Fattura elettronica

dr Andrea D’Este*

 

La fattura in forma elettronica è stata per la prima volta prevista dalla legislazione comunitaria nella Direttiva 2001/115/CE del 20 dicembre 2001, confluita successivamente nella Direttiva 2006/112/CE.

Con tale prima norma la Commissione Europea desiderava semplificare le regole di emissione e di conservazione delle fatture, nonché fornire un elenco armonizzato di indicazioni obbligatorie (e quindi minime) che ogni fattura deve riportare.

Nella Direttiva ampio spazio viene dedicato alla fattura elettronica. In particolare per quanto riguarda la trasmissione e l’archiviazione delle stesse.

La trasmissione delle fatture elettroniche deve garantire due condizioni essenziali:

– l’autenticità dell’origine: certezza per il destinatario circa il soggetto che l’ha emessa;

– l’integrità del contenuto: nulla nel documento deve potersi modificare (assenza di “macroistruzioni” o “codici eseguibili”).

Per garantire queste due condizioni è previsto che le fatture elettroniche siano garantite:

– da una firma elettronica avanzata (o qualificata)

– oppure da sistemi di trasmissione EDI.   

La trasmissione delle fatture in formato elettronico è subordinata all’accordo tra i soggetti coinvolti.

Ai fini di una maggiore semplificazione, anche garantendo parità di trattamento tra fatture cartacee ed elettroniche, la Commissione ha successivamente emanato la Direttiva 2010/45/UE.

La vera novità introdotta è la riformulazione della nozione di fattura elettronica che ora si intende “una fattura contenente le informazioni richieste dalla presente direttiva emessa e ricevuta in formato elettronico”.

La nozione utilizzata in precedenza era incentrata sulla “trasmissione o messa a disposizione per via elettronica” dei dati oggetto di fatturazione; la nuova definizione di fattura elettronica è invece imperniata sul riferimento all’emissione o alla ricezione in formato elettronico della fattura.

Stante l’attuale definizione di fattura elettronica, anche le fatture emesse in formato cartaceo, poi scanerizzate, firmate con firma elettronica avanzata e spedite a mezzo posta elettronica, possono essere considerate fatture elettroniche.

D’ora in poi, quindi, per distinguere le fatture elettroniche da quelle cartacee non è più rilevante il tipo di formato originario, elettronico o cartaceo, della fattura ma è necessario verificare che il formato sia elettronico al momento della messa a disposizione del cessionario/committente.

La stessa Direttiva precisa che la fattura, sia cartacea che elettronica, si considera emessa all’atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del cessionario o committente.

La normativa italiana ha recepito le novità apportate dalla Direttiva 2010/45/UE con la Legge 24 dicembre 20012 n. 228, che ha modificato l’art. 21 e 39 del DPR 633/1972.

Nello specifico la normativa nazionale ha ripreso fedelmente la definizione di fattura elettronica contenuta nella Direttiva, prevedendo al secondo periodo del primo comma dell’art. 21 DPR 633/1972 che “per fattura elettronica si intende la fattura che è stata emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico”. Inoltre, sempre seguendo lo schema normativo della Direttiva “il ricorso alla fattura elettronica è subordinato all’accettazione da parte del destinatario”.

Su tale punto l’Agenzia delle Entrate con la circolare 45/E/2005 ritiene che l’accordo tra le parti, circa l’emissione e il ricevimento di fatture in formato elettronico, possa essere sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato, salvo revoca.

Il terzo comma del citato art. 21 prevede poi che il soggetto che emette la fattura in formato elettronico debba assicurare:

–          l’autenticità dell’origine

–          l’integrità del contenuto

–          la leggibilità del contenuto dal momento della sua emissione fino al termine del periodo di conservazione obbligatorio.

La norma prosegue attribuendo alla firma elettronica qualificata o digitale dell’emittente oppure ai sistemi EDI per la trasmissione dei dati, le caratteristiche richieste per garantire l’autenticità dell’originale e l’integrità del contenuto.

