Imposta Unica Comunale, Tari e Tasi

dr Lisa Volpe*

L’ Imposta Unica Comunale, c.d. Iuc, -introdotta dalla recente Legge di Stabilità 2014- in sé considerata non esprime una tassa ed è da considerarsi unica solo apparentemente. Infatti il prelievo fiscale viene realizzato dalle sue componenti che, da un punto di vista patrimoniale, viene imposto con applicazione dell’Imu sugli immobili non esenti mentre, per quanto riguarda la partecipazione ai costi dei servizi comunali erogati, istituisce due nuovi  tributi, la Tari e la Tasi. Identificata quindi la triade in cui si articola la  Iuc, i suoi due diversi presupposti impositivi sono definiti normativamente, per l’Imu, nel possesso di immobili e collegato alla loro natura e valore, mentre per Tari e Tasi, nella erogazione e fruizione di servizi comunali[1].

1. Ambito di applicazione della Tari e della Tasi
La Tari è stata introdotta per contribuire al costo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, oltreché quello per l’igiene urbana, la Tasi invece per compartecipare al costo dei servizi indivisibili erogati dagli enti locali (manutenzione delle strade, verde pubblico, illuminazione e tutti quei servizi che non sono a domanda individuale). Per ogni anno solare sia la Tari che la Tasi integrano un’obbligazione tributaria autonoma che, in quanto tale, grava solidalmente su tutti coloro che posseggono o detengono gli immobili oggetto del prelievo fiscale. Premesso che per ambo le discipline fiscali la soggettività passiva grava sul possesso o la detenzione, il Legislatore al comma 681 della L. 147/2013 precisa per la Tasi che se l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare, quest’ultimo e l’occupante sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria (a carico dell’occupante tra il 10% e il 30%, e per il residuo grava sul titolare del diritto reale dell’immobile). Non disponendo analogicamente per la Tari il tributo in questione grava solo sugli utilizzatori per ragionamento deduttivo.

Chiunque – indipendentemente dal titolo posseduto e dalla destinazione d’uso dell’immobile – è soggetto ai prelievi fiscali appena menzionati se possiede, ovvero detiene (per detenzioni temporanee di almeno 6 mesi nel corso dell’anno solare[2]):

–          locali o aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti urbani ai fini Tari (basta quindi la mera idoneità del bene a produrre rifiuti indipendentemente dalla loro effettiva produzione) ;

–          fabbricati[3] (abitazione principale inclusa), aree scoperte nonché aree edificabili per quanto riguarda la Tasi.

Per il possesso o la detenzione temporanea di locali o aree scoperte, purché non superiori a 6 mesi, i tributi sono dovuti dal titolare del diritto di proprietà, superficie, uso, abitazione e usufrutto, e quindi non dal detentore/utilizzatore.

I locali o le aree che sono accessori  o pertinenziali ad immobili già tassati, ovvero le aree non operative, e che quindi non sono utilizzate nell’ambito di attività economiche e produttive, sono esclusi ex lege dai tributi Tari e Tasi (giardini condominiali, cortili…). L’esclusione opera anche per le aree comuni condominiali che non sono occupate in via esclusiva (tetti, lastrici solari, scale, aree destinate a parcheggio) [4].

In caso di  multiproprietà o di centri commerciali integrati i soggetti che gestiscono i servizi comuni sono responsabili per il versamento della Tari e della Tasi, ferme restando le obbligazioni tributarie autonome che comunque continuano a gravare sui singoli soggetti che hanno il possesso o la detenzione esclusiva di locali o aree scoperte.

