Nuovi limiti alle compensazioni dei crediti fiscali

dr Andrea D’Este*

 

La legge di stabilità per il 2014 (art. 1, comma 574) introduce una nuova “stretta” sulle compensazioni dei crediti fiscali.

In particolare, dopo i limiti alla compensazione dei crediti Iva, il legislatore riversa nel comparto delle imposte dirette le misure ivi adottate.

Ciò si è reso necessario, secondo quanto riportato nella relazione illustrativa del disegno di legge di Stabilità, in quanto l’analisi dei comportamenti tenuti dai contribuenti ha permesso di evidenziare considerevoli violazioni, spesso riconducibili ai fenomeni dell’abuso e della frode.

La novella normativa dispone che “a decorrere dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2013, i contribuenti che, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, utilizzano in compensazione i crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte di cui all’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito e all’imposta regionale sulle attività produttive, per importi superiori a 15.000 euro annui, hanno l’obbligo di richiedere l’apposizione del visto di conformità di cui all’articolo 35, comma 1, lettera a), del citato decreto legislativo n. 241 del 1997, relativamente alle singole dichiarazioni dalle quali emerge il credito”.

I crediti oggetto di compensazioni sono:

– le imposte dirette (Irpef e Ires);

– addizionali alle imposte dirette;

– ritenute alla fonte (in mancanza di indicazioni ministeriali, sono da intendersi quelle della stessa natura delle imposte in oggetto);

– Irap.

 

Le compensazione rilevanti sono quelle c.d. orizzontali, che hanno ad oggetto imposte diverse, e non quelle verticali o interne, che sono relative al medesimo tributo.

L’introduzione del limite di euro 15.000 alla libera compensazione dei crediti fiscali, relativi alle imposte in oggetto, determina la seguente ripartizione:

–          credito fino a 15.000 euro: liberamente compensabili senza l’apposizione del visto di conformità e senza l’invio preventivo della dichiarazione, salvo la presenza di ruoli per imposte erariali di ammontare superiore ad euro 1.500;

–          credito oltre 15.000 euro: la compensazione è permessa solo se nella relativa dichiarazione viene apposto il visto di conformità. La compensazione è ammessa anche precedentemente all’invio della dichiarazione. Ritengo, però, che la compensazione non possa essere antecedente all’inizio del periodo d’imposta successivo a quello a cui il credito si riferisce.

Anche in questa fattispecie, la compensazione non è ammessa in presenza di ruoli per imposte erariali di importo superiore ad euro 1.500.

 

Il visto di conformità non è necessario qualora il credito emergente dalla dichiarazione sia chiesto a rimborso nella medesima dichiarazione.

La norma, a differenza delle compensazioni Iva, non contiene altre limitazioni. Mi riferisco, in particolare:

–      all’obbligo di effettuare i pagamenti dei modelli F24 di compensazione tramite gli intermediari abilitati. Sarà pertanto possibile effettuare le compensazioni mediante la presentazione del modello F24 cartaceo per i contribuenti diversi dai soggetti passivi Iva e i soggetti passivi Iva in alcune situazioni (si pensi alle imprese in fallimento) oppure mediante l’utilizzo del sistema home banking anche qualora il credito complessivamente compensato sia superiore ad euro 15.000;

–      all’obbligo di effettuare la compensazione solamente dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione. Il contribuente potrà procedere alla compensazione anche prima della presentazione delle dichiarazione dalla quale emerge il credito (ciò è stato confermato dall’Agenzia delle Entrate durante Telefisco 2014). Infatti, diversamente che per l’Iva, la cui dichiarazione può essere inviata già nel mese di febbraio, per le imposte dirette i modelli ministeriali e relativi software di controllo sono normalmente disponibili solamente dal mese di giugno.

 

Nella nuova normativa, non vi è menzione della fascia mediana del credito (tra euro 5.000 e 15.000) che può essere compensato anche senza l’apposizione del visto di conformità, previo però l’invio del modello dichiarativo.

Ci si è chiesti, fin da subito, se il limite di 15.000 euro fosse da riferire al singolo tributo oppure al  credito complessivo risultante dal modello Unico. In questo modello, infatti, possono risultare crediti di natura diversa (ad esempio Irpef e addizionali). L’Agenzia delle Entrate durante l’appuntamento annuale di Telefisco, ha chiarito che il limite di euro 15.000 deve essere riferito alla singola tipologia di credito emergente dalla dichiarazione.

 

 

 

Le nuove limitazioni alle compensazioni decorrono dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013, per cui esse trovano applicazione, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, a partire dalle dichiarazioni dei redditi ed Irap relative all’anno 2013. Per cui dovranno essere considerata le compensazioni operate dal 1° gennaio 2014 per i crediti maturati al 31 dicembre 2013.

Durante Telefisco 2014 è stato anche chiarito che “il credito risultante dalla dichiarazione 2012 (anno 2011) può essere utilizzato in compensazione senza applicazione dei nuovi limiti alla compensazione fino a quando lo stesso non trovi rappresentazione nella dichiarazione annuale 2014 (relativa al 2013), all’interno della quale tale credito viene “rigenerato” sommandosi al credito maturato nel 2013”.

 

Rilascio del visto di conformità

Possono rilasciare il visto di conformità i seguenti soggetti:

–          dottori commercialisti ed esperti contabili;

–          consulenti del lavoro;

–          responsabili dei C.A.F.;

–          iscritti nei ruoli della CCIAA al 30 settembre 1993 con apposita laurea.

 

In alternativa, la Legge di stabilità 2014, limitatamente alle società di capitali e agli enti commerciali e non soggetti all’Ires, prevede che il contribuente possa liberamente effettuare le compensazione di qualsivoglia importo qualora la dichiarazione sia sottoscritta “dai soggetti di cui all’articolo 1, comma 5, del medesimo regolamento (DPR 322/1997, ndr), relativamente ai contribuenti per i quali è esercitato il controllo contabile di cui all’articolo 2409-bis del codice civile, attestante l’esecuzione dei controlli di cui all’articolo 2, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164”.

In altre parole, la sottoscrizione della dichiarazione da cui emerge il credito da parte del o dei soggetti che svolgono la revisione legale, autorizza la compensazione del credito emergente senza limiti di valore, salvo il valore annuo massimo compensabile (euro 700.000 dal 2014).

Sia coloro che rilasciano il visto di conformità sia i revisori legali devono:

–          essere abilitati al rilascio del visto di conformità, previo accreditamento presso l’Agenzia delle Entrate (Direzione regionale competente);

–          aver stipulato una polizza assicurativa a copertura dei rischi dell’attività svolta, con un massimale minimo congruo rispetto al numero dei soggetti per cui si appone il visto e comunque non inferiore ad euro 1.032.913,80 (negli studi associati il massimale è riferito non al singolo professionista abilitato ma allo studio nel suo complesso).

 

In materia di rilascio del visto di conformità Iva, la circolare dell’Agenzia delle Entrate del 23/12/2009 n. 57 ha previsto i controlli minimi che il professionista deve effettuare, distinguendoli sulla base dell’entità del credito compensabile rispetto al volume d’affari.

Per ora nessuna pronuncia di prassi ha approfondito la materia. Il professionista che rilascia il visto di conformità, pur adottando la metodologia a campione, dovrà tarare i controlli in misura proporzionale all’entità del credito e ai fattori di rischio che lo potrebbero caratterizzare (esistenza e reale consistenza). 

 

* Dottore Commercialista in Venezia