News

4
Mar 10

La nuova disciplina Iva per i servizi intracomunitari

dr Andrea D’Este*

Dal primo gennaio 2010 sono entrate in vigore le nuove regole concernenti la territorialità Iva delle prestazioni di servizi c.d. generici, ovvero quelli non previsti da altre disposizioni specifiche e derogatorie contenute nel DPR 633/1972 o nel DL 331/1992.
La versione precedente dell’articolo 7 del DPR 633/1972 prevedeva, al terzo comma, che “Le prestazioni di servizi si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando sono rese da soggetti che hanno il domicilio nel territorio stesso o da soggetti ivi residenti che non abbiano stabilito il domicilio all’estero, nonché quando sono rese da stabili organizzazioni in Italia di soggetti domiciliati e residenti all’estero”.
L’imposta veniva dunque applicata nel Paese ove il prestatore aveva il domicilio o la residenza, senza nessuna distinzione in base alla natura e al domicilio del committente. E, quindi, se il prestatore aveva domicilio in Italia, le operazioni erano imponibili nel nostro Stato.
Dal primo gennaio questa regola viene capovolta infatti la territorialità dell’imposta segue ora la regola della committenza, sia per i committenti comunitari sia per quelli stabiliti fuori dalla Comunità. Ciò significa che le prestazioni di servizi sono territorialmente rilevanti, e quindi imponibili, nello Stato dove il committente è stabilito a nulla rilevando lo Stato ove il prestatore è stabilito. Con il termine “stabilito” si fa riferimento al domicilio o alla residenza per i soggetti persone fisiche e per i soggetti diversi dalle persone fisiche (società, enti, organismi pubblici e privati e così via) si considera domicilio il luogo in cui si trova la sede legale e residenza quello in cui si trova la sede effettiva.
Nel caso di servizi resi da un prestatore italiano verso un committente comunitario, stabilito in altro Stato membro, il prestatore italiano emetterà fattura senza l’addebito dell’Iva indicando l’articolo 7-ter come causa di esclusione; a sua volta il committente comunitario estero provvederà ad assolvere gli obblighi imposti dalla normativa Iva attraverso il meccanismo del reverse charge. Secondo tale procedura l’autofattura emessa dovrà essere registrata sia nel registro delle fatture d’acquisto sia in quello delle fatture emesse, sterilizzando di fatto l’imposta.
Nel caso di committente extra-comunitario, il prestatore dovrà comunque emettere la fattura di vendita per le prestazioni rese, non assoggettandole ad imposta.
Il nuovo articolo 7-ter del DPR 633/1972, il quale disciplina la territorialità delle prestazioni di servizi, prevede che le prestazioni di servizi si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando:
– sono rese a soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato;
– sono rese a committenti non soggetti passivi da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato.

In Italia rilevano le prestazione rese a committenti stabiliti in Italia oppure rese a committenti diversi da quelli passivi. Lo stesso articolo 7-ter al secondo comma qualifica come soggetti passivi, ai soli fini delle prestazioni servizi:
1 – i soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professione; le persone fisiche si considerano soggetti passivi limitatamente alle prestazioni ricevute quando agiscono nell’esercizio di tali attività;
2 – gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni che svolgono attività commerciale, anche quando agiscono al di fuori delle attività commerciale o agricole;
3 – gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni, non soggetti passivi, identificati ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
Attraverso l’elencazione dei soggetti passivi ai fini delle prestazioni di servizi, la norma allarga il novero dei soggetti interessati rispetto a quelli contenuti negli articoli 4 e 5 del DPR 633/1972.
In particolare sono considerati soggetti passivi anche gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni che svolgono attività commerciale a nulla rilevando se il servizio è utilizzato esclusivamente nell’attività istituzionale. Inoltre per tali soggetti, svolgenti esclusivamente attività istituzionale, è riconosciuta la soggettività passiva qualora si siano identificati ai fini Iva cioè dispongano di un numero di partita Iva. Le persone fisiche sono considerate soggetti passivi solamente per quanto riguarda i servizi ricevuti nell’ambito dell’attività d’impresa o dell’arte/professione svolta.

