Perchè la Mediazione Conciliazione

dr Giancarlo Tomasin*

E’ sotto gli occhi di tutti che la giustizia in Italia non funziona bene; “la giustizia è al collasso” dice il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Palamara.
E questo è una situazione tipicamente italiana. Perché? Gli italiani sono troppo litigiosi? E’ tutto da dimostrare. Ci sono pochi giudici in Italia? Non è vero, ci sono più giudici in Italia che in Germania, in Francia o nel Regno Unito. D’altro canto non sarebbe possibile aumentarne il numero dal momento che, come ha detto un Presidente di Tribunale provvisto di senso umoristico “non saprei dove metterli, nemmeno in senso verticale” (cioè in piedi). Le nostre procedure sono troppo complesse? Può darsi che si sia esagerato con il rigorismo formale, ma non è certamente questo il punto.
Per capire la ragione di questa situazione è opportuno fare un confronto fra l’esercizio di due diritti, entrambi costituzionalmente riconosciuti, e cioè la giustizia (risoluzione delle controversie) e la salute (sanità).
Se abbiamo un male di testa, un dolore articolare, una stipsi, andiamo dal farmacista, che ci consiglia un’aspirina, un cerotto antidolorifico, un lassativo.
Se il disturbo persiste, andiamo dal nostro medico di famiglia, il quale ci prescrive una cura più mirata. Se nemmeno questa ha effetto il nostro medico di famiglia ci consiglia uno specialista o, come ultimo rimedio, il ricovero ospedaliero.
Ovviamente nessuno parla di violazione di un diritto costituzionale per il fatto che uno, prima di farsi ricoverare in ospedale, debba passare per il farmacista o il medico di base. Immaginate per un momento che intervenga una nuova legge che proibisce qualsiasi prestazione sanitaria al di fuori degli ospedali. Per qualsiasi patologia
o disturbo il cittadino deve allora farsi ricoverare, con relativi adempimenti sanitari e burocratici (cartella clinica, esami, eccetera). Immaginiamo anche che la stessa legge imponga al cittadino di farsi accompagnare da un medico (il cui costo è ovviamente a carico del cittadino) e che il personale ospedaliero (medico, chirurgo o altro) interloquisca esclusivamente con questo medico.
Assurdo, non è vero? Eppure è quanto è avvenuto sinora nel settore della giustizia (o, più correttamente, della risoluzione delle controversie). Per qualsiasi controversia
(importante o banale, poco importa) è stato sinora necessario rivolgersi al tribunale, e sempre con il patrocinio di un avvocato. Non essendovi alcun filtro, o meglio alcun procedimento alternativo per la soluzione delle controversie, gli organi della giustizia sono stati soffocati di pratiche e questo li ha portati al collasso.
Ora il legislatore italiano, avvalendosi di una direttiva europea, ha previsto che, analogamente a quanto avviene nelle generalità dei paesi, sia opportuno, o necessario a seconda dei casi, tentare un procedimento di conciliazione (o mediazione) presso appositi organismi allo scopo costituiti che, per la gestione di tali controversie, si avvalgano di personale specializzato.
Si spera, con questa procedura mutuata da altri ordinamenti, di porre rimedio ad una situazione della Giustizia che presenta attualmente quasi 6 milioni di pratiche arretrate con un tendenziale aumento di 200 mila pratiche l’anno.
In concreto, il cittadino che si trova ad avere una controversia potrà rivolgersi a questi organismi per tentare di risolverla. Tale procedura non è gratuita, ma, tenuto conto che essa ha una durata assai limitata (la legge parla di quattro mesi, ma in pratica il procedimento si risolve in due o tre sedute, quindi un mese, un mese e mezzo) e che non è necessario l’intervento di un avvocato (anche se il cittadino ha diritto di farsi assistere da un professionista di sua fiducia – avvocato, commercialista od altro) il costo è molto inferiore a quello di una causa, il tempo necessario è, come abbiamo detto, di poche settimane o mesi (a fronte degli anni o decenni di durata di una vertenza giudiziaria) e, se la conciliazione riesce, le parti conservano rapporti amichevoli, cosa da non sottovalutare, se si pensa ai rapporti familiari, di affari, con i locatari, condomini, o altro. Va poi aggiunto che il legislatore ha riconosciuto vantaggi fiscali (deduzione dei costi ai fini delle imposte sui redditi ed esenzione dall’imposta di registro sino a € 50.000) tali da rendere comunque conveniente il ricorso alla mediazione.
Non si comprende perché un siffatto provvedimento abbia suscitato tante rimostranze.
