Nuovo regime Iva per cassa

dr Andrea D’Este*

La legge di conversione del decreto “crescita” – n. 83 del 22 giugno 2012 – ha introdotto nel testo del decreto l’articolo 32-bis rubricato “liquidazione dell’Iva secondo la contabilità di cassa”. Non si tratta di una procedura inedita in quanto il decreto “anticrisi” del 2008 – n. 185 del 29 novembre 2008 – aveva già introdotto tale regime.
La ratio di tale interventi è aiutare le imprese sotto l’aspetto finanziario che è certamente uno dei più grandi problemi che attanagliano le imprese in questa fase di congiuntura economica sfavorevole. L’esborso dell’imposta anticipato rispetto all’incasso del corrispettivo, talvolta anche molto differito, sbilancia l’equilibrio finanziario, esponendo spesso l’impresa a tensioni di liquidità.
La norma contenuta del DL “crescita” recepisce nell’ordinamento interno quanto contenuto nella direttiva UE 2010/45, il cui recepimento dovrà avvenire entro il prossimo 31 dicembre 2012. In questo modo, essendo l’iniziativa di stampo europeo, il nostro Paese non dovrà chiedere alcuna autorizzazione alla commissione Ue o al Comitato Iva.
Nel sistema ordinario Iva, l’imposta diviene esigibile al momento dell’effettuazione dell’operazione ai sensi dell’articolo 6 DPR 26 ottobre 1972, n. 633, ed in particolare:
– consegna o spedizione, per le cessioni di beni;
– pagamento del corrispettivo, per le prestazioni di servizi.

L’esigibilità viene anticipata qualora, prima dell’effettuazione dell’operazione, venga emessa la fattura. In questo modo:
– il cedente/prestatore deve versare l’imposta anche se non ha incassato il corrispettivo;
– il cessionario/committente può detrarre l’imposta anche se non ha pagato il corrispettivo.

Vi è, quindi, uno squilibrio tra le posizioni dei soggetti economici che premia chi, con la sua forza contrattuale, riesce ad imporre tempi di pagamento eccessivamente dilazionati.
Il regime Iva per cassa supera proprio tale assimetria e permette al cedente/prestatore di versare l’imposta solamente dopo l’incasso del corrispettivo, evitando, così, l’esposizione finanziaria nei confronti dell’Erario.
Lo stesso soggetto potrà detrarre l’imposta solamente dopo aver pagato il corrispettivo ai propri fornitori. La riscossione e il pagamento dei corrispettivi diventano, quindi, i momenti determinanti per l’esigibilità e la detraibilità dell’imposta.

Regime Iva

Esigibilità dell’Iva

Detraibilità dell’Iva

Ordinario

Momento di effettuazione dell’operazione: consegna o spedizione della merce, per le cessioni di beni; incasso del corrispettivo, per le prestazioni di servizi; se precedente, momento di emissione della fattura

Momento di effettuazione dell’operazione: ricevimento della merce, per le cessioni di beni; pagamento del corrispettivo, per le prestazioni di servizi; se precedente, momento di emissione della fattura

Per “cassa”

Momento di incasso del corrispettivo

Momento di pagamento del corrispettivo

L’articolo 32-bis DL 83/2012 elimina, inoltre, l’enorme distorsione prevista del precedente articolo 7 DL 185/2008. Quest’ultimo disponeva che la detraibilità dell’imposta da parte del cessionario/committente di un soggetto aderente al regime dell’Iva per cassa era subordinata al pagamento del corrispettivo. Ora invece tali soggetti possono detrarre l’Iva fin dal momento dell’effettuazione dell’operazione, o se antecedente dall’emissione della fattura. Sul punto l’articolo 32-bis citato prevede che “in ogni caso, il diritto alla detrazione dell’imposta in capo al cessionario o al committente sorge al momento di effettuazione dell’operazione, ancorché il corrispettivo non sia stato ancora pagato”.
Si tratta di un disallineamento tra il momento di esigibilità (da parte del cedente/prestatore) e quello di detrazione (da parte del cessionario/committente). Questo è stato possibile grazie una dichiarazione resa a verbale ed allegata al testo della direttiva UE 2010/45.
Questo permette di evitare che i soggetti contrattualmente più forti ricattino quelli più deboli affinché non aderiscano a tale regime – per non perdere la detrazione dell’imposta al momento di effettuazione dell’operazione – pena la cessazione dei rapporti commerciali.
Riassumendo, il nuovo regime Iva per cassa ha il duplice pregio di:
– stabilire l’esborso dell’imposta in un momento successivo a quello dell’incasso del corrispettivo;
– evitare i ricatti dei soggetti economici con maggiore forza contrattuale nei confronti degli altri soggetti affinché questi ultimi continuino ad adottare il sistema Iva ordinario.

Nel precedente regime potevano accedervi i soggetti passivi con volume d’affari non superiore ad euro 200.000. L’articolo 32-bis DL 83/2012 eleva tale limite ad euro 2.000.000, permettendo a moltissime imprese di aderirvi. Si tratta, a mio parere, di uno dei maggiori sostegni alle imprese in questo periodo di difficoltà e diventerà il regime Iva adottato da moltissime imprese. Si pensi che i soggetti passivi con volume d’affari inferire a 2.000.000 di euro rappresentano circa il 95% delle partite Iva italiane.
Non possono accedervi i soggetti che si avvalgono di regimi speciali di applicazione dell’imposta quali, ad esempio, i commercianti di tabacchi, sali e fiammiferi, gli operatori del settore editoriale e di telefonia, i produttori agricoli che si avvalgono delle disposizione di cui all’articolo 34 DPR 633/1972, coloro che svolgono attività di agriturismo e di agenzia viaggi, i rivenditori di beni usati, d’arte e di antiquariato.
Per questi soggetti l’imposta viene determinata e diventa esigibile con modalità diverse da quelle ordinarie e pertanto il regime per cassa risulta inapplicabile.
La norma fiscale limita la sospensione dell’esigibilità dell’imposta per un anno dall’effettuazione dell’operazione, similmente a quanto previsto per i contratti estimatori (lettera d, comma 2, articolo 6 DPR 633/1972). Decorso tale termine l’imposta diventa esigibile e deve essere versata all’Erario.
L’unico caso in cui l’imposta non diventa esigibile decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione è qualora il cessionario/committente sia assoggettato a procedura concorsuale. In tal modo il legislatore ha voluto evitare che il cedente/prestatore fosse obbligato a versare l’imposta comunque trascorso un anno dall’effettuazione dell’operazione con scarse probabilità di incassare il corrispettivo dopo l’apertura della procedura.
L’adesione al regime dovrà avvenire con opzione da parte del contribuente da comunicare secondo modalità che saranno individuate con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. Sarà questo provvedimento a stabilire l’entrata in vigore del nuovo regime.
L’adesione al nuovo regime riguarderà la totalità delle operazioni attive e passive del soggetto passivo. Per cui chi aderisce al regime Iva per cassa verserà l’Iva di tutte le operazioni attive solo dopo l’incasso e detrarrà l’Iva di tutte quelle passive solo dopo il pagamento. Il previgente regime, introdotto dall’articolo 7 DL 185/2008, prevedeva, invece, la possibilità di adottare il regime Iva per cassa anche per sole singole operazioni, dovendo gestire contemporaneamente due tipologie di regimi Iva.

 

* Dottore Commercialista in Venezia