Per la Conciliazione un futuro “fallimentare”. A Venezia la prima domanda di Conciliazione presentata da un curatore

Non di rado capita di leggere sulla stampa specializzata i pareri di chi sostiene che la Media Conciliazione sarà destinata al “fallimento”. Ed effettivamente tali opinioni si stanno rilevando molto più realistiche di quanto si pensasse.
Infatti uno degli ambiti in cui si prevede che la conciliazione susciterà maggior interesse sarà proprio nella gestione delle procedure fallimentari.
Abbiamo voluto sentire in proposito il parere del dr Massimo Marchiori, curatore della procedura fallimentare che ha presentato la domanda di Conciliazione.

Perché e quando il curatore fallimentare dovrebbe esperire il tentativo di Conciliazione?
Per sua natura la Conciliazione è poco costosa, perché non necessita del patrocinio di un legale come invece le procedure giudiziarie (art. 82 C.p.c.) e veloce perché comunque si conclude entro quattro mesi dalla sua instaurazione ai sensi dell’art. 6 D.Lgs 28/2010.
Al di là delle ovvie conclusioni in ordine ai benefici che tali elementi comportano nella gestione delle procedure fallimentari, vi sono particolari circostanze in cui la Conciliazione può rendersi particolarmente appetibile ai curatori.
Si pensi, a mero titolo esemplificativo, ad una fattispecie molto comune tra le procedure fallimentari ovvero al fallimento di una ditta o di una società di piccole-medie dimensioni caratterizzato da scarse disponibilità di attivo e con una serie di debiti di modeste entità. Sulla base di una contabilità non sempre perfettamente aggiornata, il curatore redige un elenco dei potenziali debitori a cui solitamente invia un’intimazione a provvedere al pagamento salvo la presentazione di documenti comprovanti l’assolvimento dell’obbligazione.
Molto spesso però, in risposta a tale richiesta, alcuni debitori contestato le fatture per inadempimenti nell’erogazione dei servizi o per difetti nella fornitura dei beni, altri contestano gli importi indicati, altri ancora riferiscono di aver pagato in contanti senza però esser in grado di esibire documenti con efficacia probatoria quali copia dei libri bollati e vidimati nelle forme di legge di cui all’art. 2710 del Codice Civile e all’art. 634 del Codice di Procedura Civile.
In tali circostanze il curatore considerati i modesti importi delle posizioni debitorie, le singole situazioni nonché le scarse disponibilità della procedura, ritengono solitamente inopportuno dar corso a una serie di procedimenti legali sia perché non economicamente vantaggioso sia perché potrebbe ritardare in modo non prevedibile la chiusura della procedura.
Invece, considerato che l’art. 2 del D.Lgs 28/2010 prevede che “chiunque può accedere alla mediazione per conciliazione di una controversia civile e commerciale” e considerati soprattutto i costi contenuti per avviare la pratica e la rapidità del procedimento, risulta di particolare interesse per la curatela – e soprattutto per la massa dei creditori – esperire il tentativo della conciliazione giudiziale.

Qual è il procedimento che il curatore deve seguire per esperire il tentativo di Conciliazione?
A mio avviso prima di avviare il procedimento è opportuno che il curatore chieda autorizzazione al Giudice Delegato a dar corso alla Conciliazione illustrandone le ragioni e precisando che, qualora si raggiungesse un accordo amichevole ai sensi dell’art. 11 del D.Lgs 28/2010, egli condizionerà gli effetti per il fallimento all’accettazione e all’autorizzazione da parte degli altri organi del fallimento (Giudice Delegato e Comitato dei Creditori).