2. Tari

 Fermo restando il rispetto del principio comunitario “chi inquina paga[5]” e l’entità delle superfici calpestabili già dichiarate o accertate per l’applicazione dei precedenti prelievi sui rifiuti (Tarsu, Tia e Tares), anche la Tari è commisurata alle tariffe comunali. La Tariffa (composta da una quota fissa ed una variabile), ai sensi della Legge di Stabilità 2014, può essere più flessibilmente e alternativamente calcolata, rispetto ai precedenti tributi, in base al:

  • metodo “normalizzato”, indicato nel D.Lgs. 158/1999, a seconda l’utenza sia domestica o non domestica[6]e alla zona territoriale di riferimento;
  • alle quantità e qualità medie ordinarie dei rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti.
  • ai coefficienti di produttività secondo cui le tariffe per ogni categoria o sottocategoria omogenea sono determinate dal Comune moltiplicando il costo del servizio per unità di superficie imponibile accertata, previsto per l’anno successivo, per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa di rifiuti[7].

Nella determinazione della tariffa il Comune, al fine di raggiungere il break-even point, deve considerare i costi di investimento e di esercizio relativi al servizio erogato, compresi quelli per lo smaltimento dei rifiuti nelle discariche ed esclusi quelli per erogare il servizio alle istituzioni scolastiche oltreché quelli che sono già a carico dei produttori di rifiuti speciali perché autonomamente provvedono a recuperarli. Nei confronti di questi ultimi la Legge di Stabilità 2014 introduce, sul fronte delle agevolazioni fiscali relative alla componente variabile della tariffa, sia la più contenuta misura della riduzione fiscale che, in sua contrapposizione, la più generalizzata esenzione dal pagamento. Nel sollecitare un’interpretazione legislativa a definizione della predetta querelle interpretativa, il Ministero dell’Ambiente manifesta l’apprezzamento per la riduzione fiscale, proporzionale ai rifiuti recuperati, essendo un intervento legislativo modificativo e legislativo successivo rispetto al testo legislativo originario che, invece, disponeva per l’esenzione[8]. Le superfici dei locali che producono in modo continuativo e prevalente rifiuti speciali sono escluse dalla Tari ma per l’obiettiva difficoltà di delimitare le superfici ove tali rifiuti si formano il Comune, in virtù della propria autonomia regolamentare, deve individuare le categorie di attività produttive di rifiuti speciali alle quali applicare percentuali di riduzione rispetto all’intera superficie su cui l’attività viene svolta. Imponibili ai fini Tari sono invece quelle superfici in cui vengono prodotti rifiuti assimilati (bar, mense, spacci..). Nella misura del 40% la Tari è invece dovuta per i rifiuti speciali prodotti da magazzini di materie prime e prodotti finiti[9].

La Tari è dovuta nella misura del:

–          20% della tariffa se non viene svolto il servizio di gestione di rifiuti o’ è svolto irregolarmente, ovvero se il servizio è svolto irregolarmente;

–          40% se non è effettuato il servizio di raccolta.

La Tari non è comunque dovuta per i terreni agricoli.

3. Tasi

La Tasi sostituisce la maggiorazione della Tares; l’aliquota base fissata dalla Legge di Stabilità è l’1per mille. Nell’ambito della propria potestà regolamentare ciascun Comune può diminuire l’aliquota -fino ad azzerarla- ovvero  aumentarla -non eccedendo però, per ciascuna tipologia di immobile, il tetto massimo del 10,6per mille ovvero le minori aliquote stabilite dal Legislatore ai fini Imu a seconda del tipo di immobile. L’aliquota Imu compartecipa con quella Tasi alla verifica del raggiungimento dell’aliquota massima ammessa. Le aliquote devono essere fissate una volta che il comune ha identificato la natura e i costi dei servizi indivisibili da sottoporre a prelievo, a loro volta differenziandole in base all’attività nonché alla tipologia e alla destinazione degli immobili. In sede di prima applicazione l’aumento Tari, per il 2014, non può superare il 2,5 per mille. Invece in ogni caso per i fabbricati rurali strumentali non può eccedere l’aliquota base.

