La Conciliazione è un surrogato della Giustizia o è essa stessa una forma di giustizia?

a cura del dr Giancarlo Tomasin

Continuiamo con le nostre brevi note sull’argomento della Conciliazione, destinato ad inserirsi sempre più nella vita economica e sociale del nostro Paese.

Qualcuno potrà obbiettare che la Conciliazione è un procedimento poco costoso, veloce, che non compromette i rapporti, ma è pur sempre una sorta di giustizia casereccia, una giustizia “di Serie B”. Ma è davvero così?
Molti sono portati a considerare come Giustizia solo quella che si manifesta con una “sentenza”, cioè con un dispositivo calato dall’alto, da un’autorità statuale.
Questo dipende forse dalla concezione di netta separazione della ragione e del torto, derivante a sua volta da una concezione manichea di separazione del bene dal male.
Ma non è così in altre culture ed in altri momenti storici.
In Cina, ad esempio, la tradizione confuciana porta a considerare giustizia quel contemperamento degli interessi e delle ragioni di ciascuna delle parti che deve portare ad un accordo, e solo quell’accordo costituisce vera giustizia.
Ma impostazioni non dissimili possiamo ritrovare anche nella nostra cultura, anche religiosa. Non dimentichiamo in proposito l’insegnamento di S. Paolo (I Cor 6, 1-6) che invita a risolvere eventuali controversie all’interno della comunità: “c’è certamente fra di voi almeno un uomo saggio in grado di regolare le controversie fra i fratelli”.
D’altro canto se guardiamo il comportamento e le sentenze dei magistrati più esperti ed autorevoli, non solo notiamo che suggeriscono alle parti nel corso del processo di addivenire ad una transazione, ma spesso le loro sentenze tengono conto delle reciproche posizioni e cercano di individuare sentenze accettabili da tutte le parti.
Purtroppo la nostra impostazione di voler vederci dar ragione, magari al termine di diversi estenuanti gradi di giudizio, ha prodotto una giustizia lenta, costosa, che non di rado arriva troppo tardi per produrre effetti benefici anche al vincitore.
Dobbiamo invece abituarci ad un diverso concetto di Giustizia, che si realizza nella paziente ricerca di un punto di contatto, e di consapevole adesione fra le parti, magari con soluzioni non prospettate all’origine, ma maturate nel corso degli incontri e/o individuate dal conciliatore (che, anche per questo, dovrebbe essere un conoscitore della materia oggetto del contendere).
Ci renderemo conto di trovarci di fronte non ad una “giustizia di Serie B” , ma ad una giustizia più efficace.

* dottore commercialista in Venezia

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