TERRITORIALITA’ dei SERVIZI COMUNITARI

Fino al
31.12.2009
Dall’01.01.2010 Dall’01.01.2010
Servizi resi a soggetti passivi e non
Servizi resi a soggetti passivi Servizi resi non a soggetti passivi
Luogo ove è
stabilito il
prestatore
Luogo ove è
stabilito il
committente
Luogo ove è stabilito il
prestatore

Condizione necessaria affinché le prestazioni di servizi siano considerate non rilevanti nello Stato del prestatore è che il committente sia un soggetto passivo come appena descritto e che sia stabilito il una Paese diverso da quello del prestatore. La verifica di questi due requisiti fondamentali deve essere operata dal soggetto che presta il servizio e varia a seconda se il committente sia comunitario o extra-comunitario:
1 – committente comunitario: questo deve comunicare obbligatoriamente al prestatore italiano il numero di identificazione fiscale nel Paese ove è stabilito oppure allegare un certificato dell’Autorità estera che certifichi l’identificazione fiscale nello Stato del committente. Nel primo caso, avendo a disposizione solamente il codice di identificazione del committente comunitario, il prestatore italiano dovrà verificare la correttezza di tale codice e potrà farlo attraverso il sistema Vies che permette indicando il codice fornito di verificare se questo corrisponde ad un soggetto attivo e lo stato ove si è identificato. Il link per tale verifica è: http://www1.agenziaentrate.it/servizi/vies/vies.htm, scegliendo lo Stato ove il committente è stabilito;
2 – committente extra-comunitario: il questo caso non è possibile la verifica del numero di identificazione come per i committenti comunitari. Per superare tale difficoltà non rimane che affidarsi ad un certificato emesso dall’Autorità fiscale estera attestante che il committente è stabilito nello Stato estero nonché la sua effettiva attività esercitata, così da poterlo inquadrare tra i soggetti passivi. Altri indizi dell’esercizio di una effettiva attività economica sono: la presenza di un sito internet del committente, la richiesta o la conferma d’ordine del committente contenente l’indirizzo dell’attività e il numero di registrazione.

Altra modifica di rilievo è contenuta nell’articolo 6, ultimo comma, del DPR 633/1972. Si prevede che “In ogni caso le prestazioni di servizi di cui all’articolo 7-ter, rese da u
n soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro d
ella Comunità nei confronti di un soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato, effettuate in modo continuativo nell’arco di un periodo superiore ad un anno e che non comportano versamenti di acconti o pagamenti anche parziali nel medesimo periodo, si considerano effettuate al termine di ciascun anno solare fino alla conclusione delle prestazioni medesime”.
Con tale disposizione si rende necessario procedere a fine esercizio alla fatturazione delle prestazioni di carattere continuativo per un periodo superiore ad un anno, qualora rese a soggetti passivi comunitari e quando non vi è stato il pagamento, anche parziale, o di acconti.

* Praticante dottore commercialista in Venezia


12
Feb 10

La vexata quaestio della tassazione degli immobili vincolati (dr Giancarlo Tomasin)

(Considerazioni sulla sentenza Cass. n. 26343 del 14/12/2009)