Diversamente dalla maggiorazione Tares, calcolata in base alla superficie degli immobili, la base imponibile del nuovo tributo locale, per rinvio della Legge di Stabilità 2014 al D.L. n. 201/2011-convertito dalla L. N. 214/2011- è quella l’Imu. (rendita catastale moltiplicata per appositi coefficienti). Per effetto di questa novità la Tasi è più da considerarsi come un’addizionale dell’Imu che, a differenza di quest’ultima, colpisce anche le abitazioni principali, ormai pressoché esenti dall’Imposta Municipale Propria[10]. Premesso che le esenzioni concorrono a delimitare l’ambito di applicazione di un tributo, e vanno quindi interpretate in senso restrittivo, non è possibile estendere per ragionamento analogico deduttivo alla Tasi le esenzioni che il Legislatore riconosce ai fini Imu. Quindi immobili esentati dall’imposta patrimoniale sono invece assoggettate ai tributi locali per i servizi comunali fruiti. Sono invece esclusi dalla Tasi quegli immobili classificati nella categoria catastale E (immobili a destinazione speciale come i cimiteri), non essendo definita neppure ai fini Imu per questa categoria[11].

Per gli immobili appartenenti alla categoria D, non iscritti in catasto, ai fini Tasi l’imprenditore deve considerare il valore dei suddetti immobili come risultante dall’ammontare risultante dalle scritture contabili, al lordo delle quote di ammortamento, moltiplicato per i coefficienti stabiliti per ciascun anno di formazione[12].

4. Riduzioni ed agevolazioni per Tari e Tasi

Il Comune, ferma restando le agevolazioni da riconoscersi in base alla specifica capacità contributiva dei nuclei familiari come risultanti dal modello Isee, ai fini Tari e Tasi può deliberare ulteriori agevolazioni -fino al totale esonero- per :

–          la raccolta differenziata c/o le utenze domestiche (solo ai fini Tari);

–          le abitazioni con un unico occupante (Tari+Tasi);

–          le abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo (Tari+Tasi);

–           i locali, diverse dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente (Tari+Tasi);

–          le abitazioni occupate da soggetti che risiedano, o abbiano dimora, per più di sei mesi all’estero (Tari+Tasi);

–           i fabbricati rurali ad uso abitativo (Tari+Tasi);

–          le superfici eccedenti il normale rapporto tra produzione di rifiuti e superficie stessa (solo ai fini Tasi); la dottrina si interroga però sul significato normativo di includere tra i casi fiscalmente agevolabili quest’ultimo.

Ai fini Tari il legislatore riconosce alla potestà comunale di riconoscere sconti  aggiuntivi sulla tariffa che però non possono complessivamente superare il 7% degli introiti[13].

5. Dichiarazione IUC

La Dichiarazione IUC deve essere presentata entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui inizia il possesso o la detenzione dell’immobile, ovvero si integra una modifica degli elementi oggettivi/soggettivi utili al fine del calcolo dei tributi locali. Se non si dovesse ricadere in una di queste situazioni allora le informazioni utili per il calcolo della Tari sono quelle già acquisite ai fini della Tarsu, Tia. Ai fini Tasi invece quelle relative alla dichiarazione Imu.

6. Versamento Tari e Tasi

Tari e Tasi devono essere versate con bollettini precompilati dall’amministrazione locale ovvero mediante modello F24, in un’unica soluzione, ed entro il 16 giugno di ciascun anno, ovvero in due o’ più rate con cadenza almeno semestrale e con scadenze diverse per quanto riguarda Tari e Tasi.

La Iuc è applicata e riscossa dal Comune, salva la possibilità di affidarne – per la Tari- riscossione ed accertamento al gestore del servizio smaltimento rifiuti mentre -pr la Tasi- a chi è incaricato a riscuotere ed accertare l’Imu.

