Aumenta la tassazione delle rendite finanziarie

dr Andrea D’Este*

Il legislatore ha rivisto da breve la tassazione delle rendite finanziarie intervenendo a fondo su quella che comunemente è conosciuta come la fiscalità finanziaria. In particolare il DL 138 del 13 agosto 2011, convertito con modificazioni dalla Legge 14 settembre 2011 n. 148, ha ridisegnato la loro tassazione apportando modifiche di ampio respiro senza, invece, soffermarsi su singoli interventi mirati.
Il comma 6, dell’articolo 2, DL 138/2011 prevede che “le ritenute, le imposte sostitutive sugli interessi, premi e ogni altro provento di cui all’articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e sui redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettere da c-bis a c-quinquies del medesimo decreto, ovunque ricorrano, sono stabilite nella misura del 20 per cento”.
L’aliquota unica implica l’aumento della tassazione per la maggior parte dei redditi di capitale e per tutti i capital gains, che in precedenza erano tassati con aliquota del 12,5%. Beneficiano di una riduzione della tassazione, invece, gli interessi sui depositi e conti correnti, tassati al 27%.
La tassazione con ritenuta d’imposta oppure con imposizione sostitutiva colpisce:
- utili e plusvalenze su partecipazioni;
- utili e plusvalenze su titoli.

Il regime fiscale attuale prevede una duplice forma di tassazione per quanto riguarda gli utili e le plusvalenze realizzate su partecipazioni, detenute al di fuori dell’attività d’impresa, in società di capitali o enti previsti dall’articolo 73 del T.u.i.r.. In particolare:
- tassazione limitata al 49,72% del dividendo o della plusvalenza qualora trattasi di partecipazioni qualificate (a mente dell’articolo 67 del T.u.i.r. “costituisce cessione di partecipazioni qualificate la cessione di azioni, diverse dalle azioni di risparmio, e di ogni altra partecipazione al capitale od al patrimonio delle società di cui all’articolo 5, escluse le associazioni di cui al comma 3, lettera c), e dei soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lettere a), b) e d), nonché la cessione di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni, qualora le partecipazioni, i diritti o titoli ceduti rappresentino, complessivamente, una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiore al 2 o al 20 per cento ovvero una partecipazione al capitale od al patrimonio superiore al 5 o al 25 per cento, secondo che si tratti di titoli negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni”); per gli utili realizzati fino al periodo d’imposta 2007 la base imponibile di tassazione è pari al 40% dell’utile o della plusvalenza;
- tassazione sostitutiva del 12,50% per le partecipazioni non qualificate.

La novità fiscale interessa solamente utili e plusvalenze derivanti da partecipazioni non qualificate in quanto le altre rientrano nel reddito complessivo del soggetto percettore con conseguente obbligo di indicarle nel modello dichiarativo annuale.
La nuova aliquota entrerà in vigore il prossimo 01 gennaio 2012. Nello specifico, però, è necessario distinguere le plusvalenze dai dividendi.
Quanto alle prime, sono attratti dalla nuova aliquota quelle realizzate dopo il 31 dicembre 2011; per “realizzate” si devono intendere quelle derivanti da cessioni di azioni o quote (cfr. articolo 68 del T.u.i.r.).
Per i dividendi il comma 10 dell’articolo 2 DL 138/2011 prevede espressamente che “la misura dell’aliquota di cui al comma 6 si applica a quelli percepiti dal 1° gennaio 2012”; rileva, quindi, il momento di percezione e non di realizzazione in capo alla società partecipata.
Nella tavola che segue si riepilogano le diverse tassazioni che interessano i dividendi:

Relativamente alla tassazione dei titoli diversi dai precedenti, i commi 7 e 8 del DL 138/2011 prevedono espressamente che l’aumento dell’aliquota fiscale non si applichi a:
- obbligazioni e altri titoli di cui all’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 ed equiparati (titoli di stato e assimilati);
- obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell’articolo 168-bis, comma 1, del medesimo decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 (titoli di stato emessi da Stati non inclusi nella Black List); .
- titoli di risparmio per l’economia meridionale di cui all’articolo 8, comma 4 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106 (titoli di risparmio per l’economia meridionale);
- piani di risparmio a lungo termine appositamente istituiti.
- agli interessi di cui al comma 8-bis dell’articolo 26-quater del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, agli utili di cui all’articolo 27, comma 3-ter, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, al risultato netto maturato delle forme di previdenza complementare di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252 (fondi di previdenza complementare e fondi pensione).

Di rilievo, il legislatore ha mantenuto ferma l’aliquota applicabile ai titoli di stato (Bot, Btp, etc) che continuano a scontare l’aliquota del 12,50%.
Dal prossimo 1° gennaio saranno assoggettati all’aliquota del 20%, gli interessi, le rendite, gli utili e i proventi derivanti da (cfr. articolo 44 del T.u.i.r.):
- mutui, depositi e conti correnti;
- obbligazioni e titoli similari;
- rendite e le prestazioni annue perpetue;
- compensi per prestazioni fideiussorie o di altre garanzie;
- i dividendi;
- gli utili derivanti da associazioni in partecipazione;
- i proventi degli organismi d’investimento collettivo del risparmio;
- i proventi da riporti e pronti contro termine su titoli e valute;
- i proventi da mutuo di titoli garantito;
- i redditi derivanti da contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione;
- i redditi delle prestazioni pensionistiche complementari e delle rendite vitalizie aventi funzione previdenziale;
- i redditi imputati ai beneficiari dei trust.