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha riaperto la questione della tassazione degli immobili vincolati, che sembrava, dopo un quasi ventennale dibattito, definitivamente conclusa.
La sentenza della Corte di Cassazione, Sezione tributaria n. 26343 del 16 dicembre 2009 ha affermato il seguente principio di diritto: “I canoni prodotti dalla locazione di immobili riconosciuti di interesse storico e artistico, ai sensi della legge n. 1089 del 1939, art 3 e successive modificazioni, che siano oggetto dell’impresa, ne rappresentano i ricavi che concorrono alla determinazione del reddito d’impresa secondo le norme che la disciplinano, senza che sia applicabile la regola di cui alla legge n. 413 del 1991, art 11 comma 2”. Conseguentemente è stato ritenuto che una società in accomandita semplice – e, per essa, in base al principio di trasparenza di cui all’art 5 del Testo Unico sulle imposte dirette, i soci – che abbia locato immobili di interesse storico e artistico (“vincolati”) debba essere tassata in modo ordinario e cioè sulla base dei canoni (ricavi) dedotte le spese ed oneri relativi.
La Suprema Corte è pervenuta a tale conclusione considerando che “la regola fissata dalla legge n. 413 del 1991, art 11, comma 2 si applica per la determinazione dei redditi fondiari”; tenuto quindi conto che la vigente normativa non prevede la tassazione su base fondiaria dei redditi degli immobili dati in locazione da imprese (e le società commerciali, sia personali che personalizzate, si configurano sempre come imprese) esclude l’applicabilità nel caso in esame della norma agevolativa.
La conclusione della Corte di diritto sarebbe ineccepibile se la legge 413 facesse riferimento ai (soli) redditi fondiari: in questo caso e considerato che i redditi (canoni) delle società immobiliari non si configurano come redditi fondiari (o – quanto meno – non sono tassati come tali), non potrebbe non convenirsi con le conclusioni della Cassazione.
Ma una siffatta limitazione non è riscontrabile nella legge in esame, la quale, al contrario, statuisce che “in ogni caso, il reddito degli immobili riconosciuti di interesse storico e artistico ai sensi dell’art 3 della legge 1 gennaio 1939 n. 1089 e successive modificazioni e integrazioni (ora art 13 e segg del d.lgs 42 del 2004) è determinato mediante l’applicazione della minore tra le tariffe d’estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato”.
L’indicazione de “il reddito dei fabbricati” (senza limitazione di sorta) e la locuzione “in ogni caso” portano a concludere che la mens legis era – ed è – ben diversa da quella ipotizzata dalla sentenza in esame.
Va in proposto ricordato che precedenti sentenze della stessa Suprema Corte e della Corte Costituzionale hanno riconosciuto la specificità degli immobili vincolati (a prescindere dalla natura dei proprietari e dall’utilizzo economico degli stessi) talchè non solo la normativa di cui alla legge 413 non si configura come illegittima sotto l’aspetto costituzionale (per violazione dell’art 3 Cost), ma – al contrario – sarebbe viziato da incostituzionalità un regime che sottoponesse allo stesso trattamento tributario gli immobili vincolati e quelli che tali non sono.
Va aggiunto che la sentenza qui esaminata identifica la ratio della norma di cui alla legge 413 nel fatto che gli immobili vincolati richiedono “costi di manutenzione superiori a quelli normalmente richiesti per le altre tipologie di immobili” (con la conseguenza che il riconoscimento della detraibilità di tali costi, garantita dal sistema di determinazione del reddito di impresa, sanerebbe la differenza).
Nemmeno questa impostazione è condivisibile: il regime cui sono sottoposti i beni vincolati è complesso; anche limitandoci ai costi di manutenzione, un conto è che essi siano volontari e discrezionali (come nel caso di beni non vincolati) ed altro che siano imposti dalla legge. Va aggiunto che mentre i costi di manutenzione (ordinaria e straordinaria) come quelli per un riuso funzionale degli immobili “normali” sono finalizzati all’utilizzo economicamente più vantaggioso dei beni stesi, nel caso di immobili vincolati si deve tener conto di finalità culturali, spesso incompatibili con le finalità economiche volte alla massimizzazione del profitto.
Vanno poi aggiunti vincoli ed obblighi di varia natura talchè, nel caso di beni storici ed artistici (immobili, nel nostro caso, ma anche mobili), si configura una sorta di “proprietà attenuata”.
D’altro canto se il legislatore si fosse proposto soltanto di tener conto dei maggiori costi di manutenzione che la conservazione di beni vincolati comporta, avrebbe aumentato la percentuale di cui all’art 37 TUIR, così come ha fatto per i fabbricati di Venezia, Giudecca, Murano e Burano. Se ha scelto invece una formula del tutto diversa, ciò significa che diverse erano le sue intenzioni e le sue finalità.