Il codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs 82/2005) definisce firma digitale qualificata “un particolare tipo di firma elettronica avanzata che sia basata su un certificato qualificato e realizzata mediante un dispositivo sicuro per la creazione della firma”. In altre parole è la firma ottenuta attraverso una procedura informatica che garantisce la connessione univoca al firmatario e la sua univoca autenticazione informatica. Si basa su un certificato qualificato che consente di verificare l’identità del titolare.

Altra possibilità che viene riconosciuta per garantire l’autenticità dei dati e l’integrità del contenuto è l’adozione di un sistema EDI (Electronic Data Interchange). In estrema sintesi con tali sistemi è possibile scambiare in modo diretto messaggi commerciali tra sistemi informatici attraverso reti di telecomunicazioni nazionali o internazionali.

Circa la possibilità di delegare direttamente il cliente oppure un terzo ad emettere la fattura, il primo comma dell’art. 21 DPR 633/1972 contiene precise condizioni qualora questi (il cliente o il terzo) sia residente in un Paese “con il quale non esiste alcuno strumento giuridico che disciplini la reciproca assistenza” (in materia di Iva).

In questa ipotesi, la delega all’emissione delle fatture da parte del cliente o del terzo è consentita:

–          previa comunicazione all’Agenzia delle Entrate;

–          se il soggetto passivo delegante ha iniziato l’attività da almeno 5 anni;

–          qualora non siano stati notificati al soggetto passivo delegante nei 5 anni che precedono, atti impositivi o di contestazione di violazioni sostanziali in materia di Iva.

In relazione alle operazioni eseguite con le Amministrazioni Pubbliche, l’art. 1, co. 209 della Legge Finanziaria per il 2008 (L. 24 dicembre 2007, n. 244) a previsto che “al fine di semplificare il procedimento di fatturazione e registrazione delle operazioni imponibili … l’emissione, la trasmissione, la conservazione e l’archiviazione delle fatture emesse nei rapporti con le amministrazioni pubbliche … deve essere effettuata esclusivamente in forma elettronica”. Inoltre “le amministrazioni e gli enti … non possono accettare le fatture emesse o trasmesse in forma cartacea né possono procedere ad alcun pagamento, nemmeno parziale, sino all’invio in forma elettronica”.

Il DM 7 marzo 2008 ha affidato all’Agenzia delle Entrate il ruolo di gestore del Sistema di Interscambio (SdI) ed a SOGEI il ruolo di implementazione del sistema. Le modalità di funzionamento dello SdI sono disponibili per la consultazione sul sito www.fatturapa.gov.it.

La relazione illustrativa al DM dispone un approccio di tipo incrementale al nuovo obbligo, prevedendo l’adozione del sistema dapprima dalle grandi imprese e poi a scendere fino ai piccoli imprenditori. Si legge nella relazione al DM che “questo garantirebbe non solo di consentire un adeguamento tecnologico progressivo agli operatori economici ma anche, e soprattutto, l’adeguamento da parte degli intermediari e delle stesse amministrazioni che sono ad oggi assolutamente impreparate anche solo alla gestione della conservazione sostitutiva”.

Il 6 giugno 2013 è entrato in vigore il DM 03 aprile 2013, n. 55 che ha dato attuazione all’art. 1, co. 209 della L. 244/2007. Sono previsti due termini per l’entrata in vigore delle nuove prescrizioni:

–          dal 6 giugno 2014 la fattura elettronica diventa obbligatoria nei confronti dei Ministeri, delle Agenzie fiscali e degli Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale (cioè entro 12 mesi dall’entrata in vigore del DM in commento);

–          dal 6 giugno 2015 nei confronti di tutte le altre amministrazioni pubbliche.

 Nei confronti delle altre Amministrazioni Pubbliche la fattura elettronica diverrà obbligatoria trascorsi due anni dalla data di entrata in vigore del citato DM.

 

* Dottore Commercialista e Revisione Contabile in Venezia