7. Imu

7.1 Esenzione

La Legge di Stabilità riconosce a titolo definitivo l’esenzione Imu nei seguenti casi:

  1. abitazione principale ( eccetto quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9) e relative pertinenze ( una pertinenza per ogni categoria catastale classificata in categoria C/2, C/6, C/7);
  2. abitazione assimilata a quella principale se a seguito di separazione il coniuge è assegnatario della casa coniugale[14];
  3. unità immobiliari delle cooperative edilizie a proprietà indivisa destinati ad abitazione principale dei soci assegnatari;
  4. fabbricati destinati ad alloggi sociali;
  5. abitazioni principali del personale del comparto sicurezza (Forze armate, Polizia, Vigili del fuoco, funzionari della Prefettura) per cui non sono più contestualmente richiesti residenza e dimora abituale;
  6. fabbricati rurali strumentali

Nell’ambito della propria potestà il Comune può assimilare all’abitazione principale, esentandole cos’ da Imu:

  1. le abitazioni possedute a titolo di proprietà/usufrutto (sempre che non locate) di anziani o’ disabili che sono residenti presso case di cura o istituti di ricovero;
  2. posseduta a titolo di proprietà / usufrutto da cittadini italiani non residenti in Italia (iscritti AIRE) purché non locata;
  3. le unità concesse in comodato gratuito a parenti in linea retta entro il primo grado, ascendenti (genitori) o discendenti (figli); l’esenzione è concessa fino ad una rendita catastale non eccedente il tetto massino di euro 500,00 ovvero, indipendentemente da questa, in ogni caso se il nucleo familiare presenta un Isee non superiore ad euro 15.000 annui[15]. In caso di più immobili l’agevolazione si applica ad un solo immobile.

7.2 Detrazioni

Per quanto riguarda le detrazioni sulla prima casa, laddove questa sia classificata in una delle categorie A/1, A/8, A/9, la detrazione di euro 200,00 permane; invce non è più riconosciuta quella di euro 50,00 spettante per ciascun figlio che abbia un età inferiore a 26 anni residente e dimorante nell’abitazione principale.

7.3 Deducibilità

La Legge di Stabilità – ferma restando per gli immobili strumentali (per destinazione e per natura) la deducibilità Imu dal reddito di impresa e dall’esercizio di arti e professioni nella misura del 30% per il 2013 – riduce dal 2014 tale beneficio fiscale al 20%. Ai fini Irap invece non è ammessa alcuna deduzione[16].

7.4 Partecipazione al reddito delle persone fisiche

Dal 2014 le abitazioni non locate che si trovano nello stesso Comune dell’abitazione principale partecipano al reddito delle persone fisiche, ai fini irpef e delle relative addizionali, nella misura del 50%. L’Imu quindi in questi casi non assorbe più l’intera tassazione ai fini Irpef e delle relative addizionali[17].

7.5 Enti non commerciali

Gli enti non commerciali devono versare l’Imu in 3 rate, di cui due alle ordinarie scadenze (giugno/dicembre) corrispondendo in ciascuna data il 50% dell’Imu pagata l’anno precedente, e il residuo, a titolo di conguaglio, è dovuto entro il 16 giugno dell’anno successivo[18].

7.6. Terreni agricoli di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionale

I terreni agricoli, anche non coltivati, posseduti da coltivatori diretti[19] e imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola[20] tornano ad essere imponibili dal 2014. Il coefficiente moltiplicativo, prima corrispondente a 110, è pari a 75[21].

7.7 Immobili della categoria D non iscritti in catasto

Per gli immobili appartenenti alla categoria D, non iscritti in catasto, ai fini IMU l’imprenditore deve considerare il valore dei suddetti immobili come risultante dall’ammontare risultante dalle scritture contabili, al lordo delle quote di ammortamento, moltiplicato per i coefficienti stabiliti per ciascun anno di formazione[22].