* * *

La norma di cui alla legge 413 non può che essere interpretata nel senso “fatto palese nel significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore” (art 12 preleggi).
Il legislatore ha parlato di “reddito degli immobili” (e non di reddito fondiario), a prescindere dal fatto che questo sia determinato in forma forfetaria, secondo il rendimento ed i costi “normali” (reddito fondiario) o in forma analitica (contrapposizione di ricavi e costi, come nel caso di imprese) e non è consentito all’interprete effettuare distinzioni e discriminazioni che il legislatore non ha previsto.
La mens legis è poi confermata dalla locuzione “in ogni caso” che rappresenta la formula più ampia ed onnicomprensiva del repertorio legislativo.
Non dobbiamo poi dimenticare l’insegnamento della Corte Costituzionale, secondo la quale (sent. 346/2003) ”nessun dubbio può sussistere sulla legittimità della concessione di un beneficio fiscale relativo agli immobili di interesse storico e artistico, apparendo tale scelta tutt’altro che arbitraria e irragionevole, in considerazione del complesso di vincoli ed obblighi gravanti per legge sulla proprietà di siffatti beni quale riflesso della tutela costituzionale loro garantita dall’art 9, secondo comma, della Costituzione”.
Ne consegue che, ove risultasse confermato il principio enunciato dalla recente sentenza della Corte di Cassazione, si configurerebbe una violazione alle disposizioni della Carta costituzionale (articoli 3 e 53), dal momento che verrebbero assoggettati allo stesso regime tributario immobili (posseduti da società) vincolati e non vincolati e ciò nonostante la sostanziale eterogeneità delle due categorie di beni espressamente riconosciuta dalla Consulta.
In conclusione il principio enunciato nella recente sentenza della Cassazione non può essere accolto; l’agevolazione prevista dalla legge 413/91 va applicata al reddito di tutti i fabbricati vincolati, a prescindere dal soggetto proprietario e dal fatto che il relativo reddito sia da considerare personale ovvero di impresa.

dr Giancarlo Tomasin
Dottore Commercialista in Venezia


10
Feb 10

Opzione Irap 2010 per i soggetti Irpef in contabilità ordinaria

(scadenza 2 marzo 2010)

Come noto la Legge Finanziaria 2008 ha modificato la base di calcolo dell’IRAP differenziandola tra soggetti Ires e soggetti Irpef.
La stessa legge ha però previsto a favore dei soggetti Irpef (società di persone ed imprese individuali) in regime di contabilità ordinaria la facoltà di determinare la base imponibile Irap secondo le regole delle società di capitali.
Le diverse modalità di determinazione della base imponibile possono rendere vantaggiosa l’opzione.

L’opzione è irrevocabile per tre periodi d’imposta e va espressa tramite una dichiarazione telematica da presentare entro sessanta giorni dall’inizio del periodo d’imposta.
L’opzione 2010-2012 va esercitata quindi entro il prossimo 28 febbraio.


10
Feb 10

Tassa vidimazione libri sociali

(scadenza 16 marzo 2010)

Il prossimo 16 marzo scade il termine per il pagamento della tassa annuale di concessione governativa per la numerazione e bollatura di libri e registri.
La tassa è dovuta dai soggetti obbligati alla tenuta dei libri sociali di cui all’art. 2421 cod. civ. e quindi da:
– società a responsabilità limitata;
– società per azioni;
– società in accomandita per azioni;
– società consortili a responsabilità limitata;
– enti dotati di capitale o fondo di dotazione aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale.
Si evidenzia che sono tenute al pagamento anche le società in liquidazione, mentre sono escluse dal pagamento le società cooperative, di mutua assicurazione e le società dichiarate fallite.

L’ammontare dell’imposta dovuta è determinato in ragione del capitale sociale (o del fondo di dotazione) al primo gennaio 2010.
In particolare per le società con:
– capitale sociale o fondo di dotazione inferiore ad euro 516.456,90 l’imposta ammonta ad euro 309,87;
– capitale sociale o fondo di dotazione pari o superiore ad euro 516.456,90 l’imposta ammonta ad euro 516,46.

