La nuova disciplina Iva per i servizi intracomunitari

dr Andrea D’Este*

Dal primo gennaio 2010 sono entrate in vigore le nuove regole concernenti la territorialità Iva delle prestazioni di servizi c.d. generici, ovvero quelli non previsti da altre disposizioni specifiche e derogatorie contenute nel DPR 633/1972 o nel DL 331/1992.
La versione precedente dell’articolo 7 del DPR 633/1972 prevedeva, al terzo comma, che “Le prestazioni di servizi si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando sono rese da soggetti che hanno il domicilio nel territorio stesso o da soggetti ivi residenti che non abbiano stabilito il domicilio all’estero, nonché quando sono rese da stabili organizzazioni in Italia di soggetti domiciliati e residenti all’estero”.
L’imposta veniva dunque applicata nel Paese ove il prestatore aveva il domicilio o la residenza, senza nessuna distinzione in base alla natura e al domicilio del committente. E, quindi, se il prestatore aveva domicilio in Italia, le operazioni erano imponibili nel nostro Stato.
Dal primo gennaio questa regola viene capovolta infatti la territorialità dell’imposta segue ora la regola della committenza, sia per i committenti comunitari sia per quelli stabiliti fuori dalla Comunità. Ciò significa che le prestazioni di servizi sono territorialmente rilevanti, e quindi imponibili, nello Stato dove il committente è stabilito a nulla rilevando lo Stato ove il prestatore è stabilito. Con il termine “stabilito” si fa riferimento al domicilio o alla residenza per i soggetti persone fisiche e per i soggetti diversi dalle persone fisiche (società, enti, organismi pubblici e privati e così via) si considera domicilio il luogo in cui si trova la sede legale e residenza quello in cui si trova la sede effettiva.
Nel caso di servizi resi da un prestatore italiano verso un committente comunitario, stabilito in altro Stato membro, il prestatore italiano emetterà fattura senza l’addebito dell’Iva indicando l’articolo 7-ter come causa di esclusione; a sua volta il committente comunitario estero provvederà ad assolvere gli obblighi imposti dalla normativa Iva attraverso il meccanismo del reverse charge. Secondo tale procedura l’autofattura emessa dovrà essere registrata sia nel registro delle fatture d’acquisto sia in quello delle fatture emesse, sterilizzando di fatto l’imposta.
Nel caso di committente extra-comunitario, il prestatore dovrà comunque emettere la fattura di vendita per le prestazioni rese, non assoggettandole ad imposta.
Il nuovo articolo 7-ter del DPR 633/1972, il quale disciplina la territorialità delle prestazioni di servizi, prevede che le prestazioni di servizi si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando:
- sono rese a soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato;
- sono rese a committenti non soggetti passivi da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato.

In Italia rilevano le prestazione rese a committenti stabiliti in Italia oppure rese a committenti diversi da quelli passivi. Lo stesso articolo 7-ter al secondo comma qualifica come soggetti passivi, ai soli fini delle prestazioni servizi:
1 – i soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professione; le persone fisiche si considerano soggetti passivi limitatamente alle prestazioni ricevute quando agiscono nell’esercizio di tali attività;
2 – gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni che svolgono attività commerciale, anche quando agiscono al di fuori delle attività commerciale o agricole;
3 – gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni, non soggetti passivi, identificati ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
Attraverso l’elencazione dei soggetti passivi ai fini delle prestazioni di servizi, la norma allarga il novero dei soggetti interessati rispetto a quelli contenuti negli articoli 4 e 5 del DPR 633/1972.
In particolare sono considerati soggetti passivi anche gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni che svolgono attività commerciale a nulla rilevando se il servizio è utilizzato esclusivamente nell’attività istituzionale. Inoltre per tali soggetti, svolgenti esclusivamente attività istituzionale, è riconosciuta la soggettività passiva qualora si siano identificati ai fini Iva cioè dispongano di un numero di partita Iva. Le persone fisiche sono considerate soggetti passivi solamente per quanto riguarda i servizi ricevuti nell’ambito dell’attività d’impresa o dell’arte/professione svolta.

TERRITORIALITA’ dei SERVIZI COMUNITARI

Fino al
31.12.2009
Dall’01.01.2010 Dall’01.01.2010
Servizi resi a soggetti passivi e non
Servizi resi a soggetti passivi Servizi resi non a soggetti passivi
Luogo ove è
stabilito il
prestatore
Luogo ove è
stabilito il
committente
Luogo ove è stabilito il
prestatore

Condizione necessaria affinché le prestazioni di servizi siano considerate non rilevanti nello Stato del prestatore è che il committente sia un soggetto passivo come appena descritto e che sia stabilito il una Paese diverso da quello del prestatore. La verifica di questi due requisiti fondamentali deve essere operata dal soggetto che presta il servizio e varia a seconda se il committente sia comunitario o extra-comunitario:
1 – committente comunitario: questo deve comunicare obbligatoriamente al prestatore italiano il numero di identificazione fiscale nel Paese ove è stabilito oppure allegare un certificato dell’Autorità estera che certifichi l’identificazione fiscale nello Stato del committente. Nel primo caso, avendo a disposizione solamente il codice di identificazione del committente comunitario, il prestatore italiano dovrà verificare la correttezza di tale codice e potrà farlo attraverso il sistema Vies che permette indicando il codice fornito di verificare se questo corrisponde ad un soggetto attivo e lo stato ove si è identificato. Il link per tale verifica è: http://www1.agenziaentrate.it/servizi/vies/vies.htm, scegliendo lo Stato ove il committente è stabilito;
2 – committente extra-comunitario: il questo caso non è possibile la verifica del numero di identificazione come per i committenti comunitari. Per superare tale difficoltà non rimane che affidarsi ad un certificato emesso dall’Autorità fiscale estera attestante che il committente è stabilito nello Stato estero nonché la sua effettiva attività esercitata, così da poterlo inquadrare tra i soggetti passivi. Altri indizi dell’esercizio di una effettiva attività economica sono: la presenza di un sito internet del committente, la richiesta o la conferma d’ordine del committente contenente l’indirizzo dell’attività e il numero di registrazione.

Altra modifica di rilievo è contenuta nell’articolo 6, ultimo comma, del DPR 633/1972. Si prevede che “In ogni caso le prestazioni di servizi di cui all’articolo 7-ter, rese da u
n soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro d
ella Comunità nei confronti di un soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato, effettuate in modo continuativo nell’arco di un periodo superiore ad un anno e che non comportano versamenti di acconti o pagamenti anche parziali nel medesimo periodo, si considerano effettuate al termine di ciascun anno solare fino alla conclusione delle prestazioni medesime”.
Con tale disposizione si rende necessario procedere a fine esercizio alla fatturazione delle prestazioni di carattere continuativo per un periodo superiore ad un anno, qualora rese a soggetti passivi comunitari e quando non vi è stato il pagamento, anche parziale, o di acconti.

* Praticante dottore commercialista in Venezia