* Dottore Commercialista in Venezia


[1] Legge di Stabilità 2014, Articolo 1/222, co. 639;  De Benedetto G., Sulla casa stangata in quattro mosse, Il sole24Ore, 21/12/2013; Carbone C., Commento – Possibili Correzioni in corsa sull’Imposta Unica Comunale,Guida Normativa.
[2] Nel caso in cui la detenzione abbia carattere temporaneo, intendendosi per tale una durata non superiore a sei mesi nel corso dello stesso anno solare, la Tari è dovuta soltanto dal possessore dei locali e delle aree a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o superficie.
[3] “per fabbricato si intende l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel Catasto edilizio urbano, considerandosi parte integrante del fabbricato l’area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza”; art. 2 D.Lgs. 504/1992,
[4] Legge di Stabilità 2014 – 13. IUC, Ifocus fiscali ; Mazzola L., L’approfondimento della settimana, in Guida Normativa n. 17 del 28/01/2014
[5] Art. 14, Direttiva 2008/98/Ce
[6] “Il comune articola la tariffa in base alla tipologia di attività economica (negozi in genere, botteghe artigiane, supermercati”: De Benedetto G.,, Sulla casa stangata in quattro mosse, il Sole 24Ore del 24/12/2013
[7] Legge di Stabilità 2014, Articolo 1/222, co. 652; “Si tratta degli stessi criteri previsti dall’art. 5, D.L. 102/2013, solo che in questo caso il Legislatore ha opportunamente chiarito che sono “alternativi” al D.P.R. 158/1999”: De Benedetto G., IUC – Nuova Imposta Unica Comunale – componenti Imu, Tari e Tasi – novità della L. 147/2013;
[8] Circolare del Ministero dell’Ambiente n. 1/2014; G. Trovati, Tari flessibile per le imprese, in Il Sole 24Ore 15/02/2014; Cerato, S., Bana M , Legge di Stabilità 2014 – 13. IUC, I focus fiscali
[9] Cerato, S., Bana M., Legge di Stabilità 2014 – 13. IUC, I focus fiscali
[10] De Benedetto G., IUC – Nuova Imposta Unica Comunale – componenti Imu, Tari e Tasi – novità della L. 147/2013;
[11] Imu-IUC, Fabbricati iscritti in catasto-Sistema Frizzera
[12] D.M.   del 19/02/2014 pubblicato nella G.U. n. 45 del 24/02/2014
[13] G. Trovati, Tari flessibile per le imprese, in Il Sole 24Ore 15/02/2014 
[14] “Si decade dall’agevolazione “prima casa” se l’abitazione acquistata con il beneficio fiscale venga trasferita, prima del decorso di un quinquennio dall’acquisto, in dipendenza di un procedimento di separazione coniugale, senza acquistarne un’latra entro l’anno successivo” Cass. 2263 del 3/02/2014; Busani A., La separazione taglia il bonus prima casa, Il Sole24Ore, 24/02/2014
[15] Art. 13 del D.L. 201/2011, Legge di Stabilità 2014, Articolo 1/222, co. 707; Imu-IUC, Fabbricati iscritti in catasto-Sistema Frizzera
[16] Legge di Stabilità 2014, Articolo 1/222, co. 715 e 716;
[17] Legge di Stabilità 2014, Articolo 1/222, co. 717;
[18] Legge di Stabilità 2014, Articolo 1/222, co. 721
[19] il coltivatore diretto, ai sensi dell’art. 2083, c.c, è un “piccolo imprenditore” e viene individuato, in base all’art. 1647, c.c., come il soggetto che coltiva il fondo “col lavoro prevalentemente proprio o di persone della sua famiglia”.
[20] l’imprenditore agricolo professionale iscritto nella previdenza agricola è colui che direttamente o come socio svolge le attività agricole ex art. 2135, C.c. dedicando a tale attività almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e ottenendo da tale attività ricavi per almeno il 50% del reddito globale da lavoro (art. 1, D.Lgs. n. 99/2004).
[21] Immobili, le novità per il 2014, in Guide pratiche del 14/01/2014
[22] D.M.   del 19/02/2014 pubblicato nella G.U. n. 45 del 24/02/2014