Il versamento deve essere seguito tramite il modello F24 riportando il codice tributo 7085 e l’anno di riferimento 2010.


8
Feb 10

Rivalutazione di quote e terreni: nuova chiamata

dr Federico Vallese

L’art. 2, commi 229 e 230, della Legge Finanziaria per il 2010 (Legge 23 dicembre 2009 n. 191) ha nuovamente riaperto i termini per la rivalutazione di partecipazioni e terreni prevista dagli artt. 5 e 7 della Legge 448/2001, modificando l’art. 2 del D.L. 282/2002.

Partecipazioni

La norma consente di rideterminare il valore delle partecipazioni in società non quotate possedute alla data del primo gennaio 2010, al fine delle future plusvalenze da dichiarare quali redditi diversi.

Nel caso in cui il contribuente si avvalga della rivalutazione la plusvalenza sarà, infatti, determinata sul valore rivalutato e non sul valore di acquisto.

Il valore delle partecipazioni deve essere rideterminato sulla base di un’apposita perizia da redigere e giurare con le responsabilità sancite dall’art. 64 del c.p.c.- entro il 31 ottobre 2010; i soggetti abilitati alla redazione della perizia sono gli iscritti all’albo dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali e iscritti al registro dei revisori contabili.

La rivalutazione è ammessa previo pagamento di un’imposta sostitutiva calcolata sul valore risultate dalla perizia giurata pari:

–         al 4% per le partecipazioni qualificate;

–         al 2% per le partecipazioni non qualificate.

Il versamento dell’imposta sostitutiva può essere rateizzato fino ad un massimo di tre rate annuali di pari importo a decorrere dalla data del 30 ottobre 2010 (con maggiorazione degli interessi sulla seconda e sulla terza rata).

L’articolo 5, comma 5, della Legge 448/2001, dispone che se la relazione giurata di stima è predisposta per conto della stessa società o ente nel quale la partecipazione è posseduta, la relativa spesa è deducibile dal reddito d’impresa in quote costanti nell’esercizio in cui è stata sostenuta e nei quattro successivi; se, invece, la relazione giurata di stima è predisposta per conto di tutti o di alcuni dei possessori dei titoli, quote o diritti, la relativa spesa è portata in aumento del valore di acquisto della partecipazione in proporzione al costo effettivamente sostenuto da ciascuno dei possessori.

Si evidenzia, infine, che l’Agenzia delle Entrate ha chiarito nella circolare 47/E del 2002 che la perizia di stima può essere redatta anche successivamente alla cessione delle quote.

Le persone fisiche che nel corso del 2010 provvedono alla rivalutazione delle partecipazioni devono compilare l’apposito quadro nel Modello Unico (quadro RT, sezione IV)

Terreni

La rivalutazione può essere eseguita anche sui terreni posseduti alla data del primo gennaio 2010, con esclusione di quelli posseduti da imprese commerciali.

Sono interessati i terreni agricoli, lottizzati e suscettibili di utilizzazione edificatoria.

Anche in questo caso il vantaggio fiscale del contribuente è quello di poter calcolare, in caso di cessione, la plusvalenza sulla differenza tra il valore della cessione e quello rivalutato.

I terreni devono essere rivalutati sulla base di una perizia da redigere e giurare -con le responsabilità sancite dall’art. 64 del c.p.c.- entro il 3° ottobre 2010. I soggetti abilitati alla redazione della perizia sono gli iscritti agli albi degli ingegneri, degli architetti, dei geometri, dei dottori agronomi, degli agrotecnici, dei periti agrari e dei periti industriali edili.

La rivalutazione è ammessa previo pagamento di un’imposta sostitutiva pari al 4% sul valore risultante dalla perizia. Il versamento dell’imposta sostitutiva può essere rateizzato fino ad un massimo di tre rate annuali di pari importo a decorrere dalla data del 30 ottobre 2010 (con maggiorazione degli interessi sulla seconda e sulla terza rata).

