Le assurde critiche alla Mediazione

Il nuovo istituto della Mediazione Conciliazione è in questi giorni oggetto di critiche.
Abbiamo voluto sentire in proposito il parere del dr Giancarlo Tomasin, Presidente del Centro Studi Triveneto per la Conciliazione

D/ Qualcuno preconizza che il procedimento obbligatorio di conciliazione comporterà un ulteriore costo ed in una ulteriore perdita di tempo.
R/ La mediazione ha avuto successo nella generalità dei paesi che l’hanno accolta. Non si vede per quale motivo ciò non posa avvenire anche in Italia, ove rappresenta l’unico serio tentativo per risolvere la crisi della giustizia civile e commerciale.
Ma perchè ciò avvenga saranno necessari mediatori preparati e, soprattutto, una generale consapevolezza sull’importanza e l’efficacia dell’istituto.
Per questo è necessario che i mediatori (conciliatori) richiedano sempre, se del caso mediante specifica convocazione, la presenza delle parti, libere queste di farsi assistere da professionisti.
E’ certo che un abile conciliatore, che sappia creare la giusta atmosfera, sarà in grado di risolvere la maggior parte delle controversie a lui affidate. All’estero la percentuale di mediazioni riuscite supera l’80 per cento.
Sarà peraltro assai importante il supporto della magistratura: se infatti i giudici, avvalendosi dei poteri loro attribuiti dall’art 8 del decreto n. 28, faranno riferimento, nelle sentenze, all’esito negativo dei tentativi di conciliazione, ciò costituirà importante stimolo per la soluzione conciliatoria delle controversie.

D/ Qualcuno obietta sull’obbligatorietà della procedura di conciliazione.
R/ Il punto va invece fermamente difeso. Infatti, in mancanza di un obbligo si verificherebbe una remora alla richiesta di conciliazione, in quanto ciascuna delle parti, anche se segretamente disposta ad una transazione, non la proporrebbe, nel timore che ciò venga interpretato dalla controparte come un riconoscimento di debolezza dei diritti.
Va poi osservato che il concetto di “volontarietà” contiene, in se, un equivoco: può infatti essere interpretato nel senso che una delle parti può richiedere la mediazione, ovvero nel senso che il procedimento conciliatorio deve essere richiesto da entrambe le parti. Se si accede a questa seconda interpretazione il successo dell’istituto verrebbe definitivamente compromesso.

D/ Qualcuno ha poi ventilato che il mancato obbligo di patrocinio legale violerebbe il disposto dell’art 24 Cost.
R/ Una siffatta tesi va respinta, in quanto stravolge il principio ispiratore dell’art 24 che è quello di evitare che la tutela dei diritti sia impedita dalla scarsità di risorse economiche, trasformandolo in un onere quale quello di imporre il pagamento di un servizio (quello legale) anche quando questo non è né necessario né richiesto. L’istituto della Mediazione è pienamente conforme a questa logica.
Ciò non esclude che possa essere previsto il gratuito patrocinio, se espressamente richiesto da una delle parti e il conciliatore-mediatore ne ravvisi l’opportunità, nell’ambito dei poteri già conferitigli dall’art 8 c. 4 del decreto 28.

D/ Qualcuno ha obiettato che la conciliazione sarà richiesta, o comunque avrà esito positivo, solo per le controversie di modesto valore, in quanto per quelle di maggior valore le parti vorranno comunque pervenire ad una sentenza.
R/ Il fatto che le controversie di valore modesto siano definite mediante la conciliazione sarebbe già un risultato importante per la Giustizia italiana, in quanto libererebbe le corti italiane da una massa di cause che ne ingolfano il lavoro. E’ poi probabile che, in un primo periodo, avvenga che solo le procedure di conciliazione di modesto valore abbiano successo, mentre quelle di valore elevato no. Ma, quando l’istituto sarà entrato nel costume, non sarà più così e forse si verificherà l’opposto. Chi ha fatto esperienze in materia, soprattutto a livello internazionale, nota che, quando la posta in gioco è modesta, le parti (o una di esse) sono disposte a rischiare i danni della perdita della causa, ovvero di aver ragione dopo molti anni (subendo nel frattempo le spese), pur di dimostrare alla controparte di aver ragione. Quando peraltro la controversia verte su valori tali da compromettere, in caso di perdita, la salute economica di un’imprese, o anche la sopravvivenza, aumenta la disponibilità a pervenire ad una definizione concordata, anche con rinuncia a parte delle proprie ragioni.

D/ La legge delega prevedeva particolare competenza giuridica da parte del Mediatori e ciò non sarebbe previsto nei decreti delegati.
R/ Non è esatto: la legge delega prevedeva, per i mediatori, quei requisiti morali ed intellettuali già previsti nel Codice europeo di condotta per mediatori emanato a Bruxelles nel 2004 e ripresi nella direttiva comunitaria n. 52 del 2008.
Il d. lgs 28/2010 e il decreto Ministero Giustizia 180/2010 ribadiscono questi concetti e richiedono inoltre particolari competenze nei vari settori, e ciò è conforme alla logica della mediazione e dei mediatori che, a differenza dei magistrati, devono avere esatta cognizione degli “interessi”, più che dei “diritti” delle parti.
Ovviamente in certi casi sarà importante disporre di particolari cognizioni giuridiche.
Va poi tenuto presente che l’accordo (“conciliazione”) va redatto con cura, dal momento che, per ottenere efficacia esecutiva dal Presidente del Tribunale, il suo contenuto non deve essere contrario all’ordine pubblico o a norme imperative ed essere formalmente regolare (art 12 d. lgs 28/2010).