E’ necessario compiere una distinzione circa il momento impositivo di detti redditi. Infatti la novella legislativa distingue tra:
- interessi, premi e ad ogni altro provento di cui all’articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, escluse le obbligazioni (comma 9, articolo 2, DL 138/2011);
- obbligazioni e i titoli similari di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239 e gestioni individuali di portafoglio (comma 11 e 12, articolo 2, DL 138/2011).

Per i primi assume rilevanza la loro esigibilità/percezione con tale intendendosi il momento in cui vengono o possono essere incassati dal percipiente. Per i secondi rileva, invece, la loro maturazione indipendentemente dal momento della loro esigibilità/percezione.
In base a tale disciplina vengono penalizzati gli utili, plusvalenze e altri proventi, maturati su titoli diversi dalle obbligazioni prima del 01 gennaio 2012 ma erogati successivamente. A correzione il legislatore ha introdotto una nuova forma di affrancamento fiscale.
Nello specifico il comma 29, articolo2, DL 138/2011 dispone che “a decorrere dalla data del 1° gennaio 2012, agli effetti della determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di cui all’articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in luogo del costo o valore di acquisto, o del valore determinato ai sensi dell’articolo 14, commi 6 e seguenti, del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, può essere assunto il valore dei titoli, quote, diritti, valute estere, metalli preziosi allo stato grezzo o monetato, strumenti finanziari, rapporti e crediti alla data del 31 dicembre 2011”.
Ciò permette di rivalutare fiscalmente il valore dei titoli fino a concorrenza del loro valore alla data del 31 dicembre 2011 così da ridurre la base imponibile di tassazione. In sintesi i titoli e i rapporti interessati sono:
- azioni e ogni altra partecipazione al capitale o al patrimonio di società di persone e dei soggetti di cui all’articolo 73 del T.u.i.r., nonché di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni;
- titoli non rappresentativi di merci, di certificati di massa, di valute estere, oggetto di cessione a termine o rivenienti da depositi o conti correnti, di metalli preziosi, semprechè siano allo stato grezzo o monetato, e quote di partecipazione ad organismi d’investimento collettivo;
- rapporti da cui deriva il diritto o l’obbligo di cedere od acquistare a termine strumenti finanziari, valute, metalli preziosi o merci ovvero di ricevere o effettuare a termine uno o più pagamenti collegati a tassi di interesse, a quotazioni o valori di strumenti finanziari, di valute estere, di metalli preziosi o di merci e ad ogni altro parametro di natura finanziaria;
- rapporti produttivi di redditi di capitale e mediante cessione a titolo oneroso ovvero rapporti attraverso cui possono essere conseguiti differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento incerto

Sul maggior valore al 31 dicembre 2011 rispetto al prezzo di acquisto viene applicata l’aliquota in vigore fino a tale data (12,50%).
Spiego con un esempio il meccanismo.
Se il valore fiscale del titolo (pari al valore di acquisto del 2011) è pari a 200 mentre il valore di vendita nel 2012 è pari a 300: sul differenziale sarà applicata la nuova aliquota del 20% con pagamento di una imposta pari a 20 (e cioè il 20% della differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita).
Ipotizzando che il titolo alla data del 31 dicembre 2011 sia valutato pari a 250 e si decida di affrancare tale maggior valore (pari a 50) la tassazione all’atto della cessione sarebbe pari a 10 (cioè il 20% della differenza tra 250 e 300) oltre a 6,25 (e cioè il 12,50% del maggiore valore al 31 dicembre 2011 rispetto a quello di acquisto, pari a 50). La tassazione totale sarebbe, quindi di 16,25 contro 20 nel caso di mancato affrancamento.
Il comma 30, articolo 2, DL 138/2011 dispone che l’opzione debba essere esercitata nella dichiarazione dei redditi annuale per l’anno 2011 e si estende a tutti i titoli e strumenti finanziari posseduti, senza possibilità di affrancarne solamente alcuni.
L’imposta sostitutiva così calcolata dovrà essere versata unitamente al saldo dovuto per la relativa dichiarazione dei redditi.
Per concludere il comma 32 DL 138/2011 dispone che le minusvalenze derivanti dall’affrancamento possano essere portate in abbattimento delle relative plusvalenze, realizzate sui medesimi titoli, per una ammontare pari al 62,50% del loro importo.
Un decreto del MEF dovrà dettagliatamente disciplina l’esercizio dell’opzione descritta nonché la compensazione delle plusvalenze con le relative minusvalenze (comma 34, articolo 2, DL 138/2011).


*Dottore Commercialista e Revisore Contabile in Venezia