L’articolo 7, comma 5, della Legge 448/2001, dispone che il costo della perizia è portato in aumento del valore di acquisto del terreno nella misura in cui è stato effettivamente sostenuto ed è rimasto a carico.

Si evidenzia, infine, che ai sensi dell’art. 7, comma 6, della Legge 448/2001, il valore attribuito ai terreni dalla perizia di stima giurata, costituisce valore minimo di riferimento ai fini delle imposte sui redditi, dell’imposta di registro e delle imposte ipotecarie e catastali.

Le persone fisiche che nel corso del 2010 provvedono alla rivalutazione dei terreni devono compilare l’apposito quadro nel Modello Unico (quadro RM, sezione X)

Considerazioni finali

Prima di decidere se aderire all’ennesima possibilità offerta dal legislatore di rivalutare terreni e partecipazioni è naturalmente necessario procedere a dei calcoli di convenienza per verificare se l’Irpef risparmiata a seguito della rivalutazione risulti superiore al costo dell’imposta sostitutiva e della perizia giurata.

* * *

Lo staff di Portale Aziende rimane come sempre a disposizione

per approfondimenti e calcoli di convenienza.


10
Gen 10

Incentivi alla capitalizzazione delle imprese

L’art. 5, comma 3-ter, del DL 78/2008 (c.d. “decreto-anticrisi”) ha introdotto un’agevolazione fiscale per la ricapitalizzazione delle società.


8
Dic 09

Scudo fiscale: da settembre la terza edizione

La Camera ha approvato oggi il decreto legge che, se approvato senza modifiche al Senato, introduce da settembre la terza edizione dello scudo fiscale per l’emersione dei capitali illegittimamente esportati all’estero. I diversi aspetti ancora da chiarire per la sua concreta applicazione riguardano principalmente il livello di prelievo e la portata dei beni immobiliari oggetto di sanatoria. La norma prevede l’istituzione di un’imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dal territorio dello Stato e a condizione che le stesse vengano rimpatriate in Italia da paesi extra Ue, nonché regolarizzate, ovvero rimpatriate, purché in essere in paesi dell’Unione europea.

La Camera ha approvato oggi il decreto legge che, se approvato senza modifiche al Senato, introduce da settembre la terza edizione dello scudo fiscale per l’emersione dei capitali illegittimamente esportati all’estero. I diversi aspetti ancora da chiarire per la sua concreta applicazione riguardano principalmente il livello di prelievo e la portata dei beni immobiliari oggetto di sanatoria. La norma prevede l’istituzione di un’imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dal territorio dello Stato e a condizione che le stesse vengano rimpatriate in Italia da paesi extra Ue, nonché regolarizzate, ovvero rimpatriate, purché in essere in paesi dell’Unione europea.

La Camera ha approvato oggi il decreto legge che, se approvato senza modifiche al Senato, introduce da settembre la terza edizione dello scudo fiscale per l’emersione dei capitali illegittimamente esportati all’estero. I diversi aspetti ancora da chiarire per la sua concreta applicazione riguardano principalmente il livello di prelievo e la portata dei beni immobiliari oggetto di sanatoria. La norma prevede l’istituzione di un’imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dal territorio dello Stato e a condizione che le stesse vengano rimpatriate in Italia da paesi extra Ue, nonché regolarizzate, ovvero rimpatriate, purché in essere in paesi dell’Unione europea.

La Camera ha approvato oggi il decreto legge che, se approvato senza modifiche al Senato, introduce da settembre la terza edizione dello scudo fiscale per l’emersione dei capitali illegittimamente esportati all’estero. I diversi aspetti ancora da chiarire per la sua concreta applicazione riguardano principalmente il livello di prelievo e la portata dei beni immobiliari oggetto di sanatoria. La norma prevede l’istituzione di un’imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dal territorio dello Stato e a condizione che le stesse vengano rimpatriate in Italia da paesi extra Ue, nonché regolarizzate, ovvero rimpatriate, purché in essere in paesi dell’Unione europea.