Forse perché, per alcune controversie (diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, e – dal 20 marzo 2012 – condominio e risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti) il legislatore ha previsto l’obbligo (e non la mera facoltà) dell’esperimento. Se l’accordo non viene raggiunto le parti potranno poi dar corso ad un procedimento giudiziario.
Si è parlato di violazione di diritti costituzionale, ma il punto è facilmente confutabile. Una violazione al diritto costituzionale ad ottenere giustizia è rappresentato – e l’Europa ce lo ha frequentemente fatto presente – dall’attuale eccessiva durata dei processi; qualunque previsione volta a ridurre tali tempi va intesa proprio a garantire l’esercizio di tale diritto e la mediazione si propone proprio questo obiettivo, e ciò sia che i singoli procedimenti abbiano successo, sia che non lo abbiano: in quest’ultimo caso infatti la stessa diminuzione del numero delle cause consentirà agli organi della giustizia un più rapido disbrigo delle cause. L’esperienza internazionale ha mostrato che la mediazione si conclude in modo positivo, cioè con l’accordo, in non meno dell’80 per cento dei casi.
A nessuno è precluso l’accesso agli organi della giustizia: ma è giusto che il legislatore ne voglia limitare l’accesso ai casi davvero meritevoli, o comunque dopo un tentativo fallito di conciliazione. Non dimentichiamo, in proposito, che la giustizia ordinaria costa cara alle parti litiganti, ma anche alla collettività.
Si è parlato di violazione dell’art 24 della Costituzione: ma il principio ispiratore di questo articolo è di garantire l’esercizio del diritto alla giustizia anche ai meno abbienti. E la mediazione si propone proprio questo: con un costo molto molto inferiore consentirà una difesa di interessi (e diritti) anche a chi ha modesta disponibilità, pur non versando nelle condizioni di povertà che giustificano il gratuito patrocinio. Nulla è d’altronde mutato in relazione al gratuito patrocinio, che continuerà ad essere riconosciuto per l’eventuale successiva fase giudiziaria, che non è previsto per il procedimento di mediazione per il semplice fatto che la mediazione non ha bisogno di patrocinio legale. Se peraltro la Corte Costituzionale decidesse che il termine “giurisdizione” usato dall’art 24 sia riferibile (cosa che personalmente nego) anche alla mediazione, se ne avrebbe l’automatica estensione del gratuito patrocinio anche alla mediazione. Tutto qui.
I timori di prescrizione o decadenza di diritti sono del tutto infondati, dal momento che proprio il procedimento di mediazione sospende il decorso dei termini.
Il problema è invece un altro e cioè che manca nel nostra Paese una cultura della mediazione (o conciliazione che dir si voglia), la consapevolezza cioè di poter comporre le controversie in forma rapida, poco costosa e senza compromettere i rapporti sociali ed economici e che, nella generalità dei casi, è vantaggioso per tutti pervenire ad un accordo in termini che contemperino gli interessi (e non i meri diritti astratti) delle parti.
Non si comprende poi perché una giustizia “partecipata” o “condivisa” debba essere peggiore di una giustizia “calata dall’alto”. Una giustizia accettata e voluta dalle parti interessate è probabilmente migliore di una giustizia in nome del Popolo Italiano.
Di tutto questo se ne sono rese conto le categorie produttive, e cioè le confederazioni imprenditoriali (Cia, Coldiretti, Compagnia delle Opere, Confagricoltura, Confapi, Confcooperative, Confindustria, Lega delle Cooperative, Rete Imprese Italia) e gli organi rappresentativi delle professioni (esclusa quella forense) che, su iniziativa della Presidente Marcegaglia hanno insistito affinché la mediazione, anche nella forma obbligatoria, entrasse in vigore senza indugi o ritardi.
Non dobbiamo infatti dimenticare che il problema coinvolge lo sviluppo dell’economia italiana e che le disfunzioni della giustizia nel Paese hanno pesanti ripercussioni anche per la competitività del Sistema Italia.
Qualcuno ha voluto vedere nella Mediazione una riduzione dell’importanza, forse del prestigio della magistratura: penso si tratti di un malinteso. Se la Mediazione avrà successo sarà ridata alla Magistratura la possibilità di concentrarsi sulle controversie più importanti, soprattutto su quelle di principio, libera dagli oneri delle controversie bagatellari e di ballatoio, ed anche a forme di ricerca giuridica.


*Presidente Centro Studi Triveneto per la Conciliazione