’entità statale (o sovrastatale)
europea che è la grande incompiuta dell’attuale periodo storico, e che non potrà che essere a guida
tedesca.
Si tratterebbe, a ben vedere, di una replica, sia pure a dimensioni moltiplicate, di quanto fatto per
conseguire l’unificazione con gli “Ossi”, i cittadini della Germania Orientale, l’ex DDR.
In sostanza le prossime settimane saranno cruciali, in quanto in esse si determineranno le condizioni
affinché, in un futuro non lontano, quella potenza eurasiatica preconizzata da George Orwell in
“1984” sia a guida tedesca ovvero a guida russa (o cinese?).
Si tratta quindi di stabilire se gli interventi richiesti dai paesi dell’Europa mediterranea debbano
essere considerati atti di generosità, sia pure nella forma di salvataggi (bail-out) volti ad evitare
default che avrebbero effetti devastanti per l’intero sistema finanziario europeo e mondiale, ovvero
un’occasione per un riordino geo-politico dell’Europa.
Nella Storia i vuoti vengono sempre riempiti.
Ovviamente dovrà essere posta in essere una rigida Costituzione europea, per evitare il ripetersi di
funeste svolte autoritaria, ma i recenti fatti ungheresi dimostrano che il ventre che ha generato
Hitler e che è ancora fertile (Bertold Brecht) può trovarsi anche fuori dalla Germania
Non possiamo poi dimenticare che l’euro è attualmente una moneta dimezzata (ovvero una moneta
semi-virtuale), dal momento che elemento importante di una moneta è l’essere garantita da uno
stato sovrano, ancorché tramite una banca centrale; l’euro per converso non è oggi garantita da uno
stato, ma soltanto da una banca centrale gestita da una molteplicità di stati, sovente litigiosi.
In concreto vedrei con favore un salvataggio dei paesi finanziariamente più deboli (perché di questo
si tratta) condizionata peraltro a concreti passi verso un vero Stato federale europeo. Tenuto conto
che i tempi stringono vedrei con favore una politica dei piccoli passi, partendo dall’eliminazione di
criticità che hanno sinora impedito il pieno sviluppo dell’Italia, e non solo. Mi riferisco innanzitutto
all’evasione fiscale, alla corruzione ed alla criminalità organizzata (mafie).
Penso sia opportuno soffermarci su quest’ultimo punto: non vi è dubbio che le mafie rappresentino
un serio pericolo per lo Stati, anche, ma non solo, sotto l’aspetto finanziario.
Sarebbe contrario a verità ed ingeneroso ignorare gli sforzi della magistratura e della polizia per
sconfiggere il fenomeno ed il sacrificio di martiri della Stato quali Falcone, Borsellino, il gen Della
Chiesa e tanti tanti altri.
Ma il motivo della mancata eradicazione del fenomeno, ed al contrario il suo progressivo
rafforzamento è senza dubbio dovuto al fatto che non sempre allo sforzo di singoli civil servants ha
fatto riscontro il pieno ed incondizionato supporto da parte della autorità politiche.
L’argomento è stato evidenziato anche di recente da Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro
e Federico Cafiero de Raho, procuratore generale antimafia, i quali ci ricordano che le mafie votano
e fanno votare e si stanno organizzando per appropriarsi dei fondi che saranno messi a disposizione
di imprese e privati per superare la crisi causata dal virus.
E’ da chiedersi se è disposto a dare un pieno appoggio a questa lotta un politico che sa che la sua
elezione è stata determinata dai pacchi di voti delle mafie e lo sarà anche la sua riconferma. Tutto
questo, si badi bene, anche nel caso che tali voti non siano stati richiesti o concordati.
Va poi aggiunto che la moglie di Cesare non solo deve essere onesta, ma deve anche apparire
onesta.
Per questo ritengo che un serio successo sarà possibile solo quando i politici ai quali comunque gli
operatori della giustizia faranno riferimento siano di elezione sovranazionale, in sostanza europea.
Ma analoghe considerazioni possono essere fatte anche per quanto riguarda l’evasione fiscale e la
corruzione.
Deferire tale battaglia a strutture europee potrebbe essere un serio e prezioso vantaggio per il nostro
Paese ed un passo avanti verso la creazione degli Stati Uniti Europei.
Per questo vedrei come primi importanti passi verso un nuovo stato federale europeo la creazione di
strutture europee analoghe all’Internal Revenue Service IRS e al Federal Bureau of Investigation
per realizzare una seria lotta ai virus dell’Italia, e cioè l’evasione fiscale, la corruzione e la
criminalità organizzata (mafie).
Per questo sarebbe utile che gli aiuti che verranno dati ai singoli stati dall’Unione Europei sotto
qualsiasi forma venissero condizioni all’impegno di procedere verso la completa unione, dando sin
d’ora corso alle iniziative sopra indicate, alle quali aggiungerei una struttura sanitaria uniforme per
rispondere con maggiore efficacia alla prossima epidemia che – ci dicono gli scienziati – non
sappiamo quando, ma certamente ci sarà